mag 10 2017

LA CLESSIDRA

Published by at 10:08 under Psicologia,Psicoterapia

Aveva degli splendidi occhi celesti.

Era il figlio del re, nato agli inizi di primavera.

In tutto il regno si parlava della sua bellezza.

I sudditi recarono doni e doni arrivarono da altri reami.

Oggetti d’oro, pietre preziose, stoffe luccicanti.

Ma il regalo più gradito fu un puledro bianco, dalla lunga criniera e dagli occhi celesti, come quelli del bambino.

Il sovrano ringraziò per il dono e pensò consolato che il figlio e il puledro sarebbero cresciuti insieme.

*** *** *** *** ***

Il re e la regina l’avevano aspettato a lungo.

E ormai disperavano che un figlio arrivasse.

Poi, la gioia travolgente di abbracciarlo, di odorarlo sul collo, di ammirarlo muti.

Molte notti non dormirono per stare a guardarlo, stretti l’uno all’altra, temendo che quel dono svanisse.

*** *** *** *** ***

Era il loro bene più pregiato.

E decisero che il figlio andava difeso da tutto: dalla tristezza, dalla povertà, dal dolore.

Gli misero intorno cortigiani giovani e belli, chiusero le porte del palazzo ai poveri e ai derelitti, perché vederli non lo rattristasse.

Quando crebbe, fermarono i messaggeri fuori dalle mura, affinché non sapesse delle guerre e delle morti.

I fatti del reame li trattavano i ministri in accordo col sovrano, ma lontano dagli occhi e dalle orecchie del bambino.

*** *** *** *** ***

Inconsapevole del male, il principe cresceva bello e gentile.

E il suo cavallo con lui.

Era emozionante vederli in corsa a sfidare il vento.

Poi si fermavano esausti, la stessa luce celeste negli occhi.

Ogni giorno percorrevano il vasto parco che circondava il castello.

Alte mura di pietra impedivano lo sguardo sui campi all’intorno.

E molte guardie vigilavano sulle porte sbarrate.

*** *** *** *** ***

Il bambino cresceva, aveva quasi dieci anni.

A corte si preparavano i festeggiamenti, ma una terribile carestia si diffuse nel regno.

E molti sudditi, indeboliti, si ammalarono.

Il re e la regina offrirono alla popolazione cibo, abiti, ricoveri, erbe curative, i migliori medici del regno.

Cercarono quanto possibile di recare aiuto, ma dal chiuso del loro castello.

Il loro figlio non doveva sapere nulla né rattristarsi nel vedere.

*** *** *** *** ***

Ma un pomeriggio il bambino e il cavallo, giunti alla fine del parco, trovarono sguarnita l’ultima porta.

Perso d’amore per una contadinella, il soldato aveva abbandonato il suo posto.

La ragazza lo aspettava impaziente oltre le mura, e quell’amore valeva il rischio, lui si era detto.

Del resto, pensò, il regno viveva ben altri problemi.

*** *** *** *** ***

Incuriosito, il bambino scese da cavallo, spinse esitante i battenti accostati.

E uscì.

Campi estesi, una strada, un villaggio in fondo.

Prese ad andare, accanto a lui il cavallo bianco.

Quello che vide, però, lo riempì di stupore dolente: lungo il cammino mendicanti esausti, bambini piangenti, donne sfatte.

Ai lati della strada, qualche corpo esanime.

Quelle immagini si mischiavano nel suo sguardo allo splendore dei saloni reali, agli abiti sontuosi dei cortigiani, alla loro bellezza intatta.

All’improvviso, scopriva un’umanità lacera e derelitta.

E mentre procedeva, capì di aver perso l’innocenza dei suoi anni.

*** *** *** *** ***

All’inizio del villaggio, una casupola dall’ingresso basso.

Oppresso da quelle visioni, il bambino legò il cavallo al tronco stentato di un albero ed entrò per chiedere un goccio d’acqua.

Aveva la gola riarsa e anche il suo cavallo soffriva la sete.

*** *** *** *** ***

All’interno, una stanza modesta.

Seduto ad un tavolo un vecchio e, accanto a lui, una clessidra.

“Ti aspettavo, principe” disse l’uomo.

Il bambino si fermò, incerto.

“Accostati, sei ancora più bello di quanto immaginassi”.

Quello sgranò gli occhi.

Alla sua domanda muta, il vecchio rispose:

“Io sono il Tempo. E questa è la clessidra della tua vita. Come vedi, la sabbia degli anni non scorre. I tuoi genitori hanno implorato questo dono per te”.

Il bambino, stupito, salutò con rispetto, poi chiese:

“Perché è ferma la sabbia dei miei anni?”

“Tu vivrai in eterno. Questo ha ottenuto il loro amore” rispose il vecchio.

“E cosa accadrà ai miei genitori?” chiese il principe.

“La vita scorrerà per loro. Poi se ne andranno, come è sorte dei mortali”.

*** *** *** *** ***

Il bambino sentì il pianto chiudergli la gola.

“E il mio bellissimo cavallo bianco?”

“Vivrà a lungo, invecchierà e lo vedrai morire”

“ Nessun altro mi accompagnerà in eterno?” chiese il principe, che tentava a fatica di ingoiare le lacrime.

“Nessun altro ha ottenuto questo dono. Ma tu puoi scegliere. Ho concesso anche questo ai tuoi genitori”.

In piedi davanti al vecchio, il bambino sentì il cuore tumultuare: d’improvviso esistevano per lui la sofferenza, la solitudine e la morte, gli affetti che finiscono e gli addii che affannano e straziano.

Si chiuse in se stesso, rifletté a lungo.

Poi tese la mano e non ebbe esitazioni.

Afferrò la clessidra e la girò deciso.

La sabbia si mosse e prese a scorrere lentamente.

Il Tempo non poté nulla.

Gli era concesso donare l’eternità, non cambiare le scelte dei mortali.

E il giovane principe, chinato il capo, sorrise.

Gloria Lai

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