Mag 28 2017

SEPARAZIONE: la confusione fa parte del gioco

Published by at 14:33 under Psicologia,Psicoterapia

“Ho deciso: mi separo. Ma… in concreto… adesso cosa faccio?!”

È difficile rimanere lucidi, obiettivi, equilibrati e strategici, quando dentro di noi ogni cosa sembra andare in frantumi.

Il matrimonio non funziona più e la vita ci spinge a scrivere un capitolo nuovo della nostra esistenza.

Tuttavia, una volta presa la decisione e stabilito il da farsi, ecco che un malessere interno rimescola le carte, rendendoci vulnerabili, spaventati e insicuri.

La mente logica vorrebbe programmare il percorso che dalla convivenza conduce verso una nuova autonomia, ma nel mondo emotivo il caos la fa da padrone, il disorientamento annebbia l’intelligenza e un pericoloso senso d’impotenza paralizza qualsiasi capacità.

In quei momenti carichi d’incertezza è necessario arrendersi e imparare a convivere con l’inquietudine.

La confusione fa parte del gioco e non può essere eliminata.

Bisogna sopportarla.

Almeno per un po’.

Non è possibile abbandonare un progetto in cui abbiamo investito tante risorse, senza sentirci svuotati e privi di qualsiasi capacità: logica, pratica e coerente.

La vita sotto lo stesso tetto è stata un’esperienza che ha coinvolto tante energie.

Soprattutto nei momenti in cui abbiamo cercato di mantenere salda la rotta della convivenza nonostante i maremoti emotivi.

Le ragioni che oggi sostengono la scelta della separazione poggiano su un vissuto di fallimento, e fanno emergere la delusione che accompagna la fine dei progetti costruiti insieme.

Ecco perché, una volta imboccata la strada dell’indipendenza, è inevitabile sentire di aver sbagliato ed essere assaliti dai ripensamenti, dai dubbi e dalla nostalgia.

Il matrimonio presuppone una condivisione totale, sia della quotidianità che del tempo libero, e ritrovarsi di colpo a gestire un’esistenza autonoma in un primo momento può apparire un’impresa insormontabile.

La paura della solitudine dilaga nella psiche, alimentando il rimpianto dei momenti trascorsi insieme, e oscurando le innumerevoli ragioni che hanno condotto alla decisione di concludere il matrimonio.

È un effetto della trasgressione che ancora è necessario affrontare per sciogliere il vincolo coniugale.

Esiste un pregiudizio che stigmatizza quanti decidono di separarsi, quasi che chiudere il contratto matrimoniale fosse segno di una pericolosa incapacità affettiva.

I preconcetti religiosi e gli interessi economici spingono a sostenere che lo stare in coppia indichi sempre una scelta matura e responsabile e che, al contrario, vivere da soli segnali un egoismo congenito, sintomo di una cronica impossibilità a voler bene.

Così, chi sceglie di mettere fine al matrimonio deve fare i conti con la sensazione di essere sbagliato, irresponsabile, prepotente, narcisista, infantile, inaffidabile e… chi più ne ha più ne metta.

Oltrepassare le barriere di questi luoghi comuni è un’impresa piena d’insidie.

Occorre guardare con autenticità dentro se stessi e permettersi la paura insieme al desiderio di ricominciare.

È indispensabile affrontare il proprio cambiamento interiore, accogliendo la molteplicità del mondo emotivo e permettendo alle proprie parti arrabbiate, deluse, avventurose, sognatrici, razionali e vulnerabili, di esprimersi e di trovare il proprio spazio nella consapevolezza.

Gestire quest’apparente incoerenza, non è facile.

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Eppure, solo ascoltando le tante voci che parlano nel nostro inconscio (senza reprimerle e senza giudicarle) diventa possibile cavalcare la trasformazione che dal possesso e dall’egoismo conduce al rispetto, alla libertà e all’amore.

Separasi fa parte di un percorso intimo importante, profondo e ricco di doni.

Chi è capace di sciogliere un legame, attraversando la dipendenza e la libertà, può camminare  tenendo a braccetto la vulnerabilità insieme all’autonomia, e avventurarsi lungo il sentiero che conduce all’Amore.

Quello con la A maiuscola.

Per se stessi, per gli altri e per la vita.

Carla Sale Musio

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