lug 09 2017

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé

Published by at 12:32 under Psicologia,Psicoterapia

Convinti di possedere soltanto una personalità, tendiamo a identificarci con le parti dominanti di noi stessi, senza prestare attenzione all’avvicendarsi sulla scena psichica di tanti altri aspetti che (cercando di far valere nell’ombra il loro diritto all’esistenza) agiscono a nostra insaputa.

L’alternarsi (inconscio e perciò imprevedibile) di parti diverse della psiche, crea un doloroso stato di confusione interiore che, impropriamente, cerchiamo di risolvere ignorando i sé giudicati meno importanti mentre, di momento in momento, ci lasciamo possedere dalla loro energia, senza alcuna possibilità di gestione o di controllo.

In nome della coerenza, evitiamo il contatto con la ricchezza che caratterizza il mondo interiore e, non prendendo in considerazione la molteplicità che ci appartiene, circoscriviamo le possibilità espressive a poche forme, stereotipate e prevedibili.

In questo modo annichiliamo il nostro potere, riducendo la creatività e la pienezza e scivolando inevitabilmente nell’insoddisfazione.

La depressione, gli attacchi di panico e tante altre sofferenze psicologiche, segnalano l’estromissione dalla vita emotiva degli aspetti giudicati sconvenienti o poco opportuni.

Aspetti che, per ricevere la nostra attenzione, sono costretti a indossare i panni delle paure, degli incubi, dell’ansia e della sintomatologia fisica.

Reprimere la ricchezza emotiva, infatti, provoca conseguenze nefaste sulla psiche e si ripercuote negativamente nella quotidianità, dando vita a quel senso d’insoddisfazione esistenziale che colora di grigio le giornate di tante persone.

La creatività è la più potente medicina che esista e il suo potere trasformativo e rigenerante si esprime soprattutto nell’accoglienza della poliedricità di se stessi.

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Ma come gestire quella moltitudine di sé che chiede a gran voce di prendere in mano le redini della vita per condurci nel mondo a modo suo?

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La soluzione è uno spazio interiore ricco di saggezza, creatività, potere e risorse, che è indispensabile conoscere e che chiamiamo:

io cosciente

L’io cosciente (non è un sé e nemmeno una personalità) è un atteggiamento interiore, un luogo della coscienza da cui osservare il movimento dei sé senza identificarsi con nessuno di loro.

Proprio come un direttore d’orchestra conosce i pregi e i difetti di ogni strumento e ne dirige l’alternarsi, ottenendo una meravigliosa armonia, così l’io cosciente conosce le risorse e i punti deboli di ogni sé e dosa la loro partecipazione, ottimizzando creativamente le possibilità espressive di ciascuno.

Entrare nello spazio dell’io cosciente significa porsi al centro dell’orchestra e da quel centro ascoltare il suono di ogni strumento, individuandone le potenzialità e i limiti, e armonizzandolo con tutti gli altri.

Porsi in quel baricentro di consapevolezza ci aiuta a non scivolare involontariamente dentro l’energia di un sé, permettendoci di comprendere il punto di vista da cui osserva la vita.

Questo non vuol dire lasciar agire impunemente le parti di noi che non ci piacciono.

Al contrario, significa concedere anche agli aspetti meno edificanti un momento di attenzione e di ascolto, creando una sorta di riserva protetta dove poterne scoprire e valorizzare le specificità, senza lasciarsi trascinare dalla loro energia e senza escluderli dalla coscienza.

Non possiamo vivere costantemente nella centralità imparziale dell’io cosciente, perché la forza emotiva di ogni sé e l’immediatezza degli avvenimenti ci trascinano inevitabilmente in una danza senza fine.

Tuttavia, spostarsi ogni tanto in un punto di osservazione neutrale e partecipe, consente di dosare le energie della psiche in maniera funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Più grande sarà lo spazio che dedichiamo a questa consapevolezza, maggiore sarà la possibilità di osservare e riconoscere i vari sé e più ampie diventeranno le nostre possibilità espressive.

Nel mondo della dualità, ogni cosa possiede un aspetto contrario che, proprio grazie al contrasto che si crea, ci permette di riconoscerne la fisionomia.

Nella cultura della sopraffazione, però, tendiamo ad assumere delle posizioni rigide, dividendo gli eventi in categorie antitetiche: buono e cattivo, bello e brutto, giusto e sbagliato, simpatico e antipatico… e così via.

Quando osserviamo le cose dallo spazio dell’io cosciente, permettiamo a ogni parte di noi stessi di mostrarci la propria visione della realtà e ci apriamo a un ascolto imparziale e privo di giudizio.

In questo modo si creano le premesse per una migliore gestione della ricchezza interiore e si aprono le porte a una cultura capace di accogliere invece che distruggere.

Proprio come un pizzico di sale rende più gustoso il dolce, spesso un equilibrio sano si raggiunge grazie a una dose omeopatica di comportamenti (impropriamente) giudicati “negativi”.

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STORIE DI SÉ… BENE ORCHESTRATI

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Marina fa la psicoterapeuta e, di solito, è una persona accogliente, dolce, disponibile e attenta alle esigenze degli altri.

Quando, però, va a trovare Caterina, è costretta ad attraversare a piedi un quartiere periferico e mal frequentato e, per evitare seccature, mette da parte il Sé Accomodante e Gentile che la accompagna dappertutto, richiamando l’energia di un sé più aggressivo e capace di difendersi, che nomina scherzosamente: Sé Killer.

Stringendo nel pugno una chiave con la punta rivolta all’esterno, Marina si lascia permeare da quell’energia possente, protettiva e autosufficiente, che le consente di muoversi con disinvoltura e in autonomia, senza mai diventare il bersaglio di provocazioni indesiderate.

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Angela è una nonna premurosa e attenta, sempre pronta a correre incontro ai bisogni dei suoi nipotini, ma anche dei figli di amici e conoscenti, che affollano la sua casa a tutte le ore.

Ultimamente però il “lavoro” di baby sitter a tempo pieno, che svolge senza nessuna retribuzione, le ruba anche i ritagli di tempo e la donna sente di non avere più l’energia di una volta.

Preoccupata per quel calo di rendimento, chiede aiuto al medico di famiglia che, dopo un accurato esame fisico e diversi accertamenti, la informa che il suo organismo è sanissimo e la stanchezza segnala soltanto la necessità di riposo.

Anna si rende conto che qualcosa non va nell’organizzazione delle sue giornate e, grazie all’aiuto di un bravo councellor, scopre quanto il suo Sé Altruista sia sviluppato, mentre il suo Sé Egoista vive, rinchiuso e dimenticato, in una segreta dell’inconscio.

Dallo spazio del suo io cosciente, Anna ascolta le ragioni di quelle due parti di se stessa, proponendosi di dosare meglio la loro presenza nella sua vita.

Nel tempo, imparerà che concedere un po’ di ferie al Sé Altruista e un po’ di lavoro al Sé Egoista può permetterle di ritrovare l’entusiasmo, senza trasformarla in un mostro d’indifferenza, ma anzi, aiutando anche chi le sta intorno a valorizzare e apprezzare la sua abituale disponibilità.

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Alfredo è sempre al verde.

Lavora tanto, senza mai riuscire a mettere nulla da parte.

Inutilmente s’impegna a guadagnare di più facendo ogni genere di straordinari.

Tutto è inutile: arriva comunque alla fine del mese senza un soldo in tasca.

Dopo anni di povertà (inspiegabile, giacché riceve un discreto stipendio) si decide a chiedere aiuto a un terapeuta che, per prima cosa, gli prescrive un Diario delle Uscite e delle Entrate.

Ogni giorno, con assoluta precisione e puntualità, Alfredo dovrà documentare le sue spese e i suoi guadagni.

Dopo qualche mese di lavoro, emerge una stringente verità: l’esubero delle uscite dipende da un’eccessiva generosità, che lo spinge a prestare i soldi agli amici, a pagare per tutti quando si va al bar o al ristorante e a colmare di regali la fidanzata, i genitori, i nipotini e le tante persone cui vuole bene.

Mentre osserva l’orchestra dei sé dallo spazio del suo io cosciente, Alfredo si rende conto di essere cresciuto in un clima eccessivamente parsimonioso e, per compensare i vissuti infantili di povertà, un Sé Generoso non perde occasione di pagare per tutti, mentre un Sé Risparmiatore e Oculato, imbavagliato in un angolo dell’inconscio, si vendica facendolo sentire sempre inadeguato.

Durante il percorso di crescita personale, Alfredo ascolta le ragioni di quelle parti di sé e scopre con sorpresa che, nonostante le diverse vedute, vogliono entrambe la stessa cosa: aiutarlo a essere una persona realizzata, benvoluta e felice.

Col tempo, imparerà a gestire le qualità che ognuna delle due gli porta in dono (rispettivamente: la generosità e la parsimonia) senza lasciarsi possedere dalle loro energie contrastanti, ma valorizzandone i pregi e armonizzandone le modalità.

Concedersi un po’ di oculatezza gli permetterà di mettere da parte qualche soldino e di non sentirsi costantemente povero o spendaccione, mentre limitare un poco la generosità non gli impedirà di essere amato.

Carla Sale Musio

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