Tag Archive 'cambiamento'

Ott 26 2017

“AIUTAMI A CAMBIARE… SENZA CAMBIARE NULLA!”

 “Voglio cambiare!”

“Voglio essere diverso!”

“Voglio trasformare le mie giornate!”

“Voglio un mondo nuovo!”

Tante persone desiderano dare una svolta alla propria vita e impegnarsi in qualcosa di coinvolgente, appassionante e migliore.

Può trattarsi di un’opportunità professionale, di un progetto sentimentale, di un percorso di conoscenza di sé, di un miglioramento nelle abitudini quotidiane, di uno stile di vita più salutare…

Gli obiettivi sono infiniti.

Ma SEMPRE ciò che fa naufragare i buoni propositi è la paura delle innovazioni indispensabili per realizzarli.

Durante le sedute di psicoterapia il miglioramento è la richiesta più gettonata.

Ognuno di noi vorrebbe superare le paure, liberarsi dall’ansia, uscire dalla depressione, risolvere gli attacchi di panico, sentirsi più sicuro, potenziare l’autostima…

Tuttavia, solo pochi sono disposti a modificare le proprie abitudini per avventurarsi lungo strade che ancora non conoscono.

Ogni trasformazione è un tuffo nell’ignoto.

Anche quando abbiamo pianificato le cose con la massima cura.

Nonostante la razionalità ci spinga a prevedere gli inconvenienti, quando ci mettiamo in marcia non possiamo evitare gli imprevisti che costellano le novità.

La psiche è creativa, mutevole e cangiante.

Non si può programmarla come un software.

Per ottenere i risultati desiderati è necessario mettersi in gioco personalmente, affrontando un coinvolgimento fatto di sensazioni, sentimenti e atteggiamenti diversi e spesso inaspettati.

L’imprevedibilità fa paura.

Viviamo immersi nel ritmo rassicurante delle abitudini e ogni deviazione dal conosciuto ci mette in subbuglio, scatenando uno stato di allerta difficile da sopportare.

Per questo, spesso, scegliamo di mantenere vivo uno stile di vita poco gratificante o doloroso pur di non essere costretti a gestire le trasformazioni necessarie al benessere.

In una ricerca del 1997, gli scienziati Williams, Chambless e Ahrens,  del Dipartimento di Psicologia dell’American University di Washington, hanno dimostrato che le persone sono spaventate dall’emergere di emozioni sconosciute e che, nel timore di perdere il controllo e di non saperle gestire, preferiscono evitare le situazioni nuove, anche se positive.

.

“Aiutami a cambiare senza cambiare nulla.”

.

È la richiesta impossibile che tanti uomini e donne rivolgono agli specialisti della psiche, spinti dal desiderio di stare bene e paralizzati dalla paura delle novità.

Vorrebbero vivere una vita appagante, eppure… sembra che il destino si accanisca contro di loro riproponendo le stesse situazioni perdenti e cariche di sofferenza.

C’è un piacere negativo nell’assaporare il gusto amaro della delusione.

E c’è un’assuefazione che incatena le persone all’adrenalina prodotta dall’organismo nei momenti difficili.

Nel nostro stile di vita, teso al raggiungimento di beni materiali, non c’è posto per la felicità.

Impariamo a sopportare la sofferenza, a rimandare i momenti intimi, a fare a meno della vitalità, a rinunciare al benessere… e davanti alla gioia ci sentiamo in difficoltà, imbarazzati e colpevoli quasi che stare bene fosse il segno di una pericolosa diversità.

La nostra psiche non è abituata ad accogliere l’appagamento e la soddisfazione.

Tuttavia, per vivere una vita gratificante è indispensabile tollerare la propria inesperienza emotiva e imparare a gestire il disagio che accompagna sempre le sensazioni sconosciute.

Solo così potremo camminare verso il cambiamento e realizzare i nostri obiettivi.

Vogliamo vivere in un mondo in cui la libertà, l’amore, la condivisione e la comprensione siano valori primari.

Ma, nel momento in cui ci avviciniamo al benessere, la paura dell’ignoto manda in tilt il sistema emotivo, scatenando la tempesta nella psiche e attivando un pericoloso sistema salvavita pronto a ripristinare gli equilibri di sempre pur di non turbare l’omeostasi consolidata.

Anche quando significa continuare a stare male.

È questo il motivo per cui molte vincite milionarie finiscono con l’essere dilapidate rapidamente.

È per questo che perpetuiamo scelte tossiche e nocive, boicottando noi stessi quando la fortuna bussa alla porta.

Non siamo capaci di accettare lo tsunami interiore che accompagna le novità.

Per realizzare i progetti e costruire una vita migliore è indispensabile abituarsi alla felicità, preparando le trasformazioni a piccoli passi e dando tempo al mondo interiore di digerire le emozioni nuove.

Proprio come, dopo un lungo periodo di astinenza dal cibo, lo stomaco riprende le sue funzionalità piano piano e ha bisogno di tempo per adattarsi ai sapori forti e alle pietanze elaborate.

Allo stesso modo, dopo un lungo digiuno dal piacere e dall’appagamento, la psiche ha bisogno di tempo per digerire i vissuti nuovi e gratificanti.

E questi non devono essere troppo forti, altrimenti l’inconscio li rifiuta come alimenti eccessivamente pesanti.

Anche quando il desiderio è così grande che ci sentiamo disposti a sacrificare immediatamente i nostri bisogni di stabilità.

.

“Aiutami a cambiare un passo alla volta.”

.

Dovrebbe essere questa la richiesta rivolta a ci si occupa delle trasformazioni interiori.

E a noi stessi.

Perché un passo dopo l’altro impariamo a camminare e ci abituiamo alle novità.

Una società migliore prende forma nella vita intima di ciascuno, nasce dalla responsabilità delle proprie scelte e dal coraggio di affrontare le trasformazioni necessarie a conquistare il benessere e la prosperità.

Dapprima dentro di sé e poi là fuori.

Nel mondo.

Carla Sale Musio

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Nov 13 2015

SEPARAZIONE: affrontare il cambiamento interiore

La paura della separazione paralizza la crescita interiore impedendo all’amore di svilupparsi nei modi naturali che gli sono propri.

Troppo spesso confondiamo la possessività con l’affettività, senza renderci conto che l’amore, quello vero, non rivendica diritti, interessi o proprietà, ma conduce a sviluppare le potenzialità interiori seguendo un percorso proprio, che è diverso per tutti.

Questo percorso, a volte, comporta la separazione tra i coniugi.

Amare un’altra persona vuol dire accostarsi alla profondità di un altro essere, scoprirne le peculiarità e condividerne le emozioni.

Ma soprattutto, significa mostrare la propria vulnerabilità e sperimentare modi sempre diversi di osservare la vita, arricchiti dal punto di vista dell’altro e dal desiderio di rinnovarsi per nutrire la relazione.

L’intimità permette di fare nuove scoperte su di sé, aiutandoci ad accogliere la fragilità.

Nostra e del partner.

È un percorso di crescita che passa attraverso un susseguirsi di sfide, fino a raggiungere un’accettazione priva di pretese e di giudizi.

Da quest’apertura incondizionata nasce la possibilità di separarsi e di accogliere se stessi e il coniuge nel proprio bisogno di autonomia.

In Italia la chiesa cattolica, proclamando l’indissolubilità del matrimonio, ha demonizzato la separazione, trasformando un momento delicato e importante della crescita emotiva in una scelta condannata da Dio e perciò destinata a generare dolore e fallimento.

Ma la visione religiosa è molto distante dalla realtà psicologica.

La capacità di separarsi, infatti, è una conquista dell’autonomia, un momento dell’evoluzione affettiva che rende possibile l’Amore con la A maiuscola, libero dai vincoli del possesso e dell’orgoglio e capace di rispetto e comprensione anche nelle divergenze.

La separazione è una tappa fondamentale nella scuola del voler bene perché segnala una reciprocità matura, un dare che non pretende e non possiede ma accoglie e comprende, senza riserve.

Da questa pienezza emotiva nascono quelle che oggi sono chiamate “famiglie allargate”, gruppi di persone unite dal rispetto gli uni per gli altri e capaci di condividere l’amore per i figli e per se stessi, senza possesso e senza pretendere un’uniformità di obiettivi e d’interessi.

Uniformità imposta dal pensiero cattolico a discapito della realizzazione personale e dell’evoluzione affettiva e, psicologicamente, impossibile da raggiungere.

Separarsi e affrontare il cambiamento interiore significa lasciare che l’amore coniugale evolva nella libertà, senza perdere di vista l’impegno preso con i figli e senza abiurare l’amore che unisce nel compito di genitori.

Questa nuova indipendenza è possibile soltanto quando ognuno prende su di sé la responsabilità della propria vita e della propria evoluzione, e smette di delegare al partner le colpe o il fallimento della relazione.

In questa chiave, infatti, non ci sono colpe e nemmeno fallimenti, ma una crescita affettiva che passa attraverso l’emancipazione reciproca.

Ciò che importa non è la continuità della convivenza ma l’evolversi di una relazione che nasce con l’innamoramento e prosegue senza interruzioni verso tappe diverse del volersi bene.

Anche quando la passione si trasforma in una comprensione fatta dell’accettazione delle reciproche divergenze.

L’equilibrio poggia sull’ascolto del proprio mondo emotivo e permette di coltivare nuovi interessi ed entusiasmi.

Consentendo a se stessi di perseguire obiettivi in linea col mondo interno ci si apre al cambiamento, lasciando che la crescita emotiva, un passo dopo l’altro, al raggiungimento di una sempre più profonda capacità di voler bene (sia a noi stessi che alle persone con cui abbiamo percorso un tratto di vita).

Nell’amore i momenti di condivisione si alternano ai momenti di solitudine e insieme danno forma a un sentire sempre più profondo, fino a permettere un’accettazione incondizionata di se stessi, della vita e di chi abbiamo a fianco.

Carla Sale Musio

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VORREI SEPARARMI MA…

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Apr 08 2015

INCONSCIO E REALTÁ: come creare un mondo migliore

Crediamo che le cose che ci capitano quotidianamente siano la conseguenza di un mondo che agisce e si muove a prescindere dalla nostra volontà, ma… non è vero!

Questa convinzione è stata messa in discussione da un gran numero di ricerche scientifiche che ne hanno evidenziata l’ingenuità.

La fisica e la psicologia, infatti, hanno dimostrato che esiste una reciprocità che lega chi osserva a ciò che viene osservato, in un’interazione che da forma alla realtà.

La relazione che intratteniamo con la vita definisce la nostra quotidianità dando forma agli eventi che costellano le nostre giornate.

La maggior parte delle persone, però, preferisce incolpare la sfiga, gli astri o il destino, delegando a una causa esterna il peso delle proprie disgrazie.

In questo modo, ci priviamo del potere creativo con cui modelliamo l’esistenza, confinandoci dentro una prigione di vittimismo e d’impotenza.

La fisica quantistica ha evidenziato come l’esistenza prenda consistenza da uno sciame d’infinite possibilità, coagulando nella materia ciò che è in sintonia con i contenuti del nostro mondo interiore.

L’inconscio, infatti, conserva la memoria di tutti gli avvenimenti accaduti, filtrando nella consapevolezza solo una piccolissima parte di pensieri, emozioni e convinzioni.

La maggior parte di ciò che abbiamo vissuto esiste in una dimensione della coscienza di cui non siamo a conoscenza, e da lì condiziona gli avvenimenti grazie a una legge di risonanza.

Il principio secondo cui il simile attira il simile sintetizza un presupposto basilare sia della fisica moderna sia della psicologia, spiegando come i vissuti di chi sperimenta la realtà esercitino un’influenza sulle circostanze che si verificano, aumentandone la probabilità.

Ciò che anima il nostro mondo interiore interagisce con gli eventi considerati esteriori molto più di quanto siamo portati a credere.

Il potere creativo è una forza di cui ancora non conosciamo il funzionamento e che finiamo per utilizzare in maniera involontaria e maldestra.

I pensieri, le emozioni e le convinzioni di cui siamo consapevoli, sono soltanto una piccola parte del magnetismo interiore che da cui prende forma l’apparente casualità della vita.

La matrice che preforma gli eventi, infatti, affonda le sue radici nei contenuti archiviati nell’inconscio.

Per questo è importante conoscere intimamente noi stessi, affrontando anche gli aspetti che non ci piacciono e che non ci rendono onore.

Portando alla luce le verità nascoste nelle profondità dell’inconscio, impariamo a comprendere le forze interiori che plasmano il mondo che ci circonda, e a gestire la complessità della creatività e della vita.

Occorre stare sempre attenti ai pensieri che affollano la mente, selezionando quelli che riteniamo costruttivi e trasformando quelli negativi.

Indulgere in pensieri carichi di risentimento, di vittimismo e di amarezza, preforma un mondo di soprusi e di ingiustizie.

Mentre uno stato d’animo amorevole attira negli eventi l’armonia e la reciprocità.

Ci affezioniamo alle nostre emozioni negative (odio, rancore, autocommiserazione…) e le coltiviamo come ortiche, permettendo che infestino la mente senza lasciare spazio alle emozioni positive (amore, tenerezza, dolcezza…).

Liberare la coscienza dai contenuti sgradevoli non è facile e presuppone un profondo lavoro su di sé, ma è l’unico strumento capace di cambiare veramente la realtà.

Non serve fare la rivoluzione se prima non si attua una trasformazione all’interno di se stessi.

Non serve combattere le ingiustizie nel mondo quando non si riesce ad arginare le ingiustizie agite nel mondo interiore.

Non serve parlare di democrazia se nell’inconscio è in atto una dittatura.

Per estinguere davvero la violenza che ci circonda, è indispensabile prendere su di sé la responsabilità anche di ciò che, a prima vista, può sembrare lontano e indipendente dalla volontà, e assumersi l’onere di ritrovarne le radici archiviate nell’inconscio.

Infatti, solo dopo aver eliminato i semi interiori della crudeltà, diventa possibile costruire una cultura fondata sull’amore e sulla fratellanza, e realizzare una società che non discrimina perché capace di accogliere la diversità dentro di sé, che non prevarica perché ha imparato a comprendere la propria fragilità, e che non emargina perché ha acquisito la consapevolezza che tutto, ma proprio tutto, ha origine dentro di noi.

Carla Sale Musio

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CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Nov 08 2014

INFORMAZIONI CONTRADDITTORIE

Internet ha rivoluzionato il mondo dell’informazione e oggi chiunque, con un semplice clic, può accedere a notizie di ogni genere: scientifiche o divulgative, per addetti ai lavori o smaccatamente pubblicitarie e ingannevoli, rigorose o burlesche.

Ce n’è per tutti i gusti!

Basta seguire il filo della curiosità, navigando da una pagina all’altra, per perdersi in un mare di conoscenze spesso contraddittorie.

La cultura sta cambiando e sul web possiamo trovare tutto e il contrario di tutto.

Le informazioni sono numerosissime, documentate e argomentate in maniera ineccepibile.

Così convincenti che, cercando di approfondire gli argomenti, si finisce per sentirsi impotenti e con una gran confusione in testa, in balia di un mondo privo di punti di riferimento attendibili.

La ragione cerca una risposta su cui fare affidamento, e la logica va in tilt davanti a una poliedrica offerta di saperi in contrasto l’uno con l’altro.

Durante gli anni della scuola abbiamo imparato a costruire una visione della vita stabile e onnicomprensiva, ma anche inamovibile e priva di elasticità, incapace di modificarsi per stare al passo con i tempi e con le nuove ricerche.

La complessità e il cambiamento fanno paura, e l’idea di dover mettere sempre in discussione tutto genera un’inquietudine interna, mandando in crisi il nostro bisogno di costruire abitudini rassicuranti, prevedibili e ripetitive.

Accogliere la molteplicità delle informazioni ci fa sentire incoerenti e creduloni, incapaci di pensare autonomamente e pronti a seguire passivamente l’ultima voce che ha parlato.

Ma, psicologicamente, è vero proprio il contrario!

La maturità permette di gestire una cultura sempre più ricca e variegata, e di accogliere dentro di sé una poliedricità non più dogmaticamente suddivisa in buoni e cattivi, giusto o sbagliato, vero o falso.

Con la crescita s’impara a valutare tante verità simultaneamente, e a costruirsi un’opinione work in progress, valida fino a che non sarà confutata da una nuova scoperta.

Il vero e il falso diventano concetti relativi, provvisori e sempre discutibili.

Ciò che è giusto per qualcuno è sbagliato per qualcun altro.

Si affronta in questo modo una complessità che riabilita la soggettività e restituisce alla mente il suo posto autorevole affianco alla scienza.

Le informazioni contraddittorie segnalano la presenza di un’obiettività fluida e priva di rigidità, capace di comprendere gli opposti anche senza conciliarli.

Ma soprattutto, costringono a prendere una posizione individuale, accollandosi la responsabilità del proprio pensiero e delle proprie scelte.

In questa chiave, ciò che è vero per me è vero perché io voglio crederlo tale!

E non soltanto perché lo ha affermato l’esperto di turno.

La mente ha un potere importante nella formazione della realtà.

E l’inconscio interagisce sempre con il mondo che consideriamo esterno a noi, attirando, come una calamita, gli eventi che avvalorano le nostre convinzioni profonde.

Scegliere di prestare fede a una conoscenza orienta l’inconscio nella direzione della prevedibilità, facendo sì che le conferme non tardino ad arrivare.

Questo non vuol dire che la psiche sia l’unica artefice della verità.

Significa, invece, che, dall’incontro tra ciò che profondamente riteniamo vero con ciò che invece ci sorprende nel mondo, scaturisce una lettura della vita inevitabilmente soggettiva, ma non per questo irreale o fantastica.

La realtà è sempre la conseguenza del mondo interiore, e appare veritiera a uno sguardo che osserva le cose con curiosità e partecipazione, pronto a schierarsi con ciò che di volta in volta cattura una convinzione profonda.

Delegare a un potere esterno, anche se autorevole e illuminato, la gestione delle informazioni, significa abdicare alla propria capacità decisionale, lasciando ad altri lo scettro della propria esistenza.

Assumersi la responsabilità delle proprie scelte e del proprio pensiero, permette una visione del mondo in continua trasformazione ed evoluzione, e porta a costruire una società capace di accogliere la diversità con rispetto e senza discriminazioni.

La poliedricità delle notizie che circolano sul web ci costringe a interrogarci sul bisogno di attribuire a un’autorità, onnipotente e onnisciente, la gestione delle nostre vite, e ci restituisce le redini della verità.

Non più quindi un sapere univoco, ma tanti frammenti di un puzzle, che diventa sempre più pregnante a mano a mano che il disegno della conoscenza si fa congruo e significativo dentro di noi, e che, invece, perde di credibilità e di interesse quando compone gestalt che non riusciamo a interpretare e che non ci appartengono.

La realizzazione di un mondo migliore, libero dal razzismo e dalla prepotenza, passa attraverso l’accettazione del potere decisionale individuale e l’accoglienza di tante differenti verità in se stessi.

Contemporaneamente.

La tolleranza e la cooperazione sono la conseguenza di una molteplicità senza conflitti e senza discriminazioni.

Dapprima dentro di sé.

E poi nella vita.

Là fuori.

Carla Sale Musio

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INFINITE REALTA’

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

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Lug 22 2014

CAMBIARE SE STESSI PER CAMBIARE IL MONDO

 

Non è possibile fare la rivoluzione… se prima non si rivoluziona il proprio modo di essere!

La vita rispecchia il sentire profondo delle persone, modellandosi sulle aspettative e sulle scelte di ognuno.

Si potrebbe obiettare che “la realtà esiste a prescindere dai vissuti interiori e dalle emozioni della gente” ma, a questo proposito, conviene aggiornare le proprie convinzioni, informandosi un po’ di più sulle scoperte della fisica quantistica.

Studiando il comportamento delle particelle, infatti, gli scienziati hanno verificato che il mondo e l’inconscio intessono una stretta relazione tra loro, scambiandosi l’energia creativa e plasmando la realtà fino a forgiare gli eventi che costellano la nostra esistenza.

Quello che pensiamo, proviamo, affermiamo e crediamo, influenza gli avvenimenti molto più di quanto siamo disposti ad ammettere, dando forma al nostro presente e guidandoci nel posto giusto al momento giusto o nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Attiriamo sempre le circostanze in cui ci troviamo a vivere perché, anche senza saperlo, siamo davvero noi gli artefici del nostro destino!

Il mondo esterno riflette la vita interiore in misura molto maggiore di quanto il materialismo ci abbia voluto far credere.

Per questo, nonostante gli sforzi compiuti per modificare le situazioni, spesso finiamo per ritrovarci a vivere dentro scenari uguali!

Nei momenti di difficoltà, davanti alle cose che non ci piacciono, scagioniamo noi stessi sostenendo la criminalità della sfiga, del destino o della natura, per esorcizzare l’inquietante sensazione di pilotare l’esistenza senza aver individuato il pannello dei comandi.

Ma la paura superstiziosa che serpeggia in fondo all’anima, nasconde una verità e ci ricorda che, oltre ad essere gli attori sul palcoscenico della vita, ne orchestriamo anche la regia!

L’inconscio, infatti, orienta le circostanze, richiamando gli avvenimenti che più si accordano con le profondità della nostra anima.

Ecco perché non è possibile modificare la realtà che ci circonda senza aver prima trasformato la verità interiore che la manifesta.

La sostanza di cui è composta l’esistenza è un’energia plastica e duttile, la stessa di cui sono fatti i pensieri e le convinzioni profonde.

Ciò che crediamo intimamente imprime la coscienza, attirando nel nostro campo energetico tutto quello che si trova sulla stessa lunghezza d’onda.

Nascono così le tante sincronicità che punteggiano la vita di ognuno di noi, segnalando in maniera tangibile la concomitanza tra i fatti del mondo e la coscienza.

Impropriamente chiamate coincidenze da chi ancora fatica a staccarsi dalla materialità, evidenziano la simultaneità che lega indissolubilmente gli avvenimenti fisici ai vissuti interiori e ci mostrano con chiarezza la correlazione che esiste tra il mondo dei pensieri e quello delle forme.

Secondo la fisica dei quanti, infatti, il principio di causa ed effetto non è limitato soltanto alle coordinate spazio temporali, ma si estende alla totalità dell’essere, fino ad includere i vissuti profondi  e gli stati d’animo.

Compreso quelli che abbiamo dimenticato in qualche angolo remoto dell’inconscio.

Nell’accadere degli eventi la consapevolezza non è importante, ciò che conta è la corrispondenza tra l’interiorità e il manifestarsi della realtà.

Quanto più un “sentire” appartiene alla verità interiore, tanto più richiamerà a sé le circostanze che lo riflettono, dando forma al mondo in cui viviamo e amplificando così la sua pregnanza nella nostra percezione.

Ma, quando non è compresa, questa sincronicità rafforza la convinzione dell’ineluttabilità del destino e ne mantiene attiva l’esistenza, dando vita a un circolo vizioso che si modifica soltanto nel momento in cui mettiamo mano ai presupposti interiori che lo sostengono.

Per cambiare il mondo, è indispensabile avventurarsi nelle profondità di sé stessi e affrontare i conflitti e le crudeltà che dilaniano la realtà interiore.

I piccoli e grandi soprusi che commettiamo (contro noi stessi o contro gli altri), le leggi interiori che proclamiamo, i desideri che coltiviamo, le credenze, i valori, i pregiudizi… tutto contribuisce a dare vita a un flusso energetico che interseca ininterrottamente la realtà, modellandola sulle sue stesse frequenze.

E’ per questi motivi che, spesso, la sfortuna sembra accanirsi ingiustamente sempre sulle stesse persone!

La frequenza della nostra convinzione attrae come una calamita gli eventi negativi (o positivi) che la confermano.

Alla luce della teoria dei quanti, perciò, la trasformazione interiore è l’unico strumento efficace per trasformare il mondo, l’unica vera rivoluzione possibile!

Modificando le idee che animano il mondo interno, diventa possibile orientare l’inconscio in direzioni nuove, incrementandone l’energia e dando forma a una realtà migliore.

Il simile attira il simile, l’odio fa crescere l’odio, la guerra fomenta la guerra, la violenza genera la violenza… anche quando è agita a fin di bene.

La legge dell’attrazione opera sempre, a dispetto delle nostre migliori intenzioni.

Solo la soluzione interiore dei conflitti permette ai fumi dell’aggressività di evaporare, rovesciando la dittatura nel mondo interno e lasciando scorrere la democrazia negli avvenimenti della nostra vita.

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MIRACOLI? … DISGRAZIE? … O CAMBIAMENTI INTERIORI?

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Sonia desidera una casa tutta sua, ma lo stipendio esiguo non le permette di fare un acquisto adeguato alle sue esigenze.

Perciò si limita a immaginarla e a guardare gli appartamenti in vendita, senza riuscire a trovare uno spazio adatto.

Quando, però, finalmente giunge a un compromesso con se stessa… la vita la sospinge dentro una serie di coincidenze fortunate, portandola a visionare un bilocale che sembra fatto apposta per lei!

Sonia se ne innamora e gioca carte false per comprarlo.

Purtroppo le circostanze si fanno sempre più avverse, la banca non le concede il mutuo e i soldi messi da parte sono troppo pochi.

Sonia cavalca l‘onda della passione.

Sicura della sua intuizione, firma senza pensarci una finanziaria di cui non ha nemmeno letto le condizioni e, qualche mese dopo, raggiante di felicità comincia la sua nuova vita nell’appartamento appena comprato.

Tutto sembra girare per il meglio… ma, purtroppo, prima o poi i nodi vengono al pettine e, quando riceve il primo resoconto della banca, la donna comprende di aver firmato un po’ troppo alla leggera.

Con amarezza scopre che sta pagando un prezzo spropositato, ben diverso da quanto pattuito con l’agente che le ha proposto il prestito.

Sconsolata confida la sua delusione a una zia che, inaspettatamente, le regala il riscatto del mutuo e la possibilità di restituirle con calma il denaro, senza interessi!!!

Sonia grida al miracolo e ringrazia il destino, la fortuna, i santi e la zia!

Ignara dei modi in cui la trasformazione del suo mondo interiore abbia creato le premesse per quel prodigioso cambiamento esteriore, delega ai capricci di Dio la magia che è riuscita a infondere nella sua vita.

*  *  *

Davide fa lo psicoterapeuta e ogni giorno vede tante persone in difficoltà che, con pazienza, aiuta a liberarsi dalle trappole del dolore.

Il lavoro gli piace e lo svolge con impegno e con passione ma, ogni volta che sente il bisogno di staccare un po’ e prende in considerazione l’idea di concedersi qualche giorno di ferie, inspiegabilmente saltano tutti gli appuntamenti.

“E’ una specie di tacita intesa tra me e il lavoro” racconta sorridendo “Ma da quando ho capito il gioco, sto molto attento a quello che penso e cerco di programmare in anticipo le mie vacanze! Non mi piace arrivare in studio e scoprire che tre pazienti su cinque hanno disdetto. Non mi gratifica come professionista e non soddisfa il mio bisogno di riposo!”

*  *  *

Paola è convinta di non potersi fidare degli uomini.

Ha avuto un papà donnaiolo, sempre pronto a tradire la moglie, e per questo da bambina ha visto piangere la mamma tante volte.

Perciò ha giurato a se stessa che da grande non avrebbe permesso a nessuno di farla soffrire in quel modo!

Crescendo ha cercato di mitigare un poco la sua visione sprezzante degli uomini ma, nonostante le buone intenzioni, in un angolo dell’inconscio l’idea della loro inaffidabilità mantiene inalterato il suo potere, condizionando le circostanze della sua vita.

Dopo l’ultimo innamoramento andato a rotoli, però, decide di seguire un percorso di crescita personale e di riprendere in mano i brutti ricordi del passato.

Durante un lavoro psicodrammatico, finalmente la ragazza trova il coraggio di guardare in faccia il suo disprezzo, affrontando le critiche e l’indifferenza con cui ogni volta manda in frantumi le storie d’amore.

Pian piano la fiducia fa capolino tra le maglie dell’armatura che ha scelto di indossare per non doversi ritrovare a piangere come sua madre.

E quando, finalmente, il cambiamento interiore ha sciolto i nodi del suo orgoglio e della paura, il mondo si colora di una nuova energia e la vita modifica le circostanze, conducendola a incontrare un amore finalmente con la A maiuscola. 

Carla Sale Musio

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Giu 16 2014

PAZIENTI O MAESTRI?

Prendere un appuntamento con lo psicologo è sempre un momento temuto e difficile.

L’orgoglio ci spinge a trovare da soli le soluzioni ai problemi che ci tormentano, mentre l’idea di chiedere aiuto a uno sconosciuto (anche se laureato e specializzato) ci fa sentire incapaci e falliti.

Così tendiamo a rimandare il momento fatidico della telefonata e, quando (dopo innumerevoli tentativi di soluzione andati a vuoto) siamo costretti ad arrenderci e a comporre il numero del terapeuta, l’autostima è a brandelli e un senso d’impotenza permea rovinosamente l’identità.

E’ con questo stato d’animo che tante persone approdano per la prima volta nello studio dello psicologo.

Camminando a testa bassa e sentendosi così inadeguate… da essere costrette a delegare a un altro la gestione della propria vita!

Ma la scelta di mettersi in discussione affrontando un percorso di cambiamento, agli occhi di chi passa le giornate a esplorare l’animo umano, appare  completamente diversa.

Ci vogliono forza e determinazione per abbandonare le proprie difese fronteggiando la paura del giudizio e del rifiuto, e rivelando la propria anima senza censure.

Raccontare con onestà la verità su di sé, evitando di nascondere i punti deboli per sembrare migliori, presuppone una grande capacità di mettersi in gioco.

Affrontare le proprie parti immature e il cambiamento necessario a trasformarle, è un’impresa difficile e coraggiosa, che non tutti sono in grado di portare avanti, lungo quel viaggio dentro se stessi chiamato: psicoterapia.

Questo coraggio e questa capacità hanno un valore inestimabile.

Soprattutto agli occhi di uno psicologo.

Chi fa il nostro mestiere, infatti, DEVE periodicamente sostenere l’esperienza personale della psicoterapia, sperimentando sulla propria pelle, seduto dall’altra parte della scrivania, il disagio e l’incertezza nel rivelarsi davanti a un altro essere umano.

Questo continuo confrontarsi e affrontare le proprie parti deboli e ombrose, insegna ai terapeuti a prendere contatto con le profondità del mondo interiore ed è un presupposto indispensabile per lavorare con la psiche.

Propria e degli altri.

Uno psicologo deve apprendere sul campo a non giudicarsi (e, di conseguenza, a non giudicare) e sperimentare personalmente cosa si prova nel mettere a nudo la propria vulnerabilità.

Senza orpelli e senza veli.

Imparando ad accettare e a trasformare le parti immature di sé, si diventa capaci di accogliere la diversità (dapprima in se stessi e poi negli altri) e si sviluppano le risorse necessarie a valorizzare i talenti e la creatività.

Per questo, ogni paziente che varca la soglia dello studio di psicoterapia, è sempre un guerriero, capace di sfidare i nemici interni e di affrontare il caos e la paura che accompagnano il cambiamento.

L’autenticità di chi si immerge con coraggio nella propria ricerca interiore, insegna al terapeuta che assiste e supporta il processo, l’onestà e il valore di essere se stessi.

Ogni individuo è diverso, unico e speciale.

E ogni paziente offre a chi lo segue un’occasione di apprendere e di migliorarsi.

Uno psicologo nutre sempre una profonda gratitudine per tutti coloro che gli hanno permesso di assistere al proprio percorso di cambiamento.

Ognuno, infatti, ci indica una strada verso l’evoluzione interiore, regalandoci l’opportunità di diventare migliori mentre combattiamo insieme le stesse battaglie.

Chi di mestiere ha scelto di fare lo psicoterapeuta, deve costantemente lavorare su se stesso e coltivare la propria crescita emotiva fino a comprendere che ogni persona è un Maestro, venuto a indicare una via di trasformazione e a illuminare un aspetto diverso della nostra anima.

Carla Sale Musio

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SIAMO TUTTI UN PO’ PSICOLOGI…

MA COSA SI FA DA UNO PSICOLOGO?

MA PERCHE’ ANDARE DALLO PSICOLOGO COSTA UN SACCO DI SOLDI?

MA E’ GIUSTO PORTARE I BAMBINI DALLO PSICOLOGO?

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Lug 07 2011

Le personalità creative: SONO SEMPRE PRONTE A CAMBIARE

Le personalità creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento. Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Quando vivono in ambienti e situazioni che le riconoscono, le considerano e le rispecchiano, possono esprimere tutte le loro peculiarità, ma quando si trovano in situazioni rigidamente strutturate, finiscono per forzare se stesse e conformarsi a stili di vita che non le comprendono e non le rispettano.

Quest’adattamento forzato, anche se ben riuscito, tradisce il loro naturale bisogno di libertà e provoca nel tempo sofferenza psicologica.

Più rigida sarà la necessità di adattarsi, tanto maggiore sarà anche la sofferenza conseguente alla repressione della personalità.


UN GABBIANO IN GABBIA

Elena ha incontrato Cristina in ufficio, durante una riunione di lavoro.

E’ bastato uno sguardo perché tra loro scoccasse la scintilla e si creasse una complicità immediata.

Elena sente che quella è la donna giusta per lei. La sa con il cuore. A dispetto di qualsiasi logica.

Non importa se tra loro ci sono venti anni di differenza. Non importa se abitano in due regioni diverse con il mare di mezzo. Non importa se Cristina ha un marito.

Elena la ama.

Questo basta.

Tra loro nasce una storia, fatta di telefonate, lettere, pensieri e incontri fugaci.

Una storia che va avanti nel tempo, nonostante tutte le difficoltà.

Dopo due anni di clandestinità, Cristina pensa di separarsi e Elena… decide di trasferirsi.

Così, lascia il lavoro, la famiglia e gli amici. Prende un aereo. E arriva.

Pronta a ricominciare tutto.

Ma “tutto con Cristina” non è possibile.

Cristina pensa… di separarsi… però ancora non ha deciso…

Elena la aspetta.

Cerca un lavoro. Affitta una casa. Trova nuove amicizie. La solitudine non la spaventa. L’ha messa in conto.

Cristina, invece, teme le voci della gente. La città è un paese. La conoscono tutti. La separazione richiede tempi lenti e movimenti cauti.

Elena non fa pressioni. La capisce. Comprende quelle paure. Conosce i suoi problemi.

Cerca di non intralciarla.

“Ho scelto io di venire a stare qua” racconta “ a Cristina non lo avevo nemmeno detto. Ho voluto fare tutto seguendo il mio istinto. Come sempre.”

Il tempo passa.

Avere una relazione con una donna sposata non è facile per una ragazza sola, in una città sconosciuta e senza altri legami.

Le telefonate agli amici, rimasti nella sua città, la inondano di solitudine.

Un grande vuoto affettivo riempie le giornate.

Cristina ha una vita colma di cose e d’impegni.

Elena lo sa… la separazione non è una scelta facile.

Poi un giorno si sente male.

Un male improvviso, che non capisce e non si spiega. E’ come una crisi cardiaca. Le si ferma il cuore. Le gambe cedono. Le braccia molli.

Corre dal medico.

Ma… è un attacco di panico.

Il cuore non ha nulla.

Quella vita di attese l’ha progressivamente paralizzata. Le ha come “fermato il cuore”. Gli entusiasmi si sono ripiegati su se stessi. La solitudine ha sbriciolato i progetti.

Solo la comprensione resiste.

A dispetto di tutto.

“Cristina ha tanti problemi” mi dice “voglio aiutarla. Sono venuta qua per lei. Però ultimamente mi sento dentro a una gabbia. Mi sono chiusa e non riesco più a ritrovare la chiave…”

La chiave sarà un volo di ritorno. Verso la sua città.

Partire.

Riguadagnare l’autonomia.

Per ritrovare la voglia e il gioco nella sua vita.

Inseguendo il desiderio di amare Cristina, Elena ha ingabbiato se stessa dentro i ritmi e le scelte della compagna.

Cristina non ha saputo comprendere l’altruismo e la generosità celati dietro i silenzi e le lunghe attese, non è riuscita a fugare la solitudine e il vuoto affettivo dalle giornate di Elena.

Per amore, Elena ha costretto se stessa dentro una vita che non è più la sua.

L’attacco di panico segnala il tradimento di sé, la rinuncia pericolosa all’autonomia che ha sempre caratterizzato tutte le sue decisioni.

Riappropriarsi di un tempo per se stessa, permetterà a Elena di ritrovare l’indipendenza che è incisa a fuoco nella sua anima e che fa parte del suo esistere.

La libertà caratterizza il suo pensiero e le sue scelte.

E’ un ingrediente base per la salute.

Il cuore non è normale… è libero.

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