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Gen 03 2018

I RITUALI ALIMENTARI

Nella nostra frenetica società dei consumi i pasti hanno assunto una funzione rituale, scandiscono i tempi della giornata e spesso sono l’unico momento dedicato a noi stessi e alla famiglia.

Ma cos’è un rituale?

Chiamiamo rituale l’insieme delle norme che regolano una cerimonia sacra.

E nel mondo occidentale mangiare è diventato un evento venerato e idolatrato quanto una celebrazione religiosa.

In ogni famiglia esiste un cerimoniale alimentare che comprende la preparazione, il consumo e la condivisione del cibo.

Si tratta di un rito talmente diffuso e importante da prevedere una o più stanze della casa.

Nelle nostre abitazioni abbiamo:

  • una cucina (o almeno un angolo cottura), indispensabile per la preparazione degli alimenti

  • una sala da pranzo dedicata alla condivisione dei pasti

  • ed infine (ma non meno importante) un gabinetto, necessario all’eliminazione delle scorie

Trascorriamo gran parte della giornata a scegliere i cibi, prepararli, mescolarli, cuocerli, renderli appetitosi, masticarli, ingoiarli, digerirli e ripulire gli ambienti dai residui di tutto questo lavorio.

Facciamo a gara nel sollecitare il palato con stuzzichini e gusti sempre diversi.

Amiamo:

  • scambiarci le ricette

  • parlare di cosa abbiamo mangiato

  • programmare quello che mangeremo

  • decidere dove andremo ad assaggiare nuove pietanze

  • pianificare quando capiterà ancora…

E così via, in un’interminabile ricerca di sapori appetitosi, elaborati e stimolanti.

Abbiamo costruito una sacralità alimentare totalmente incentrata sul gusto, al punto che mettere qualcosa in bocca sembra essere l’unico piacere in grado di appagarci davvero.

Una cultura gastronomica, compulsiva e maniacale, ha trasformato l’esistenza in un insaziabile bisogno di nutrirsi.

Così una volta riempita la pancia non resta altro da fare che lavorare per poterla riempire ancora.

E ancora.

E ancora.

È difficile proporre occasioni d’incontro che non prevedano uno scambio di vivande.

I rituali alimentari hanno invaso tutti gli spazi ricreativi, tanto che oggi nemmeno al cinema o a teatro si può evitare di sbocconcellare qualcosa.

Nella borsa bisogna avere almeno una caramella, una liquerizia, una mentina… per scongiurare il pericolo di morire di fame.

Eppure la fame, quella vera, esiste soltanto in rari luoghi del mondo: pochi paesi sottomessi a un potere economico che ha trasformato la nutrizione in uno strumento di sopraffazione (e che approfitta delle popolazioni povere per ingrassare e drogare sempre di più gli abitanti dei paesi ricchi).

Per soddisfare gli interessi economici di quella piccola élite che governa il mondo il cibo è diventato un rituale, con un cerimoniale ben più importante e coinvolgente di qualsiasi celebrazione religiosa.

Un rituale che prevede dedizione, impegno, abnegazione e lavoro.

E che imprigiona dentro una dipendenza difficile da scardinare.

Per liberarsene, infatti, è necessario rinunciare ai ricordi, alle abitudini, alle condivisioni…  e a tutti quei comportamenti indispensabili per sentirsi parte della nostra società.

A causa di tutto questo è difficile modificare le proprie scelte nutrizionali.

I neuroni a specchio, sollecitati dal comportamento delle persone a cui vogliamo bene, spingono verso valutazioni condivise anche se poco salutari.

Il bisogno di appartenenza conduce a cercare nel piatto quello scambio affettivo capace di farci sentire importanti e amati.

Cambiare alimentazione è una sfida, un percorso solitario fatto di scelte impopolari, di ricerche costanti, di sperimentazione e di trasformazioni interiori.

Modificare la propria dieta significa seguire uno stile di vita nuovo e agire un’importante rivoluzione.

Dapprima dentro se stessi.

E poi nei rapporti con gli altri.

È un cambiamento che spaventa e presuppone il coraggio di ascoltare tutte le parti di sé: quelle che amano la trasformazione e quelle che invece vogliono mantenere stabili le abitudini di sempre.

Dentro di noi abbiamo tanti punti di vista in contrasto, portavoce di esigenze diverse e pronti a farsi la guerra pur di raggiungere ognuno i propri obiettivi.

Modificare le scelte alimentari significa comprendere ogni singolo sé e armonizzare le esigenze di tutti, costruendo una democrazia interiore in grado di soppiantare la dittatura che il conformismo impone nella psiche.

È un’impresa ardua.

Occorre rimboccarsi le maniche e sopportare l’incoerenza che caratterizza la vita emotiva.

Solo così diventa possibile superare le paure e costruire uno stile di vita finalmente rispettoso.

Di noi stessi, degli altri e del pianeta.

Un mondo migliore nasce dalle scelte di ogni giorno e si sviluppa nell’attenzione che sappiamo donare alla vita.

Di tutte le creature.

Carla Sale Musio

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verso una nuova consapevolezza alimentare

anche in formato ebook

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Oppure puoi ordinarlo nelle librerie del territorio italiano, sia di catena come: Feltrinelli, Ibs, Mondadori…, che indipendenti.

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Apr 14 2015

UNIONI IMPOSSIBILI

Quando conosce Carmelo, Laura è reduce da una separazione e poco incline a impegnarsi di nuovo in rapporti troppo coinvolgenti.

Di lui la conquistano subito i modi gentili e le attenzioni con cui la fa sentire importante e speciale.

A una a una Laura lascia andare tutte le reticenze, ma il rapporto si rivela presto soffocante e distruttivo.

Dopo i primi momenti di tenerezza, infatti, Carmelo diventa esigente e aggressivo, costringendo Laura a giustificarsi e scusarsi in continuazione.

“Sei in ritardo di cinque minuti!”

“Non voglio che parli al telefono con altri!”

“Lo sai che se mi lasci troppo tempo solo mi costringi a tradirti!”

Col passare del tempo le richieste di Carmelo si fanno sempre più prepotenti e manipolatorie, e Laura sprofonda in una via crucis di umiliazioni e tradimenti.

Dice a se stessa che dovrebbe lasciarlo, ma sente che ormai è diventato impossibile.

I rimproveri e le ritorsioni di Carmelo l’hanno resa insicura e piena di paure.

Le sembra che, senza di lui, la vita perda il suo scopo.

Così, cerca di accontentarlo in tutto pur di evitare gli scontri, che si moltiplicano all’infinito.

Quando decide di chiedere aiuto a uno specialista, vive ormai come una reclusa, in preda all’angoscia di irritare Carmelo e di perdere per sempre i suoi rari gesti di tenerezza.

* * *

La storia di Laura e Carmelo ci racconta un legame che degenera l’amore in una dipendenza talmente distruttiva e invischiante da annientare ogni volontà di cambiamento.

Queste relazioni sono più frequenti di quanto non si creda e nascondono una patologia che lega la vittima al suo carnefice in un rapporto problematico e distruttivo.

Enrico Maria Secci, psicologo e psicoterapeuta, ha raccolto nel libro I narcisisti perversi e le unioni impossibili – la sua esperienza professionale di oltre quindici anni su questa delicata casistica.

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Con l’obiettivo di mettere a fuoco un tema che riguarda tanti rapporti di coppia gli abbiamo rivolto alcune domande.

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Ciao Enrico, nel tuo libro I narcisisti perversi e le unioni impossibili. Sopravvivere alla dipendenza affettiva e ritrovare se stessi – racconti un modo molto doloroso di volersi bene ed evidenzi come la dipendenza e il narcisismo trasformino l’amore in una patologia.

Ci puoi spiegare in parole semplici che cos’è la dipendenza affettiva e quando un’unione diventa impossibile?

La dipendenza affettiva è quella condizione in cui almeno uno dei partner si sente impossibilitato a condurre un’esistenza autonoma e serena a causa del legame con l’altro, vissuto come assoluto e totalizzante.

La dipendenza affettiva si palesa attraverso sintomi psicologici -di tipo cognitivo, emotivo e comportamentale- quando i membri della coppia devono separarsi anche per brevi periodi, quando l’instabilità del rapporto è fonte di marcata insoddisfazione o quando uno dei partner sceglie di interrompere la storia.

Ma c’è un caso particolare di dipendenza affettiva, quello in cui l’unione diventa realmente impossibile: quando il partner è un narcisista patologico.

È il tema del mio libro, dove spiego il funzionamento paradossale e patogeno di questi “amori” disfunzionali basati sulla prevaricazione, sulla manipolazione e sul ricatto affettivo.

Hai parlato di narcisismo, quando è patologico e quando è sano?

Il narcisismo non è una patologia, ma un tratto della personalità che descrive l’inclinazione prevalente dell’individuo verso la gratificazione delle proprie pulsioni e del proprio Sé.

In questa accezione, siamo tutti un po’ narcisisti, tutti abbiamo un certo bisogno di appagare le nostre pulsioni, di avere “successo”, di sentirci amati e desiderati. Non c’è niente di male, anzi. Il narcisismo sano è spesso la leva motivazionale della creatività, della perseveranza ed è facilmente riconoscibile in chi, in effetti, nella vita raggiunge obiettivi notevoli.

Gli spartiacque tra il narcisismo sano e patologico sono essenzialmente due:

1) l’utilizzo opportunistico e spregiudicato dell’altro per appagare se stessi, ovvero il ricorso alla manipolazione e all’inganno;

2) l’incapacità di impegnarsi in modo autentico in una relazione amorosa, incapacità data dalla compromissione della funzione empatica nel narcisismo patologico.

Vuol dire che il narcisista sano riesce a “mettersi nei panni dell’altro”, a “connettersi” emotivamente con l’altro e identificare correttamente le altrui emozioni, mentre il narciso perverso manca, in parte o del tutto, di questa qualità.

Come si riconoscono i narcisisti perversi?

Semplifico perché la risposta richiederebbe molto spazio … infatti ci ho scritto su un intero libro! …

Direi che il narcisista perverso ha almeno tre caratteristiche, che cominciano tutte per “i”: è incostante, è inattendibile, è ingannatore.

È incostante perché va e viene dalla relazione quando gli pare e piace e perché alterna, in modo apparentemente imprevedibile, momenti di estremo coinvolgimento emotivo a momenti di totale rifiuto ed estraneità rispetto al/alla partner.

È inattendibile perché vive in un mondo psicologico fatto di conflitti interni e di contraddizioni tali che ogni suo impegno o promessa quando non fallisce si rivela un bluff o diventa un tradimento.

È ingannatore perché mente. Mente anche su cose su cui potrebbe essere sincero allo scopo, per lo più inconscio, di dominare la realtà, di poterla trasformare e imporla all’altro secondo il proprio vantaggio.

Che differenza c’è tra l’amore e la dipendenza affettiva?

Anais Nin, la scrittrice francese, traccia questa differenza in modo lapidario ed efficacissimo. Dice: “la dipendenza non produce amore“. Punto e basta.

Come psicoterapeuta sono profondamente d’accordo.

Dipendenza e amore costituiscono polarità opposte: l’amore è un sentimento che promuove l’autonomia, l’auto-realizzazione, l’autenticità e il rispetto; la dipendenza, invece, si basa sulla sottomissione, sull’auto-sacrificio, sull’insincerità e sulla prevaricazione.

Inoltre, dove c’è amore ci sono serenità e salute mentale, mentre nelle relazioni dipendenti irrompono sempre il sintomo psichico o psico-somatico e una forte conflittualità.

Uno dei primi passi per “guarire” è imparare a chiamare i sentimenti col loro nome e a non confondere l’amore con la dipendenza.

Coppia in crisi, coppia perfetta e modelli indotti. Ci puoi dire qualcosa?

La coppia perfetta non esiste. È a partire da questa consapevolezza che le persone riescono a costruire legami stabili e soddisfacenti.

Paradossalmente, sono proprio gli individui che hanno interiorizzato modelli e aspettative rigide sull’amore e sulla coppia a incontrare più ostacoli nella vita sentimentale.

Nell’ambito della dipendenza affettiva questo è particolarmente evidente: le vittime idealizzano il/la partner e la relazione allo scopo di realizzare una fiaba d’amore. Il bisogno di affermare un modello di coppia immaginato come quello “giusto” diventa più forte della realtà. Le coppie veramente infelici sono quelle per cui l’evidenza dei fatti non conta.

Quali sono le caratteristiche di una relazione sana?

Una relazione può definirsi “sana” quando è funzionale alla salute mentale e al benessere dei membri della coppia.

È “sana” una relazione da cui i singoli si sentono migliorati a vicenda, una relazione che favorisce un senso di protezione e di stabilità reciproci, una relazione che abbia una progettualità condivisa.

Infine, una relazione davvero sana è flessibile ed equilibrata, ovvero è in grado di mutare il proprio stato in base ai cambiamenti che inevitabilmente intervengono nel suo ciclo di vita e in quello degli individui da cui dipende.

Ho parlato di questo nel libro precedente, Gli uomini amano poco. Amore, coppia, dipendenza che, dopo varie ristampe, oggi è disponibile anche in formato ebook.

Nel tuo libro hai spiegato con chiarezza come si rimane intrappolati dentro una relazione emotivamente distruttiva e cosa è necessario fare per uscirne.

C’è anche un questionario che aiuta a valutare se abbiamo affianco un narcisista patologico, ma affronti anche i temi del narcisismo al femminile, quando la “vittima” è un uomo, e parli della dipendenza affettiva nelle relazioni omosessuali. In questi casi ci sono delle differenze?

Il fenomeno delle dipendenza affettive spinge a riflettere sul fatto che nulla come l’amore sia un sentimento che accomuna gli essere umani, al di là del loro orientamento sessuale.

Infatti, come evidenzio nel libro, gli schemi del mal d’amore si ripetono sostanzialmente immutati sia nella relazione eterosessuale che in quella omosessuale con le stesse modalità relazionali, con le stesse fasi e con lo stesso dolore.

Le sole differenze riguardano le manifestazioni sintomatiche.

Gli uomini “vittime” di una narcisista manipolatrice, a differenza delle donne, provano più vergogna, tendono a vivere la dipendenza in silenzio e sono meno propensi a chiedere l’aiuto di uno psicoterapeuta.

Le donne dipendenti sviluppano più facilmente sintomi di carattere ansioso o depressivo, e disturbi alimentari; i maschi mascherano questi vissuti con l’abuso di sostanze, spesso alcol e cannabis, adottando condotte autodistruttive, come correre in auto, e patiscono più facilmente di disordini del sonno e somatizzazioni.

Per le persone omosessuali, invece, la dipendenza affettiva può essere più difficile da affrontare quando, come accade spesso, percepiscono la prospettiva di svincolarsi dal partner come una sconfitta vissuta in una dimensione psico-sociale ristretta e limitata dal pregiudizio.

L’illusione della dipendenza affettiva, specie se attivata dalla manipolazione di un narcisista o di una narcisista, è quella del “grande amore” anche per le persone omosessuali che, a differenza degli eterosessuali, crescono in un vuoto quasi completo di modelli di relazione funzionale e sono costrette a improvvisare un’educazione sentimentale.

Questo può renderle più vulnerabili al “mal d’amore” e produrre un attaccamento eccessivo a partner “sbagliati”.

Dove possiamo acquistare il tuo libro?

I narcisisti perversi e le unioni impossibili. Sopravvivere alla dipendenza affettiva e ritrovare se stessi – si può agevolmente acquistare in tre modi:

1) mediante ordine online direttamente sullo store dell’editore:

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/saggistica/i-narcisisti-perversi-e-le-unioni-impossibili.html

Il link per il formato digitale è

http://www.youcanprint.it/youcanprint-libreria/didattica-e-formazione/i-narcisisti-perversi-e-le-unioni-impossibili-ebook.html

2) mediante ordine online con una semplice ricerca in tutti gli store online, come Ibs, La Feltrinelli, In Mondadori, Amazon, ecc. Per esempio, su Ibs – Internet Bookshop il libro si trova spesso in promozione con spedizione immediata e il 15% di sconto.

3) ordinarlo presso una delle oltre 4000 librerie fisiche in Italia. Si può trovare il punto vendita più vicino consultando la mappa su questo link: http://youcanprint.it/librerie-in-italia-self-publishing.html

In tutti i casi, il pagamento è sicuro e la spedizione garantita in tempi compresi tra i due e i sette giorni, secondo le disponibilità. 

Nell’edizione digitale, invece, si può scaricare in qualunque store online, compresi Amazon, Kobobooks ed Apple Store.

http://enricomariasecci.blog.tiscali.it

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