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Feb 09 2018

COME TROVARE LO SCOPO DELLA VITA E VIVERE A LUNGO FELICI E CONTENTI

Esiste un pregiudizio diffuso volto a nascondere le potenzialità creative dietro lo stereotipo dell’artista incompreso, costretto a vivere di stenti in mezzo alle disgrazie e alla sofferenza.

Questo luogo comune ha fomentato la convinzione che essere creativi sia una sorta di patologia incurabile, destinata a produrre una vita di sacrifici e di tormenti.

Si tratta di una manipolazione psicologica abilmente diffusa nell’immaginario collettivo allo scopo di trasformarci in tanti soldatini al servizio del miglior offerente.

Solo rinunciando alla creatività, infatti, si diventa malleabili ai voleri di chi ha bisogno di comandare per raggiungere i propri obiettivi.

In questo modo è stato nascosto che la creatività è la medicina più preziosa, l’elisir di lunga vita capace di garantire la felicità, la prosperità, la salute, il benessere e la realizzazione personale a chiunque si permetta di riconoscerne le qualità dentro di sé e di seguirne le direttive.

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CREATIVITÀ: saggezza o follia?

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Esiste un gruppo di individui attratti dal potere e dal dominio e capaci di indurre nella psiche di tanta gente una sudditanza che spinge a rinunciare alla creatività in cambio di uno stipendio e dell’appartenenza a una maggioranza indifferente.

A quella piccola élite che governa il mondo non interessa che le persone abbiano una vita gratificante, preferiscono ottenerne la dedizione per usarle a piacimento.

Per raggiungere i propri obiettivi i pochi che governano i molti non esitano a incentivare le guerre e la violenza, fondando la loro supremazia sul controllo di tante creature docili, arrendevoli e sottomesse.

Ci hanno convinto che la felicità dipenda da qualcosa posto al di fuori di noi, qualcosa che si può ottenere solo grazie all’acquisto di beni sempre più inutili.

E ci nascondono che la realizzazione, l’entusiasmo, la gioia e il piacere, sono la conseguenza di una sana espressione personale e creativa.

Nasciamo tutti con un bagaglio di talenti e con le potenzialità necessarie a forgiare un disegno unico, originale e irripetibile.

La nostra creatività è il dono che siamo venuti a condividere nel mondo e l’unico strumento capace di realizzare lo scopo della nostra vita.

Annichilirne le potenzialità e l’espressione significa mutilare la propria Anima e condannarsi per sempre alla sofferenza.

La creatività, infatti, ci regala le chiavi della nostra esistenza, dando forma a una vita appagante e ricca di significato.

Ma, per aprirsi al suo potere magico e necessario comprenderne le risorse e il valore, e liberarsi dallo stereotipo che l’accomuna impropriamente alla follia.

Essere creativi è un modo di sentir vibrare la vita dentro di sé, è un radar psichico in grado di donarci empatia, conoscenza, genialità, entusiasmo e voglia di vivere.

Per raggiungere la felicità bisogna accogliere in sé quell’espressione unica e speciale che ci permette di realizzare appieno le nostre potenzialità.

Creare significa:

  • vedere possibilità nuove nelle cose di sempre

  • scoprire le soluzioni anche quando tutto sembra perduto

  • trasformare gli ostacoli in possibilità

  • alimentare la resilienza, imparando a uscire indenni dalle situazioni avverse

Creatività, genialità, realizzazione personale e felicità camminano a braccetto, guidandoci a sperimentare una soddisfazione che trasforma la vita in un’esperienza profonda e coinvolgente.

L’unica vita degna di essere vissuta.

Carla Sale Musio

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Dic 27 2017

CREATIVITÀ & INTUIZIONE

La parola sincronicità indica la connessione fra eventi psichici (stati d’animo, pensieri, sentimenti) e fatti oggettivi (incontri, informazioni, cose) che avvengono nello stesso tempo e senza che esista tra loro una relazione di causa/effetto.

La sincronicità si riferisce alle coincidenze significative.

  • Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi

  • Conoscenza istintiva dei pensieri degli altri

  • Percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi

  • Sesto senso

Sono fenomeni che appartengono a una modalità sincronica di esistere, basata sul contatto profondo con l’inconscio e su un attivo funzionamento dell’emisfero destro del cervello.

Le Personalità Creative di solito possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente queste risorse.

Capita spesso, però, che le percezioni che non corrispondono ai cinque sensi siano demonizzate e considerate ingiustamente un difetto, invece che una risorsa in più da poter utilizzare quando serve.

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Loredana e la relatività del tempo

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Quando si presenta al primo appuntamento, Loredana ha paura di avere qualche strano e incurabile disturbo psichico.

Da diverso tempo le capitano dei fenomeni che la disorientano e la spaventano.

Conosce, senza sapere come, fatti ed eventi che non sono ancora successi e lo sa con una tale certezza da confondere il presente col futuro.

“E’ nato il bambino di Valentina?”

Ha domandato con tranquillità a sua madre, qualche mese fa.

“Quale bambino!? Valentina si sposa tra qualche giorno e non mi risulta proprio che sia incinta! Lo sai che non può avere figli!”.

La mamma la guarda sconcertata e preoccupata.

Loredana arrossisce senza sapere cosa dire.

Lei e sua cugina Valentina hanno la stessa età e sono cresciute insieme come due sorelle. Loredana sa benissimo che Valentina ha una diagnosi di sterilità e che questo ultimamente l’ha resa molto triste, nonostante i preparativi per il matrimonio.

Eppure ha la matematica certezza che Valentina stia aspettando un bambino. Ne è talmente sicura da dimenticare tutto ciò che sa!

Imbarazzata, borbotta qualche scusa per giustificare con sua madre quella distrazione e poi corre a nascondersi in camera sua.

Non è la prima volta che le capitano consapevolezze del genere.

La certezza che sente dentro di sé la confonde e la rende insicura, in cuor suo spera questa volta di sbagliarsi.

Ma non passa più di un mese dal matrimonio di Valentina che la mamma le annuncia soddisfatta:

“Tesoro, lo sai? Avevi proprio ragione! Valentina è incinta. Già da prima del matrimonio! Ma tu come facevi a saperlo?! Dì la verità, te lo aveva confidato lei… Vero?”.

Loredana è nuovamente imbarazzata e confusa per un pettegolezzo che non ha fatto e non avrebbe mai voluto fare.

“Perché mi succedono cose come questa?”

Mi chiede, con un misto di apprensione e speranza.

“Cosa posso fare per evitarle? Non voglio essere un fenomeno paranormale. Mi fa paura!”.

Fenomeni di questo tipo succedono con facilità alle Personalità Creative.

Mostrano l’esistenza di un contatto diretto con una conoscenza che esiste fuori dal tempo.

La parapsicologia li chiama con il termine inquietante di premonizioni, ma più comunemente le chiamiamo intuizioni.

Non si tratta di una malattia e non è assolutamente niente di cui doversi preoccupare.

È solo un diverso modo di conoscere la realtà.

Mentre di solito utilizziamo il ragionamento logico matematico per comprendere quello che ci circonda, le Personalità Creative usano spontaneamente anche l’intuizione.

Possiamo parlare di conoscenza istintiva o di sesto senso.

È quello che permette agli uccelli migratori di sapere dove stanno andando, alla madre di sentire quando il suo bambino ha bisogno di lei e di svegliarsi al momento giusto, all’animale di ritrovare la strada di casa, agli innamorati di telefonarsi nello stesso momento (e trovare il telefono occupato).

La creatività estrae da un serbatoio inconscio di conoscenza: la cosa giusta al momento giusto, senza utilizzare la sequenza prima/dopo, che solitamente caratterizza i nostri ragionamenti.

Così, alle Personalità Creative può capitare di sapere qualcosa senza sapere come fanno a saperla.

Lo sanno e basta.

È un’intuizione.

Punto.

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Dic 09 2017

CREATIVITÀ & LEADERSHIP

Coloro che possiedono una personalità creativa di solito non amano il potere e preferiscono la creatività e la cooperazione alle gerarchie e alla competizione. 

Tuttavia, proprio queste caratteristiche li rendono dei leader.

Poco propense a mettersi in mostra, queste persone possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Tradizionalmente tendiamo a identificare la leadership con il comando.

Eppure…

Il leader non è chi insegue e desidera il potere a tutti i costi, ma chi è capace di sacrificare il proprio egoismo per perseguire un vantaggio comune.

E in questo le personalità creative sono maestre.

Perciò, anche se non sempre lo riconoscono, la leadership costituisce una delle loro principali caratteristiche.

Succede, però, che in queste persone la naturale attitudine alla centralità sociale si scontri con l’insicurezza, la timidezza e la bassa autostima (che purtroppo conseguono a una incomprensione di questa struttura di personalità) facendo sì che finiscano per avere molti doveri e pochissimi riconoscimenti.

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Daniela e il tango

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Daniela è la figlia più grande di cinque fratelli.

Unica femmina tra tanti maschi.

Quando arriva nel mio studio si sta separando dal marito dopo una convivenza durata oltre venti anni.

“Mi sarebbe piaciuto continuare a studiare…”

Racconta.

“Ma mio padre ha voluto che mi mettessi subito a lavorare perché in casa uno stipendio solo non bastava per tutti.”

La fatica riempie la sua esistenza molto presto.

Quando si sposa, la situazione non migliora.

Suo marito fa il rappresentante di commercio ed è sempre in giro mentre Daniela segue da sola la casa, i bambini, la madre anziana e una zia invalida e bisognosa di cure.

Dopo la separazione la vita diventa un po’ più facile.

Occuparsi dei figli ormai ventenni è meno impegnativo e, nonostante la dedizione costante alla madre e alla zia, finalmente ha più tempo per se stessa.

Così s’iscrive a un corso di ballo, passione censurata e segreta sin da quando era bambina… e scopre nel tango una profonda vocazione!

Il tango le riempie le sue giornate di entusiasmo, di passione e di nuovi amici.

A quasi cinquant’anni Daniela si sente tornare la ragazzina di una volta.

Quella che, probabilmente, non è mai stata.

Ma mentre passa le serate tra milonghe e stage di perfezionamento sente che la sua vita diventa sempre più affollata e ancora una volta meno sua.

“Il tango avrebbe dovuto essere un momento dedicato a me stessa…”

Spiega amareggiata.

“E invece è diventato un lavoro senza ferie e senza diritto alla malattia.”

Alla scuola di ballo, infatti, tutti la cercano e tutti hanno bisogno di lei: 

  • perché sa ascoltare i problemi

  • perché è disponibile

  • perché non dice mai di no

  • perché balla benissimo

  • perché è affidabile e sa tenere i segreti

  • perché mette la sua casa a disposizione

  • perché passa a prendere chi è senza macchina

  • perché non brucia gli appuntamenti all’ultimo minuto

  • perché…

L’elenco potrebbe continuare ancora, ma c’è un solo grande perché.

Perché Daniela è un leader.

Poco appariscente, riservata e discreta ma… leader.

E quando non c’è il gruppo ne risente.

Lo sa il maestro di tango che la chiama per organizzare le serate e lo sanno gli amici che la cercano sempre.

L’unica che ancora non lo ha capito è solo lei.

Che sente di non farcela più mentre continua a essere il punto di riferimento per tutti.

Nella sua vita, Daniela è sempre stata un punto di riferimento per gli altri.

Prima per la sua famiglia.

Poi per le colleghe di lavoro.

Infine per il marito e i figli.

Adesso per la scuola di tango.

La sua leadership, però, è poco appariscente.

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Ma che cos’è un leader?

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Il leader è colui che ha influenza sui membri di un gruppo.

Cioè una persona che avendo ascendente sugli altri ne condiziona il comportamento.

Ci sono leader la cui influenza sul gruppo è immediatamente evidente (per esempio, un bravo insegnante) e leader la cui influenza sul gruppo non è visibile, nonostante abbiano un grande ascendente, perché non amano trovarsi al centro dell’attenzione. 

Questi ultimi sono chiamati leader occulti.

Daniela è una di loro.

La sua centralità non appare perché è sempre molto discreta e riservata, ma la gran quantità di contatti che tiene con tutti la porta ad avere un ascendente sul gruppo, compreso il maestro di tango.

La sua leadership, però, ultimamente sta diventando un impegno con tanti doveri e pochi riconoscimenti ed è per questo che Daniela sente di non farcela più.

Tutti la cercano ma a nessuno viene in mente di chiederle:

“Come stai?”

Sanno che sta uscendo da una separazione ma non pensano che abbia bisogno di aiuto.

Questo succede perché Daniela ha imparato a dare ma non ha ancora imparato a chiedere.

Sa come aiutare gli altri e non sa come domandare aiuto per se stessa.

Da bambina ha capito che bisogna lavorare per la famiglia ma non che la famiglia ti sostiene nelle difficoltà.

Nel corso dei colloqui dovrà riformulare i propri apprendimenti per fare in modo che la sua passione per il ballo non si trasformi in un lavoro senza retribuzione.

Rendersi conto della sua naturale attitudine alla leadership servirà a evidenziare i talenti e a non sentirsi in colpa nel momento in cui si permette di ricevere qualcosa. 

Carla Sale Musio

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Ott 18 2017

CREATIVITÀ & APPARTENENZA

Ognuno di noi possiede un bagaglio illimitato di risorse, pronte all’uso in caso di difficoltà.

Nasciamo ricchi di possibilità, poliedrici, duttili, versatili, multitasking e creativi.

Ma questa nostra generosa totalità espressiva si frammenta davanti al bisogno di approvazione e al desiderio di appartenenza, dividendo le azioni, i pensieri e le emozioni in:

  • buone o cattive,

  • giuste o sbagliate,

  • normali o anormali…

e costringendoci a schierarci da una parte soltanto.

Così, nel tentativo di sentirci amabili e coerenti, finiamo per rinunciare a tutte quelle opportunità che non si conformano al pensiero e alle credenze di chi ci sta intorno.

Ogni giorno, creatività e appartenenza si fronteggiano nella psiche dando origine a un’infinità di guerre interiori.

Si tratta di due aspetti fondamentali per la salute psicologica e fisica che ci conducono in direzioni opposte:

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  • la creatività fa emergere quel modo unico e speciale d’interpretare la vita che caratterizza ogni creatura vivente rendendola diversa da qualunque altra

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  • l’appartenenza spinge a cercare l’approvazione, l’affetto e la stima del gruppo (famigliare, sociale, etnico…) in cui viviamo

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Entrambe sono indispensabili per una vita appagante.

Entrambe sono necessarie per una sana realizzazione personale.

Entrambe contribuiscono allo sviluppo dell’autostima e al senso di efficacia personale.

Tuttavia la creatività e l’appartenenza danno vita a espressioni diverse della personalità spingendoci a essere originali e conformi, trasgressivi e omologati, unici e banali… contemporaneamente.

La contrapposizione di questi punti di vista fa nascere nel mondo intimo una molteplicità di voci.

Prendono forma così tante sub personalità, ognuna dotata di una peculiare lettura degli avvenimenti, ognuna pronta a risolvere determinati problemi e  ognuna impegnata a difendere aspetti diversi della realtà.

La vita interiore è popolata da una quantità di figure che incarnano emozioni, riflessioni, pensieri e atteggiamenti eterogenei.

Insieme compongono il nostro modo di essere e ognuna ha bisogno di un’attenzione partecipe e costante, come bambini affidati alle nostre cure.

La convinzione di possedere una sola personalità, non rispecchia la molteplicità della vita psichica e costringe la creatività e l’appartenenza in forme stereotipate che annichiliscono la vitalità generando un’infinità di sofferenze.

Per vivere una vita soddisfacente e ricca di significato è necessario conoscere tutte le nostre possibilità espressive riservando a ciascuna uno spazio di ascolto, fino a permetterci di scegliere, di volta in volta, la più adatta ad agire sulle scene della vita.

Solo così diventa possibile gestire la ricchezza che ci appartiene dalla nascita e costruire l’armonia indispensabile per evolverci nel rispetto, nella condivisione e nell’accoglienza.

Di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Abbiamo tanti sé creativi, frutto della nostra unicità e delle nostre scelte di vita.

E tanti sé radicati nella storia della nostra famiglia, della nostra nazione, del nostro popolo e della nostra specie.

Riconoscerli nella psiche e ascoltarne le ragioni consente di esplorare la totalità di noi stessi e di dar forma alla nostra speciale unicità.

Tuttavia, per riuscirci è necessario sostenere la tensione dei loro opposti punti di vista senza schierarsi, sopportando l’apparente incoerenza che caratterizza un’attenzione partecipe e priva di giudizio.

In questo modo possiamo accedere a una molteplicità colorata e ricca di possibilità sempre nuove, pronte a manifestarsi al momento del bisogno.

Occorre aprirsi alla comprensione che ognuno di noi amministra una movimentata e poliedrica comunità interiore, composta da tanti sé (curiosi, avventurosi, appassionati, generosi…) che l’esistenza ci ha donato alla nascita e che aspettano soltanto di mettere le loro qualità al nostro servizio.

Ma dobbiamo imparare a gestirli con democrazia, evitando i colpi di stato dei più assertivi e valorizzando le risorse di quelli meno appariscenti.

Solo così possiamo ammirare l’arcobaleno della creatività, affondando le radici dell’appartenenza nel terreno fertile della nostra anima, e camminare nella vita tenendo a braccetto la forza e la sensibilità, il potere e l’arrendevolezza, l’arroganza e l’umiltà, il coraggio e la paura, la saggezza e la follia.

Carla Sale Musio

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Ott 04 2017

IO? … sono un gruppo di identità in convivenza!

Io, io, io, io, io, io…. Ma io chi?!

È difficile definire i contorni di se stessi.

Quella che comunemente chiamiamo personalità non è un monoblocco unico e stabile ma una molteplicità di possibilità espressive in continuo mutamento.

Ognuno di noi è un insieme potenzialmente infinito di identità in divenire.

Identità che si alternano sulle scene della vita a seconda delle circostanze, che cambiano, che crescono, che litigano, che soffrono, che esultano, gioiscono, si mostrano e si nascondono… ognuna a modo suo.

Prendendo le mosse dalla medicina e soprattutto dalla psichiatria, per lungo tempo gli psicologi si sono sforzati di differenziare le caratteristiche di una mente sana da quelle della patologia, senza mai riuscire a descrivere perfettamente le innumerevoli espressioni individuali che di volta in volta presentano i tratti dell’una o dell’altra tipologia.

Oggi tra gli specialisti della psiche si fa sempre più strada l’idea di una pluralità di identità in espansione e in trasformazione, che si manifestano nelle diverse situazioni a seconda delle necessità, delle abitudini, delle paure e delle esperienze che ci troviamo a vivere.

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Tanti o sub personalità che rendono ciascuno di noi un universo senza fine di comportamenti, pensieri, atteggiamenti, emotività e sensibilità.

Più che dire io per indicare se stessi sarebbe quindi corretto parlare di noi e differenziare le opinioni dei vari tipi psicologici che ruotano nel mondo interiore dando forma alla nostra peculiare poliedricità di punti di vista.

Questa diversa visione della personalità, non più immutabile e definitiva ma variegata, mutevole e cangiante, descrive con maggiore chiarezza i conflitti interiori che ognuno si trova a gestire nel corso della propria esistenza.

E permette una visione più profonda dei vissuti interiori.

Si aprono così nuove esplorazioni di se stessi e degli altri, e prende forma una comprensione più precisa, forte della capacità di accogliere ogni punto di vista fino a comporre l’integrità psichica indispensabile per una reale condivisione e necessaria per realizzare una società basata sul rispetto, sulla cooperazione e sulla fratellanza.

La creatività permette di accedere a una pluralità di punti di vista, insegnandoci a scoprire prospettive nuove nella lettura degli avvenimenti. 

Nasce così la possibilità di un’autentica condivisione reciproca.

Prende forma dall’accoglienza in se stessi di una complessità, che fino ad oggi abbiamo chiamato impropriamente io, e modella un ascolto privo di censure, pronto ad accogliere le opinioni diverse dei tanti sé che compongono la personalità di ciascuno.

Poggia sul presupposto che ognuno incarni un aspetto della Totalità e ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti espressivi in fondo a noi stessi e agli altri, guidandoci a realizzare una società finalmente capace di accettare tutte le diversità.

In questo quadro, infatti, ogni creatura diventa portavoce di una verità che ci riguarda, indicandoci una delle infinite possibilità espressive a nostra disposizione.

La maestria di ogni essere umano consiste nel saper riconoscere le proprie risorse senza discriminare, individuando qualità, punti di forza e lati oscuri… fino a comporre una personale unicità.

Bene e male non appartengono più a schieramenti opposti in lotta tra loro ma danno forma a uno stesso disegno con cui confrontarsi per poter accedere alla propria completa realizzazione.

Questo non vuol dire permettere l’espressione della violenza e della brutalità.

Al contrario, significa identificare dentro noi stessi anche ciò che non ci piace, imparando ad ascoltare i messaggi che si nascondono nelle zone buie della psiche.

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Spesso l’ombra porta con sé i doni indispensabili per realizzare la nostra missione nel mondo.

Doni che si rivelano soltanto quando abbiamo preso dimestichezza con l’imperfezione e con ciò che giudichiamo sbagliato o inaccettabile in noi stessi e negli altri.

Oltre il disprezzo e il rifiuto si nasconde una verità intima e profonda.

Imparare a non censurare la bruttezza, che da sempre intreccia la bellezza ad ogni passo, permette di evolvere le parti rinnegate della psiche dando forma a un diverso modo di interpretare gli eventi.

Un mondo nuovo ha bisogno di una cultura nuova.

Se vogliamo costruire la fratellanza dobbiamo imparare a vivere nella fratellanza.

Dapprima dentro noi stessi e poi nelle relazioni con con chi ci sta intorno.

Creatività, molteplicità e trasformazione camminano a braccetto e ci conducono a scoprire in noi stessi il valore dell’integrità e della Totalità che ci appartiene.

Carla Sale Musio

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Ago 27 2017

CREATIVITÀ E… ALTRUISMO INCOMPRENSIBILE

La grande capacità di comprendere gli altri spinge le Personalità Creative a considerare sempre le esigenze di tutti.

Spesso anche contro il proprio interesse.

E questo costituisce il loro talento meno compreso.

Occorre un’attenta valutazione per cogliere le ragioni cooperative celate dietro le azioni di chi possiede una grande empatia.

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L’ingegnere?

… meglio che faccia la casalinga!

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Quando s’innamora di Luciano, Roberta ha una laurea in ingegneria e una brillante carriera universitaria davanti a sé.

Creativa e piena d’interessi, sa coniugare dolcezza e determinazione in un mix veramente affascinante.

Luciano, folgorato da quella poliedrica intelligenza, le chiede di affrettare i tempi e insieme decidono di sposarsi e mettere su una bella famiglia.

Dopo qualche anno nasce Valeria, poi arriva Romina e infine Stefano.

Per seguire i bambini, Roberta abbandona il lavoro all’università sostituendo le attività creative con le attività domestiche.

Ma in breve tempo il brillante ingegnere si trasforma in una colf sottopagata e brontolona che insegue i figli per fargli fare i compiti e urla davanti a un calzino scompagnato.

“Sono confusa…”

Racconta mortificata e delusa da se stessa.

“I miei bambini sono la mia vita, li amo sopra ogni cosa, ma in famiglia sono diventata una strega cattiva e sembra che nessuno voglia più avermi vicina.”

Una strega che dichiara se stessa?!

È abbastanza inusuale nello studio di uno psicologo.

Perciò decido di non fidarmi troppo di quelle affermazioni.

Nel corso dei colloqui, infatti, emerge una mamma divertente, complice e capace di organizzare giochi, feste e merende non solo per i suoi figli ma anche per i loro amici.

Ma allora?!

Roberta ha mentito?

Quand’è che si presenta la strega?

Come scoprirò durante il percorso terapeutico, la strega appare alla presenza di Luciano.

E con le sue sfuriate e i suoi rimbrotti riesce a sollevarlo dalla paura segreta di non farcela a reggere il ritmo dell’ingegnere, poliedrico e creativo, che ha sposato.

Nascosta dietro la veste da strega, scopro una grande passione.

Per amore di Luciano, Roberta ha occultato le sue qualità professionali e creative.

Abbandonando il lavoro da ingegnere e lasciando alla strega il compito di gestire il ruolo della casalinga, rassicura il marito facendolo sentire costantemente il migliore.

È per merito della strega, infatti, che Luciano (che ha soltanto la licenza media e si è fatto da solo) diventa l’unico ad avere successo professionalmente, economicamente e con i bambini.

Rinunciare a usare molti aspetti di sé è lo stratagemma che Roberta utilizza inconsciamente, per non far pesare al marito il suo titolo di studio, le sue possibilità di guadagno, la sua creatività e la sua empatia.

Quando diventa strega, Roberta perde ogni successo mentre Luciano diventa ricco.

Forse non ricco di titoli… ma, certamente, ricco di possibilità e risorse.

Nel corso della terapia Roberta imparerà a riappropriarsi della carriera professionale e a lasciare che il suo anticonformismo entri a far parte della relazione di coppia.

Solo così il rapporto con i tre figli potrà essere vivificato dai metodi nuovi e originali con cui è solita risolvere i problemi e superare le difficoltà.

Gettata la veste da strega, Roberta potrà permettere alla passione e alla creatività di trasformarla in una sciamana (invece che in una megera) capace di muoversi con maestria tra le tante dimensioni della vita famigliare, lavorativa, sociale e coniugale.

Carla Sale Musio

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Lug 27 2017

CREATIVITÀ, ANTICONFORMISMO E… SOFFERENZA

“Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.”

F. Nietzsche

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La creatività non è, come si ritiene comunemente, un particolare talento artistico.

La creatività è quella risorsa che permette di scoprire nuove possibilità… un po’ dappertutto.

Un creativo può essere una persona che ignora la storia dell’arte e incapace di disegnare. 

La sua creatività consiste nell’inventare modi diversi e migliori per fare le cose di sempre.

Chi possiede una Personalità Creativa è spinto da una specie di forza interiore a cambiare spesso.

Perciò quando ha stabilito un certo assetto, avverte un’esigenza insopprimibile a cambiare tutto per crearne un altro diverso e nuovo.

Questo modo di essere e di vivere, basato su frequenti trasformazioni, genera spesso delle incomprensioni tra chi possiede una personalità creativa e le persone che gli vivono accanto e che, invece, interpretano la sua insopprimibile necessità di variare come irrequietezza, instabilità, incoerenza e altre spiacevoli cose del genere.

Per un creativo esprimere la creatività è come per una pianta fare i suoi frutti, una conseguenza naturale della sua stessa esistenza.

Se gli viene impedito di manifestare il suo spontaneo bisogno di creare, rivolgerà contro di sé la fisiologica propensione al cambiamento e comincerà a produrre sintomi creativi, cioè sintomi difficilmente omologabili.

La creatività è una dote bellissima.

Tuttavia porta con sé numerose sofferenze.

Diversità, solitudine, incomprensione, ridicolizzazione, emarginazione, sono solo le più importanti.

Vediamole una per una:

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DIVERSITÀ

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La creatività spinge a guardare le cose abituali con occhi diversi, in modi nuovi e per questo insoliti.

Spesso ci vuole parecchio tempo perché le novità siano accettate e condivise anche da chi non è creativo e altrettanto portato ad accettare le innovazioni.

Infatti, un bisogno di stabilità e di prevedibilità ci rende sospettosi e diffidenti davanti a quello che ancora non conosciamo.

Spesso chi è creativo può sentirsi solo.

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SOLITUDINE

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L’originalità e la genialità in un primo momento possono essere marchiate come follia e ritenute sbagliate.

La storia è piena di grandi pensatori diffamati e maltrattati proprio a causa delle loro idee nuove. 

Uomini e donne considerati innovatori soltanto molti anni più tardi, quando le loro scoperte, finalmente assimilate e condivise, sono diventate più consuete e quindi considerate normali.

Spesso chi è creativo può sentirsi incompreso.

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INCOMPRENSIONE

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Creatività e normalità sono antitetiche. 

Ecco perché in un primo momento la creatività può essere additata come anormalità.

Effettivamente la creatività per definizione non può essere normale, nel senso di: comune, abituale, scontato.

Creare qualcosa di nuovo significa avventurarsi nell’imprevedibile, dentro cose, pensieri, stati d’animo sconosciuti e per questo poco controllabili.

Cose, pensieri e stati d’animo che, costringendoci a cambiare, sovvertono l’ordine costituito.

Rinunciare alle proprie certezze e abitudini può essere molto faticoso e impopolare.

Spesso chi è creativo può venire ridicolizzato.

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RIDICOLIZZAZIONE

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L’a-normalità è una caratteristica intrinseca alla creatività, ma a nessuno piace essere considerato anormale. 

Questa parola è sinonimo di: squilibrato, handicappato, anomalo, pervertito, irregolare, strano.

Questi attributi poco desiderabili sono usati per schernire ed emarginare piuttosto che nel loro originario significato.

Spesso chi è creativo può essere emarginato.

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EMARGINAZIONE

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Proporre aspetti diversi e nuovi si scontra con il bisogno conformistico di sentirsi parte di un gruppo.

Le novità e le diversità minano l’appartenenza e per questo sono combattute e allontanate, soprattutto nelle organizzazioni rigide.

Spesso chi è creativo può essere trattato come un diverso.

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Per tutti i motivi esposti sin qui, la creatività è una dote bellissima ma difficile da gestire.

Chi la possiede, a volte finisce per usarla per nascondersi camaleonticamente (a se stesso e agli altri) perché manifestarla apertamente rischia di incontrare poco favore se non un’aperta emarginazione.

La creatività si scontra con il bisogno di ordine, di stabilità, di prevedibilità, di conformismo e di perfezione.

Soprattutto quando si è  bambini, avere una personalità creativa può farci sentire diversi, strani, fuori schema, anomali.

Durante la crescita il bisogno di riconoscimento e approvazione è fortissimo e ci spinge a conformarci ai modelli correnti pur di ottenere l’approvazione.

Le intuizioni creative possono essere considerate stranezze dalla maggioranza delle persone che abbiamo intorno e provocare derisione, emarginazione, incomprensione e solitudine.

Ecco perché tante volte creatività, fantasia e originalità sono nascoste dietro un apparente conformismo o una razionalità esagerata.

La creatività è la capacità di staccarsi dal gruppo per camminare con un passo diverso.

Viverla in prima persona vuol dire attraversare la solitudine fino a incontrare un se stesso sconosciuto.

Non sempre è facile.

Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.

Carla Sale Musio

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Lug 03 2017

PERSONALITÀ CREATIVE, EMPATIA E MOLTEPLICITÀ DEI SÈ

Le Personalità Creative riescono a immedesimarsi con facilità nei vissuti degli altri e scoprono presto una verità fondamentale nelle relazioni:

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quando ci si cala nel punto di vista di chi parla,

ognuno  ha ragione

.

Infatti, partendo dagli stessi presupposti si giunge di solito alle stesse conclusioni.

La capacità di sperimentare le emozioni, proprie e altrui, senza censurarle, si trasforma in una grande ricchezza interiore e permette di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa poliedrica molteplicità di sé permette alle personalità creative di cambiare secondo le circostanze.

Quando, però, non è riconosciuta, può creare momenti di confusione e incertezza.

Infatti, la possibilità di avere un ventaglio di punti di vista contemporaneamente (ad esempio tanti quanti sono i partecipanti a una discussione) mette in serio pericolo la percezione della propria coerenza.

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AURORA, JACOB E LE VACANZE

IN SARDEGNA

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Quando arriva al primo appuntamento Aurora non sa più cosa fare… con se stessa.

Il suo tirocinante Jacob è svogliato e perditempo e sembra interessato più al mare della Sardegna che al tirocinio nel laboratorio di ceramica etnica.

Aurora è sempre piena d’impegni e conduce una vita indaffarata e senza soste, dividendosi tra la ceramica etnica, la ricerca universitaria e una vita di coppia appena cominciata e già problematica.

Ha accettato di prendere con sé un tirocinante, soltanto perché glielo ha chiesto una persona che per lei è speciale: l’insegnante di antropologia con cui ha lavorato all’università.

Adesso, però, si rende conto che il giovane straniero, promettente e pieno d’inventiva (così le è stato proposto), è qui soprattutto per farsi una vacanza pagata dalla borsa di studio.

I ritmi lenti di Jacob la innervosiscono e quel suo vivere perennemente alla giornata, senza progetti, lo sente come un fardello che grava su di lei.

“Come mai si assume totalmente la responsabilità del rendimento di Jacob?”

Domando, cercando di comprendere le ragioni di quell’esagerato senso del dovere.

“Non posso esonerarmi!”

Sospira, giocherellando col bordo della giacca.

“Non voglio che la professoressa di antropologia pensi che trascuro il lavoro che le ho promesso.”

“Ma è stata proprio la sua insegnante a proporle Jacob, di sicuro ne conosceva l’indolenza.”

Aurora mi guarda interdetta, sa benissimo che è così.

Ma non riesce a restare fedele a quella comprensione.

La molteplicità dei suoi punti di vista la porta a essere contemporaneamente tre persone diverse e coinvolte in questo problema: Aurora, Jacob e la Professoressa di Antropologia.

Mi armo di pazienza.

Ci vorrà un po’ di tempo per chiarire insieme la pluralità dei suoi sé.

La capacità di essere diversa in situazioni diverse, è ciò che in questo momento rende Aurora confusa e insicura rispetto al comportamento da tenere con Jacob.

Infatti:

Quando lavora con lui, sente che l’attenzione mutevole del ragazzo dipende dalle diverse aspettative sul tirocinio.

In pochi mesi Jacob vorrebbe imparare la ceramica etnica… ma anche conoscere il mare e le spiagge della Sardegna.

Perciò Aurora cerca di assecondarlo, organizzando il suo apprendimento in modo elastico e non troppo impegnativo.

Quando parla con l’insegnante di antropologia, un’Aurora Efficiente e Attiva si sostituisce alla tutor di Jacob e propone un corso altamente specializzato e intenso, che renda in pochi mesi una preparazione adeguata sia nella teoria che nella pratica.

Quando poi rientra a casa, l’Aurora Innamorata occupa il posto delle altre due e progetta vacanze e momenti magici da trascorrere in coppia, per far crescere l’intimità e la condivisione di un progetto di vita insieme.

E fino a qui di Aurora ce ne sono solo tre.

C’è poi un’Aurora che vorrebbe andare ogni tanto a trovare i genitori

Un’Aurora che ama uscire insieme alle amiche

Un’Aurora che sogna di avere un bambino

Un’Aurora che ha bisogno di leggere e viaggiare per aggiornarsi sul suo lavoro con la ceramica etnica…

Un’Aurora che sta cercando di riordinare gli appunti per dare forma alla pubblicazione di un libro…

Un’Aurora (ma questa è completamente schiacciata dal peso delle altre) che ama passeggiare in mezzo alla natura senza doversi preoccupare di niente…

Nel corso di colloqui Aurora diventerà più consapevole delle sue poliedriche possibilità di espressione e riuscirà ad armonizzare le diverse “se stessa”, fino a trovare un nuovo equilibrio interiore più rispettoso delle sue personali esigenze e priorità.

Carla Sale Musio

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Mag 22 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA: punti di forza e punti deboli

La Personalità Creativa è una personalità sana e capace che possiede molte qualità e riguarda persone un po’ speciali.

Uomini e donne che è bello incontrare, conoscere e avere vicino perché la loro disponibilità a voler bene e a creare armonia rende più bella la vita e fa del mondo un posto migliore.

Ritengo che questa struttura di personalità sia caratterizzata da un più attivo funzionamento dell’emisfero destro e che, in conseguenza di ciò, possieda una serie di risorse che la rendono capace di adattarsi in ambienti diversi.

Perché possa esprimere le qualità che possiede è necessario, però, che le sue caratteristiche siano comprese.

Infatti, quando le Personalità Creative non sono riconosciute, o peggio, sono fraintese, la loro creatività le porta a  “normalizzarsi” per adattarsi alle richieste dell’ambiente.

Ma questo dover nascondere la personalità autentica, causa un malessere psicologico che in alcuni casi può arrivare fino alla depressione o agli attacchi di panico.

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Ecco i punti di forza e i punti deboli di questa struttura di personalità:

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Sanno vedere le cose in modi nuovi

La caratteristica principale di queste persone è la capacità di spostare il loro punto di vista, che le porta a sperimentare opportunità, cose e situazioni sempre diverse.

Sono empatici

Ascoltare, comprendere e condividere i sentimenti sviluppa in loro l’altruismo e l’emotività.

Chi possiede una Personalità Creativa è attento ai bisogni degli altri, sensibile, accomodante e disposto a sacrificarsi per il bene comune.

Sono creativi

La creatività li rende poliedrici, pieni d’interessi diversi, pronti a fare progetti e a trovare soluzioni per affrontare la vita e le difficoltà di tutti i giorni.

Molteplicità di sé

Sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle, si trasforma in ricchezza interiore e nella possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Altruismo

Comprendere gli altri li spinge a considerare l’interesse di tutti, a volte anche contro il loro stesso interesse.

Questo costituisce, probabilmente, il loro requisito meno compreso.

Sempre pronti a cambiare

Le Personalità Creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento.

Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Leadeship poco appariscente

Poco propense a mettersi in mostra, le Personalità Creative possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Sono quelli cui tutti fanno riferimento, anche se spesso si tratta di leader poco appariscenti.

Intuizione

Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi, conoscenza istintiva dei pensieri degli altri, percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi, sesto senso…

Le Personalità Creative possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente e istintivamente queste risorse.

Radar inconscio

Le Personalità Creative sono dotate di una sorta di radar inconscio e captano gli stati d’animo degli altri.

Questo fenomeno avviene in loro spontaneamente e involontariamente.

Può succedere che si sentano “male”, “a disagio” o “tristi” senza nessun motivo; perché, inconsapevolmente, stanno sentendo “il male”, “il disagio” o “la tristezza” di qualcun altro.

Piccoli gruppi

Proprio perché la loro attenzione è sempre totale, preferiscono dedicarsi a poche persone alla volta e, di solito, prediligono i gruppi poco numerosi o le relazioni individuali.

Discontinui e dispersivi

La loro innata curiosità li rende poliedrici e originali, ma anche tendenzialmente discontinui e dispersivi perché il bisogno di cambiare si scontra con la costanza necessaria per portare avanti i progetti.

Eccessiva razionalità

In alcuni casi, la paura della propria “diversità” le spinge a costruire una rigida razionalità, cioè un potente emisfero sinistro, con cui tenere a bada le attività dell’emisfero destro, considerate responsabili di tutte le loro sofferenze.

Insicurezza

Gestire una molteplicità di sé può portare a sentirsi insicuri e incoerenti e può generare idee di auto svalutazione e bassa autostima.

La plasticità, infatti, non è sempre facile da condividere e, purtroppo, a volte può essere interpretata come incoerenza e mutevolezza del carattere.

Camaleontismo

Davanti alle incomprensioni, possono costruire un falso sé, apparentemente ben adattato, che nasconde abilmente l’apparato emotivo e lascia trapelare la propria sofferenza solo in forma criptata.

Isolamento

La necessità di ritrovare se stesse, dopo aver esplorato altre “realtà”, spinge le Personalità Creative ad aver bisogno di isolarsi periodicamente.

Selezionare i climi emotivi

Per questi caratteri, sempre partecipi e attenti al presente, non fa differenza che si tratti di un film o di una realtà e devono selezionare i contenuti in cui s’immergono per evitare di soffrire inutilmente.

A-temporalità

La loro attenzione è totale, perciò perdono la percezione del tempo che passa quando s’immergono in ciò che stanno facendo. Questo rende difficile la programmazione…

Questo elenco è una rapida panoramica della Personalità Creativa, di cui ho descritto approfonditamente pregi e difetti nel libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Apr 09 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA… ecco come funziona!

Chi possiede una Personalità Creativa ha un emisfero destro del cervello particolarmente attivo e questo favorisce un’innata elasticità nello spostare il proprio punto di vista.

Vedere il mondo in tanti modi diversi consente di avere una molteplicità d’informazioni e sviluppa la creatività e l’empatia.

Si può dire dire, perciò, che i creativi hanno sempre:

  • tanti punti di vista diversi

  • creatività

  • empatia

Ma un emisfero destro attivo porta con sé anche altre abilità, e le Personalità Creative possiedono anche:

  • intuizione

  • capacità di sintesi

  • a-temporalità (cioè concentrazione sul presente)

  • facile accesso all’inconscio

  • attenzione alle relazioni

  • ascolto dei sentimenti

Analizziamo queste caratteristiche una per una:

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INTUIZIONE

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L’intuizione è la capacità, non logica, di sapere qualcosa senza sapere come si fa a saperla.

È la conseguenza di un contatto profondo con l’inconscio, cioè con la sede di quello che non è consapevole, perché, appunto, non raggiunge la soglia della nostra coscienza.

Nell’inconscio, secondo Carl Gustav Jung (psicologo svizzero allievo e contemporaneo di Sigmund Freud) sono conservate tutte le memorie: quelle personali, ma anche quelle familiari, del proprio paese e della propria etnia. 

Egli sostiene che nell’inconscio collettivo sono archiviate le esperienze vissute dall’umanità.

Le personalità creative sono dotate di un sesto senso che le informa su diversi argomenti (e che, purtroppo, spesso non ascoltano perché la loro logica si ribella).

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CAPACITA’ DI SINTESI

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La capacità di sintesi è la qualità che permette di avere una visione d’insieme

Ciò che ci fa cogliere l’armonia anche tra cose apparentemente molto diverse tra loro, i nessi che stanno dietro alle parole, i legami che uniscono le persone.

La creatività utilizza spesso questo meraviglioso talento e l’empatia se ne avvale per comprendere l’apparente illogicità delle relazioni affettive.

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A-TEMPORALITA

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L’a-temporalità è la conseguenza di un’attenzione focalizzata sul momento presente

Quando siamo talmente assorbiti in ciò che stiamo facendo da perdere completamente la percezione del tempo, dei nostri bisogni (fame, sete, sonno, ecc.) e di tutto ciò che ci succede intorno, stiamo vivendo uno stato di a-temporalità.

I creativi parlano di “ispirazione”, gli innamorati invece la chiamano “estasi”. 

In entrambi i casi non ci si rende conto del tempo che passa.

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FACILE ACCESSO ALL’INCONSCIO

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Nei sogni, ma anche in tutti quei momenti in cui lasciamo che i nostri pensieri fluiscano liberamente senza esercitare un controllo razionale, l’inconscio ci invia dei messaggi sotto forma d’immagini, sensazioni, stati d’animo e consapevolezze improvvise.

Le Personalità Creative utilizzano spesso informazioni che emergono dall’inconscio come una visione improvvisa, quando sono soprappensiero. 

Può succedere alla fermata dell’autobus, o quando stanno lavando i piatti, o mentre guidano. 

Di colpo, arriva una soluzione o appare un nesso che non si era visto fino a quel  momento.

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ASCOLTO DEI SENTIMENTI

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L’ascolto dei sentimenti, propri e altrui, comporta una grande capacità empatica che diventa tanto maggiore quanto più la si esercita.

Le Personalità Creative si trovano facilmente in situazioni di ascolto e relazione con gli altri.

Si tratta di persone che hanno un’innata abilità nel comprendere gli stati d’animo e nel saperli ascoltare. 

Sono quelli che tutti cercano per sfogarsi

Ma anche quelli cui facilmente ci si dimentica di chiedere: “Come stai?”, proprio perché la capacità di ascolto è tale da far scomparire completamente i loro problemi agli occhi dell’interlocutore.

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ATTENZIONE ALLE RELAZIONI

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L’attenzione alle relazioni è la conseguenza di una buona capacità di sintesi, dell’abilità nel comprendere i sentimenti, di una grande intuizione e di un contatto profondo con l’inconscio.

È ciò che ci permette di capire cosa tiene insieme le cose e le persone.

Riguarda la maestria nel creare armonia anche fra realtà apparentemente incompatibili, e appartiene ai creativi. 

Chi è empatico ne fa largo uso quando mette d’accordo le persone in conflitto tra loro.

In aggiunta alle abilità elencate sopra (che dipendono tutte da un emisfero destro attivo) le personalità creative di solito hanno anche:

  • molti interessi

  • curiosità

  • autonomia

  • originalità

  • cooperazione

ma anche:

  • discontinuità

  • dispersività

Le Personalità Creative sono caratterizzate da una pluralità d’interessi che le porta a saper fare molti mestieri.

La loro innata curiosità le spinge a interessarsi a cose diverse, anche se, spesso, le rende discontinue e dispersive.

Sono persone che partono piene di entusiasmo e che si perdono strada facendo, catturate da nuove attività che a loro volta lasceranno il posto ad altri affascinanti richiami… in una catena senza soluzione di continuità.

Danno vita a tante idee che non sempre portano a compimento, ma tutte le iniziative intraprese arricchiscono il bagaglio della loro esperienza e amplificano la loro indipendenza.

Sono autonome e originali per natura, perché la capacità di cambiare e il desiderio di conoscere le spingono a sperimentare sempre nuove possibilità di se stesse.

Sono spontaneamente portati alla cooperazione e del tutto disinteressate alla competizione.

Per queste persone creare è molto più divertente che vincere.

Creare significa dare forma a un progetto che le appassiona e per la cui realizzazione desiderano impegnarsi.

Mentre la competizione le lascia sempre inappagate, per loro è molto avvincente realizzare qualcosa di nuovo, diverso e… possibilmente migliore!

Carla Sale Musio

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