Tag Archive 'personalità creativa'

ago 27 2017

CREATIVITÀ E… ALTRUISMO INCOMPRENSIBILE

La grande capacità di comprendere gli altri spinge le Personalità Creative a considerare sempre le esigenze di tutti.

Spesso anche contro il proprio interesse.

E questo costituisce il loro talento meno compreso.

Occorre un’attenta valutazione per cogliere le ragioni cooperative celate dietro le azioni di chi possiede una grande empatia.

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L’ingegnere?

… meglio che faccia la casalinga!

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Quando s’innamora di Luciano, Roberta ha una laurea in ingegneria e una brillante carriera universitaria davanti a sé.

Creativa e piena d’interessi, sa coniugare dolcezza e determinazione in un mix veramente affascinante.

Luciano, folgorato da quella poliedrica intelligenza, le chiede di affrettare i tempi e insieme decidono di sposarsi e mettere su una bella famiglia.

Dopo qualche anno nasce Valeria, poi arriva Romina e infine Stefano.

Per seguire i bambini, Roberta abbandona il lavoro all’università sostituendo le attività creative con le attività domestiche.

Ma in breve tempo il brillante ingegnere si trasforma in una colf sottopagata e brontolona che insegue i figli per fargli fare i compiti e urla davanti a un calzino scompagnato.

“Sono confusa…”

Racconta mortificata e delusa da se stessa.

“I miei bambini sono la mia vita, li amo sopra ogni cosa, ma in famiglia sono diventata una strega cattiva e sembra che nessuno voglia più avermi vicina.”

Una strega che dichiara se stessa?!

È abbastanza inusuale nello studio di uno psicologo.

Perciò decido di non fidarmi troppo di quelle affermazioni.

Nel corso dei colloqui, infatti, emerge una mamma divertente, complice e capace di organizzare giochi, feste e merende non solo per i suoi figli ma anche per i loro amici.

Ma allora?!

Roberta ha mentito?

Quand’è che si presenta la strega?

Come scoprirò durante il percorso terapeutico, la strega appare alla presenza di Luciano.

E con le sue sfuriate e i suoi rimbrotti riesce a sollevarlo dalla paura segreta di non farcela a reggere il ritmo dell’ingegnere, poliedrico e creativo, che ha sposato.

Nascosta dietro la veste da strega, scopro una grande passione.

Per amore di Luciano, Roberta ha occultato le sue qualità professionali e creative.

Abbandonando il lavoro da ingegnere e lasciando alla strega il compito di gestire il ruolo della casalinga, rassicura il marito facendolo sentire costantemente il migliore.

È per merito della strega, infatti, che Luciano (che ha soltanto la licenza media e si è fatto da solo) diventa l’unico ad avere successo professionalmente, economicamente e con i bambini.

Rinunciare a usare molti aspetti di sé è lo stratagemma che Roberta utilizza inconsciamente, per non far pesare al marito il suo titolo di studio, le sue possibilità di guadagno, la sua creatività e la sua empatia.

Quando diventa strega, Roberta perde ogni successo mentre Luciano diventa ricco.

Forse non ricco di titoli… ma, certamente, ricco di possibilità e risorse.

Nel corso della terapia Roberta imparerà a riappropriarsi della carriera professionale e a lasciare che il suo anticonformismo entri a far parte della relazione di coppia.

Solo così il rapporto con i tre figli potrà essere vivificato dai metodi nuovi e originali con cui è solita risolvere i problemi e superare le difficoltà.

Gettata la veste da strega, Roberta potrà permettere alla passione e alla creatività di trasformarla in una sciamana (invece che in una megera) capace di muoversi con maestria tra le tante dimensioni della vita famigliare, lavorativa, sociale e coniugale.

Carla Sale Musio

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lug 27 2017

CREATIVITÀ, ANTICONFORMISMO E… SOFFERENZA

“Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.”

F. Nietzsche

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La creatività non è, come si ritiene comunemente, un particolare talento artistico.

La creatività è quella risorsa che permette di scoprire nuove possibilità… un po’ dappertutto.

Un creativo può essere una persona che ignora la storia dell’arte e incapace di disegnare. 

La sua creatività consiste nell’inventare modi diversi e migliori per fare le cose di sempre.

Chi possiede una Personalità Creativa è spinto da una specie di forza interiore a cambiare spesso.

Perciò quando ha stabilito un certo assetto, avverte un’esigenza insopprimibile a cambiare tutto per crearne un altro diverso e nuovo.

Questo modo di essere e di vivere, basato su frequenti trasformazioni, genera spesso delle incomprensioni tra chi possiede una personalità creativa e le persone che gli vivono accanto e che, invece, interpretano la sua insopprimibile necessità di variare come irrequietezza, instabilità, incoerenza e altre spiacevoli cose del genere.

Per un creativo esprimere la creatività è come per una pianta fare i suoi frutti, una conseguenza naturale della sua stessa esistenza.

Se gli viene impedito di manifestare il suo spontaneo bisogno di creare, rivolgerà contro di sé la fisiologica propensione al cambiamento e comincerà a produrre sintomi creativi, cioè sintomi difficilmente omologabili.

La creatività è una dote bellissima.

Tuttavia porta con sé numerose sofferenze.

Diversità, solitudine, incomprensione, ridicolizzazione, emarginazione, sono solo le più importanti.

Vediamole una per una:

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DIVERSITÀ

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La creatività spinge a guardare le cose abituali con occhi diversi, in modi nuovi e per questo insoliti.

Spesso ci vuole parecchio tempo perché le novità siano accettate e condivise anche da chi non è creativo e altrettanto portato ad accettare le innovazioni.

Infatti, un bisogno di stabilità e di prevedibilità ci rende sospettosi e diffidenti davanti a quello che ancora non conosciamo.

Spesso chi è creativo può sentirsi solo.

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SOLITUDINE

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L’originalità e la genialità in un primo momento possono essere marchiate come follia e ritenute sbagliate.

La storia è piena di grandi pensatori diffamati e maltrattati proprio a causa delle loro idee nuove. 

Uomini e donne considerati innovatori soltanto molti anni più tardi, quando le loro scoperte, finalmente assimilate e condivise, sono diventate più consuete e quindi considerate normali.

Spesso chi è creativo può sentirsi incompreso.

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INCOMPRENSIONE

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Creatività e normalità sono antitetiche. 

Ecco perché in un primo momento la creatività può essere additata come anormalità.

Effettivamente la creatività per definizione non può essere normale, nel senso di: comune, abituale, scontato.

Creare qualcosa di nuovo significa avventurarsi nell’imprevedibile, dentro cose, pensieri, stati d’animo sconosciuti e per questo poco controllabili.

Cose, pensieri e stati d’animo che, costringendoci a cambiare, sovvertono l’ordine costituito.

Rinunciare alle proprie certezze e abitudini può essere molto faticoso e impopolare.

Spesso chi è creativo può venire ridicolizzato.

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RIDICOLIZZAZIONE

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L’a-normalità è una caratteristica intrinseca alla creatività, ma a nessuno piace essere considerato anormale. 

Questa parola è sinonimo di: squilibrato, handicappato, anomalo, pervertito, irregolare, strano.

Questi attributi poco desiderabili sono usati per schernire ed emarginare piuttosto che nel loro originario significato.

Spesso chi è creativo può essere emarginato.

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EMARGINAZIONE

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Proporre aspetti diversi e nuovi si scontra con il bisogno conformistico di sentirsi parte di un gruppo.

Le novità e le diversità minano l’appartenenza e per questo sono combattute e allontanate, soprattutto nelle organizzazioni rigide.

Spesso chi è creativo può essere trattato come un diverso.

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Per tutti i motivi esposti sin qui, la creatività è una dote bellissima ma difficile da gestire.

Chi la possiede, a volte finisce per usarla per nascondersi camaleonticamente (a se stesso e agli altri) perché manifestarla apertamente rischia di incontrare poco favore se non un’aperta emarginazione.

La creatività si scontra con il bisogno di ordine, di stabilità, di prevedibilità, di conformismo e di perfezione.

Soprattutto quando si è  bambini, avere una personalità creativa può farci sentire diversi, strani, fuori schema, anomali.

Durante la crescita il bisogno di riconoscimento e approvazione è fortissimo e ci spinge a conformarci ai modelli correnti pur di ottenere l’approvazione.

Le intuizioni creative possono essere considerate stranezze dalla maggioranza delle persone che abbiamo intorno e provocare derisione, emarginazione, incomprensione e solitudine.

Ecco perché tante volte creatività, fantasia e originalità sono nascoste dietro un apparente conformismo o una razionalità esagerata.

La creatività è la capacità di staccarsi dal gruppo per camminare con un passo diverso.

Viverla in prima persona vuol dire attraversare la solitudine fino a incontrare un se stesso sconosciuto.

Non sempre è facile.

Bisogna avere il caos dentro di sé per generare una stella danzante.

Carla Sale Musio

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lug 03 2017

PERSONALITÀ CREATIVE, EMPATIA E MOLTEPLICITÀ DEI SÈ

Le Personalità Creative riescono a immedesimarsi con facilità nei vissuti degli altri e scoprono presto una verità fondamentale nelle relazioni:

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quando ci si cala nel punto di vista di chi parla,

ognuno  ha ragione

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Infatti, partendo dagli stessi presupposti si giunge di solito alle stesse conclusioni.

La capacità di sperimentare le emozioni, proprie e altrui, senza censurarle, si trasforma in una grande ricchezza interiore e permette di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa poliedrica molteplicità di sé permette alle personalità creative di cambiare secondo le circostanze.

Quando, però, non è riconosciuta, può creare momenti di confusione e incertezza.

Infatti, la possibilità di avere un ventaglio di punti di vista contemporaneamente (ad esempio tanti quanti sono i partecipanti a una discussione) mette in serio pericolo la percezione della propria coerenza.

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AURORA, JACOB E LE VACANZE

IN SARDEGNA

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Quando arriva al primo appuntamento Aurora non sa più cosa fare… con se stessa.

Il suo tirocinante Jacob è svogliato e perditempo e sembra interessato più al mare della Sardegna che al tirocinio nel laboratorio di ceramica etnica.

Aurora è sempre piena d’impegni e conduce una vita indaffarata e senza soste, dividendosi tra la ceramica etnica, la ricerca universitaria e una vita di coppia appena cominciata e già problematica.

Ha accettato di prendere con sé un tirocinante, soltanto perché glielo ha chiesto una persona che per lei è speciale: l’insegnante di antropologia con cui ha lavorato all’università.

Adesso, però, si rende conto che il giovane straniero, promettente e pieno d’inventiva (così le è stato proposto), è qui soprattutto per farsi una vacanza pagata dalla borsa di studio.

I ritmi lenti di Jacob la innervosiscono e quel suo vivere perennemente alla giornata, senza progetti, lo sente come un fardello che grava su di lei.

“Come mai si assume totalmente la responsabilità del rendimento di Jacob?”

Domando, cercando di comprendere le ragioni di quell’esagerato senso del dovere.

“Non posso esonerarmi!”

Sospira, giocherellando col bordo della giacca.

“Non voglio che la professoressa di antropologia pensi che trascuro il lavoro che le ho promesso.”

“Ma è stata proprio la sua insegnante a proporle Jacob, di sicuro ne conosceva l’indolenza.”

Aurora mi guarda interdetta, sa benissimo che è così.

Ma non riesce a restare fedele a quella comprensione.

La molteplicità dei suoi punti di vista la porta a essere contemporaneamente tre persone diverse e coinvolte in questo problema: Aurora, Jacob e la Professoressa di Antropologia.

Mi armo di pazienza.

Ci vorrà un po’ di tempo per chiarire insieme la pluralità dei suoi sé.

La capacità di essere diversa in situazioni diverse, è ciò che in questo momento rende Aurora confusa e insicura rispetto al comportamento da tenere con Jacob.

Infatti:

Quando lavora con lui, sente che l’attenzione mutevole del ragazzo dipende dalle diverse aspettative sul tirocinio.

In pochi mesi Jacob vorrebbe imparare la ceramica etnica… ma anche conoscere il mare e le spiagge della Sardegna.

Perciò Aurora cerca di assecondarlo, organizzando il suo apprendimento in modo elastico e non troppo impegnativo.

Quando parla con l’insegnante di antropologia, un’Aurora Efficiente e Attiva si sostituisce alla tutor di Jacob e propone un corso altamente specializzato e intenso, che renda in pochi mesi una preparazione adeguata sia nella teoria che nella pratica.

Quando poi rientra a casa, l’Aurora Innamorata occupa il posto delle altre due e progetta vacanze e momenti magici da trascorrere in coppia, per far crescere l’intimità e la condivisione di un progetto di vita insieme.

E fino a qui di Aurora ce ne sono solo tre.

C’è poi un’Aurora che vorrebbe andare ogni tanto a trovare i genitori

Un’Aurora che ama uscire insieme alle amiche

Un’Aurora che sogna di avere un bambino

Un’Aurora che ha bisogno di leggere e viaggiare per aggiornarsi sul suo lavoro con la ceramica etnica…

Un’Aurora che sta cercando di riordinare gli appunti per dare forma alla pubblicazione di un libro…

Un’Aurora (ma questa è completamente schiacciata dal peso delle altre) che ama passeggiare in mezzo alla natura senza doversi preoccupare di niente…

Nel corso di colloqui Aurora diventerà più consapevole delle sue poliedriche possibilità di espressione e riuscirà ad armonizzare le diverse “se stessa”, fino a trovare un nuovo equilibrio interiore più rispettoso delle sue personali esigenze e priorità.

Carla Sale Musio

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mag 22 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA: punti di forza e punti deboli

La Personalità Creativa è una personalità sana e capace che possiede molte qualità e riguarda persone un po’ speciali.

Uomini e donne che è bello incontrare, conoscere e avere vicino perché la loro disponibilità a voler bene e a creare armonia rende più bella la vita e fa del mondo un posto migliore.

Ritengo che questa struttura di personalità sia caratterizzata da un più attivo funzionamento dell’emisfero destro e che, in conseguenza di ciò, possieda una serie di risorse che la rendono capace di adattarsi in ambienti diversi.

Perché possa esprimere le qualità che possiede è necessario, però, che le sue caratteristiche siano comprese.

Infatti, quando le Personalità Creative non sono riconosciute, o peggio, sono fraintese, la loro creatività le porta a  “normalizzarsi” per adattarsi alle richieste dell’ambiente.

Ma questo dover nascondere la personalità autentica, causa un malessere psicologico che in alcuni casi può arrivare fino alla depressione o agli attacchi di panico.

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Ecco i punti di forza e i punti deboli di questa struttura di personalità:

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Sanno vedere le cose in modi nuovi

La caratteristica principale di queste persone è la capacità di spostare il loro punto di vista, che le porta a sperimentare opportunità, cose e situazioni sempre diverse.

Sono empatici

Ascoltare, comprendere e condividere i sentimenti sviluppa in loro l’altruismo e l’emotività.

Chi possiede una Personalità Creativa è attento ai bisogni degli altri, sensibile, accomodante e disposto a sacrificarsi per il bene comune.

Sono creativi

La creatività li rende poliedrici, pieni d’interessi diversi, pronti a fare progetti e a trovare soluzioni per affrontare la vita e le difficoltà di tutti i giorni.

Molteplicità di sé

Sperimentare le emozioni (proprie e altrui) senza censurarle, si trasforma in ricchezza interiore e nella possibilità di usare parti diverse di se stessi in momenti e situazioni diverse.

Questa molteplicità di sé permette alle personalità creative di essere persone diverse secondo le circostanze.

Altruismo

Comprendere gli altri li spinge a considerare l’interesse di tutti, a volte anche contro il loro stesso interesse.

Questo costituisce, probabilmente, il loro requisito meno compreso.

Sempre pronti a cambiare

Le Personalità Creative sono emotivamente ricche e spontaneamente portate al cambiamento.

Cambiano facilmente abitudini, gusti, idee e progetti.

Leadeship poco appariscente

Poco propense a mettersi in mostra, le Personalità Creative possiedono un carisma naturale che le porta a trovarsi al centro delle situazioni.

Sono quelli cui tutti fanno riferimento, anche se spesso si tratta di leader poco appariscenti.

Intuizione

Anticipazioni di fatti che non sono ancora successi, conoscenza istintiva dei pensieri degli altri, percezioni che non sono attribuibili ai cinque sensi, sesto senso…

Le Personalità Creative possiedono una naturale sensitività, cioè utilizzano spontaneamente e istintivamente queste risorse.

Radar inconscio

Le Personalità Creative sono dotate di una sorta di radar inconscio e captano gli stati d’animo degli altri.

Questo fenomeno avviene in loro spontaneamente e involontariamente.

Può succedere che si sentano “male”, “a disagio” o “tristi” senza nessun motivo; perché, inconsapevolmente, stanno sentendo “il male”, “il disagio” o “la tristezza” di qualcun altro.

Piccoli gruppi

Proprio perché la loro attenzione è sempre totale, preferiscono dedicarsi a poche persone alla volta e, di solito, prediligono i gruppi poco numerosi o le relazioni individuali.

Discontinui e dispersivi

La loro innata curiosità li rende poliedrici e originali, ma anche tendenzialmente discontinui e dispersivi perché il bisogno di cambiare si scontra con la costanza necessaria per portare avanti i progetti.

Eccessiva razionalità

In alcuni casi, la paura della propria “diversità” le spinge a costruire una rigida razionalità, cioè un potente emisfero sinistro, con cui tenere a bada le attività dell’emisfero destro, considerate responsabili di tutte le loro sofferenze.

Insicurezza

Gestire una molteplicità di sé può portare a sentirsi insicuri e incoerenti e può generare idee di auto svalutazione e bassa autostima.

La plasticità, infatti, non è sempre facile da condividere e, purtroppo, a volte può essere interpretata come incoerenza e mutevolezza del carattere.

Camaleontismo

Davanti alle incomprensioni, possono costruire un falso sé, apparentemente ben adattato, che nasconde abilmente l’apparato emotivo e lascia trapelare la propria sofferenza solo in forma criptata.

Isolamento

La necessità di ritrovare se stesse, dopo aver esplorato altre “realtà”, spinge le Personalità Creative ad aver bisogno di isolarsi periodicamente.

Selezionare i climi emotivi

Per questi caratteri, sempre partecipi e attenti al presente, non fa differenza che si tratti di un film o di una realtà e devono selezionare i contenuti in cui s’immergono per evitare di soffrire inutilmente.

A-temporalità

La loro attenzione è totale, perciò perdono la percezione del tempo che passa quando s’immergono in ciò che stanno facendo. Questo rende difficile la programmazione…

Questo elenco è una rapida panoramica della Personalità Creativa, di cui ho descritto approfonditamente pregi e difetti nel libro:

LA PERSONALITÀ CREATIVA

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Carla Sale Musio

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apr 09 2017

LA PERSONALITÀ CREATIVA… ecco come funziona!

Chi possiede una Personalità Creativa ha un emisfero destro del cervello particolarmente attivo e questo favorisce un’innata elasticità nello spostare il proprio punto di vista.

Vedere il mondo in tanti modi diversi consente di avere una molteplicità d’informazioni e sviluppa la creatività e l’empatia.

Si può dire dire, perciò, che i creativi hanno sempre:

  • tanti punti di vista diversi

  • creatività

  • empatia

Ma un emisfero destro attivo porta con sé anche altre abilità, e le Personalità Creative possiedono anche:

  • intuizione

  • capacità di sintesi

  • a-temporalità (cioè concentrazione sul presente)

  • facile accesso all’inconscio

  • attenzione alle relazioni

  • ascolto dei sentimenti

Analizziamo queste caratteristiche una per una:

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INTUIZIONE

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L’intuizione è la capacità, non logica, di sapere qualcosa senza sapere come si fa a saperla.

È la conseguenza di un contatto profondo con l’inconscio, cioè con la sede di quello che non è consapevole, perché, appunto, non raggiunge la soglia della nostra coscienza.

Nell’inconscio, secondo Carl Gustav Jung (psicologo svizzero allievo e contemporaneo di Sigmund Freud) sono conservate tutte le memorie: quelle personali, ma anche quelle familiari, del proprio paese e della propria etnia. 

Egli sostiene che nell’inconscio collettivo sono archiviate le esperienze vissute dall’umanità.

Le personalità creative sono dotate di un sesto senso che le informa su diversi argomenti (e che, purtroppo, spesso non ascoltano perché la loro logica si ribella).

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CAPACITA’ DI SINTESI

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La capacità di sintesi è la qualità che permette di avere una visione d’insieme

Ciò che ci fa cogliere l’armonia anche tra cose apparentemente molto diverse tra loro, i nessi che stanno dietro alle parole, i legami che uniscono le persone.

La creatività utilizza spesso questo meraviglioso talento e l’empatia se ne avvale per comprendere l’apparente illogicità delle relazioni affettive.

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A-TEMPORALITA

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L’a-temporalità è la conseguenza di un’attenzione focalizzata sul momento presente

Quando siamo talmente assorbiti in ciò che stiamo facendo da perdere completamente la percezione del tempo, dei nostri bisogni (fame, sete, sonno, ecc.) e di tutto ciò che ci succede intorno, stiamo vivendo uno stato di a-temporalità.

I creativi parlano di “ispirazione”, gli innamorati invece la chiamano “estasi”. 

In entrambi i casi non ci si rende conto del tempo che passa.

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FACILE ACCESSO ALL’INCONSCIO

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Nei sogni, ma anche in tutti quei momenti in cui lasciamo che i nostri pensieri fluiscano liberamente senza esercitare un controllo razionale, l’inconscio ci invia dei messaggi sotto forma d’immagini, sensazioni, stati d’animo e consapevolezze improvvise.

Le Personalità Creative utilizzano spesso informazioni che emergono dall’inconscio come una visione improvvisa, quando sono soprappensiero. 

Può succedere alla fermata dell’autobus, o quando stanno lavando i piatti, o mentre guidano. 

Di colpo, arriva una soluzione o appare un nesso che non si era visto fino a quel  momento.

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ASCOLTO DEI SENTIMENTI

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L’ascolto dei sentimenti, propri e altrui, comporta una grande capacità empatica che diventa tanto maggiore quanto più la si esercita.

Le Personalità Creative si trovano facilmente in situazioni di ascolto e relazione con gli altri.

Si tratta di persone che hanno un’innata abilità nel comprendere gli stati d’animo e nel saperli ascoltare. 

Sono quelli che tutti cercano per sfogarsi

Ma anche quelli cui facilmente ci si dimentica di chiedere: “Come stai?”, proprio perché la capacità di ascolto è tale da far scomparire completamente i loro problemi agli occhi dell’interlocutore.

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ATTENZIONE ALLE RELAZIONI

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L’attenzione alle relazioni è la conseguenza di una buona capacità di sintesi, dell’abilità nel comprendere i sentimenti, di una grande intuizione e di un contatto profondo con l’inconscio.

È ciò che ci permette di capire cosa tiene insieme le cose e le persone.

Riguarda la maestria nel creare armonia anche fra realtà apparentemente incompatibili, e appartiene ai creativi. 

Chi è empatico ne fa largo uso quando mette d’accordo le persone in conflitto tra loro.

In aggiunta alle abilità elencate sopra (che dipendono tutte da un emisfero destro attivo) le personalità creative di solito hanno anche:

  • molti interessi

  • curiosità

  • autonomia

  • originalità

  • cooperazione

ma anche:

  • discontinuità

  • dispersività

Le Personalità Creative sono caratterizzate da una pluralità d’interessi che le porta a saper fare molti mestieri.

La loro innata curiosità le spinge a interessarsi a cose diverse, anche se, spesso, le rende discontinue e dispersive.

Sono persone che partono piene di entusiasmo e che si perdono strada facendo, catturate da nuove attività che a loro volta lasceranno il posto ad altri affascinanti richiami… in una catena senza soluzione di continuità.

Danno vita a tante idee che non sempre portano a compimento, ma tutte le iniziative intraprese arricchiscono il bagaglio della loro esperienza e amplificano la loro indipendenza.

Sono autonome e originali per natura, perché la capacità di cambiare e il desiderio di conoscere le spingono a sperimentare sempre nuove possibilità di se stesse.

Sono spontaneamente portati alla cooperazione e del tutto disinteressate alla competizione.

Per queste persone creare è molto più divertente che vincere.

Creare significa dare forma a un progetto che le appassiona e per la cui realizzazione desiderano impegnarsi.

Mentre la competizione le lascia sempre inappagate, per loro è molto avvincente realizzare qualcosa di nuovo, diverso e… possibilmente migliore!

Carla Sale Musio

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mar 09 2017

NEONATI CREATIVI

I bambini che hanno una Personalità Creativa possiedono un’innata empatia e sono capaci di percepire i climi emotivi già da molto piccoli.

Questi bambini sentono gli stati d’animo degli altri, anche quando non sono ancora in grado di comprendere i propri vissuti e non si sono formati gli strumenti necessari per interpretarli.

L’egocentrismo che caratterizza l’infanzia, li porta a vivere le emozioni di chi li circonda come se fossero proprie e questo può creare confusione nella comprensione delle relazioni.

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UNA PAPPA PERICOLOSA…

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Marco ha soltanto pochi mesi e all’ora della pappa si sveglia in lacrime, in preda ai morsi della fame.

Sentendolo piangere a squarciagola, la sua mamma, Sabina, che stava guardando un film alla televisione, corre a prenderlo in braccio.

Consola Marco con tanti bacetti e con dolcezza lo attacca al seno per dargli la sua poppata.

Mentre il bimbo succhia avidamente il latte, la donna riprende a seguire la tv.

Marco si sente tranquillo e al sicuro tra le braccia della mamma e Sabina si lascia catturare progressivamente dalla trama del film, vivendo momenti di tensione e di paura durante le scene di pathos.

Contemporaneamente Marco, soddisfatto e felice della pappa, comincia a sentirsi anche teso, impaurito e in pericolo, proprio come se qualcosa di brutto stesse per accadere da un momento all’altro.

Ben presto riprende a piangere ma, questa volta Sabina non ne capisce le ragioni.

Tenta di calmarlo in tutti i modi, senza riuscirci, e diventa sempre più nervosa.

In poco tempo si innesta un circolo vizioso tra mamma e bambino.

Più Sabina si sente incapace di rassicurare Marco, più diventa tesa e nervosa, più Marco percepisce in sé le emozioni della mamma, più diventa nervoso e piange.

Nel bambino, infatti, la coesistenza dei propri sentimenti (protetto, rilassato e al sicuro) con quelli della mamma, che egli vive come suoi (teso, in pericolo, e nervoso), fa nascere uno stato di confusione e di instabilità emotiva che il piccolo manifesta diventando irrequieto.

Questa mescolanza di vissuti, se non viene opportunamente capita e gestita, nel tempo potrà trasformarsi in confusione sulla comprensione dei propri bisogni emotivi.

Solo quando la mamma ritroverà la calma in se stessa, riuscirà finalmente a rassicurare Marco e a tranquillizzarlo.

Carla Sale Musio


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feb 06 2017

io non sono normale: AMO TROPPO

Io non sono normale:

  • amo troppo

  • amo in modo sbagliato

  • amo senza selezionare nulla

  • amo anche quando non voglio

  • amo senza nemmeno rendermene conto

  • amo a sproposito

  • amo stupidamente

  • amo senza ritegno

  • amo goffamente

  • amo incessantemente

Mi tornano alla mente tanti volti e tante storie diverse, tutte con la stessa disarmante richiesta:

“Voglio essere come tutti gli altri. Voglio essere normale!

Angela, Sara, Matteo… i nomi e i racconti personali cambiano, la sofferenza è sempre la stessa.

“Quali risultati vorrebbe ottenere diventando ‘normale’?” 

Mentre osservo i loro occhi, carichi di disperazione e di speranza, mi preparo a una lunga trattativa.

Dobbiamo definire insieme il punto di arrivo del lavoro psicologico e, finché non ci troveremo d’accordo sui risultati da raggiungere, non si potrà cominciare nessun percorso.

Angela, Sara o Matteo dovranno essere aiutati a comprendere che non si può cambiare la propria capacità di amare, se non per amplificarla.

Non si può ridurla.

Non si può lobotomizzare l’amore.

Si può solo farlo crescere.

E questo è esattamente il contrario di ciò che mi stanno chiedendo con tanta speranza e tanto desiderio.

Ecco perché il mio mestiere richiede pazienza.

“Come mai non le piace questo suo modo di amare?” 

Chiedo.

“Sta scherzando? E come potrebbe piacermi?! Certo che non mi piace!!!! Mi crea un sacco di problemi inutili! Le sembra bello piangere guardando il TG?!”

Angela mi guarda innervosita.

“Eppure… il telegiornale riporta notizie talmente tristi e catastrofiche che mi sembra difficile non piangere. Se una persona s’immedesima nella sofferenza degli altri, non può che sentirla dentro di sé come se fosse la sua.”

“Si, infatti…”

“La capacità di comprendere il dolore degli altri è una cosa buona. Chi la possiede ha una marcia in più. Significa che ha un cuore.”

“Ah! Be’… di quello io ne ho anche troppo!”

Andiamo avanti così.

Lavoriamo sul valore e sull’importanza di saper ascoltare il proprio cuore e arriviamo a un accordo costruito insieme.

Non ci occuperemo di cambiare i sentimenti, ma uniremo le forze per imparare a gestirli.

Imparare a gestire i sentimenti, senza censurarli e soprattutto senza vergognarsene è il primo passo verso una vita migliore.

Una vita dove le emozioni siano permesse, ascoltate, comprese e valorizzate.

Una vita libera dalla guerra contro il proprio cuore.

E’ il primo passo per costruire un mondo migliore.

Carla Sale Musio

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gen 05 2017

La mia intervista su: ROUTE 23

Cari lettori, amici e curiosi, sono emozionata e felice di condividere con voi la mia intervista su:

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Route 23

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controvento verso di me

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in cui racconto della mia vita, del mio lavoro, dei miei libri e delle mie scelte spesso controverse…

Per leggerla basta cliccare il link qui sotto:

30 domande a Carla Sale Musio

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dic 10 2016

CREATIVITÀ ED EMPATIA: viaggiare tra infinite realtà possibili

Quando parlo di creatività, intendo la capacità di spostare il proprio punto di vista per osservare e interpretare le cose in modi sempre diversi.

Non mi riferisco a un’abilità artistica.

Un bravo artigiano non è necessariamente un creativo.

E non è detto che un creativo sia dotato di una grande manualità.

Voglio parlare di quell’intuizione che permette di far nascere qualcosa di nuovo dove tanti non riescono a vedere altro che forme abituali e scontate.

Spostare il punto di vista significa identificare altre possibilità dentro le situazioni che incontriamo abitualmente.

E’ stato dimostrato che il cervello tende a riconoscere soltanto le immagini che gli sono abituali e, letteralmente, non vede quello che non si aspetta di vedere.

Nella immagine qui sopra, vediamo un triangolo bianco che si sovrappone a tre cerchi neri.

Ma si tratta di un’illusione percettiva perché nella figura non ci sono né triangoli né cerchi. 

Da un punto di vista geometrico, si tratta di tre settori circolari neri e tre angoli neri disposti con un certo ordine l’uno rispetto all’altro. 

Al triangolo bianco, che noi distinguiamo con chiarezza, non corrisponde nessun oggetto fisico.

Il cervello, però, costruisce un’immagine che non esiste e riconosce quello che gli è più familiare, piuttosto che vedere ciò che è stato realmente rappresentato.

In quest’altra figura, invece, la rappresentazione di un volto femminile prevale sul disegno dell’albero e dei tre uccelli in volo, che sono stati effettivamente disegnati.

Anche in questo caso, il cervello riconosce per prima la forma di una faccia umana e solamente in seguito distingue gli uccelli e l’albero, che pure sono molto evidenti.

La forma archetipica del viso umano tende a prevalere sulle altre, perché è una delle prime che riconosciamo, già dai primi momenti dopo la nascita.

In questo disegno, realtà e finzione si alternano, creando in chi guarda un senso di disorientamento percettivo.

Tornando alla creatività, spesso un creativo riesce a vedere… anche quello che non si aspetta.

Perché non lo esclude a priori, anzi, lo cerca.

E proprio perché lo cerca, prima o poi, lo trova.

Ma come si fa a cercare qualcosa senza sapere cosa?

Non può trattarsi di un processo logico…

E’, invece, una disponibilità, una sorta di fiducia interiore, uno stato d’animo, qualcosa che la ragione non si spiega, ma di cui scopre l’esistenza con i fatti, cioè ad azione avvenuta.

Vediamolo meglio con un esempio:

“ Voglio trasformare questa giacca bucata in un capo originale e ricercato.”

Pensa la sarta, mentre lascia che l’idea creativa affiori spontaneamente nella sua testa.

Non fa nulla.

Semplicemente aspetta, fiduciosa che il buco nella giacca si trasformi… in un taschino!

Inaspettato e, per questo, originale.

La creatività funziona così.

Sposta il punto di vista e ci fa vedere una tasca là dove prima c’era soltanto un buco.

Non serve saper cucire per essere creativi.

Serve poter credere con fiducia che un buco possa diventare qualcosa di bello, invece che essere solamente un difetto.

E’ la fiducia che mette in moto il processo?

No.

La fiducia da sola non basta.

Ciò che serve è la capacità di abbandonare il proprio modo di interpretare la realtà, per aprirsi ad una lettura completamente nuova.

Per me è un buco ma… cos’altro potrebbe essere? 

Lasciare andare le proprie certezze e spostarsi in altre “realtà”.

Chi è creativo fa questo.

E chi è empatico?

Fa la stessa cosa.

Anche se creatività ed empatia sono qualità abbastanza diverse, presuppongono entrambe la capacità di abbandonare il proprio punto di vista.

L’empatia è la capacità di comprendere cosa un’altra persona stia provando e per riuscirci bisogna lasciar andare il proprio modo d’interpretare la vita per assumere quello di qualcun altro.

Spostare il punto di vista è un po’ come cambiare vestito, ci rende diversi, nuovi e aumenta la nostra ricchezza interiore.

Chi è capace di accantonare le proprie idee per provare a sperimentarne altre, acquisisce una maggiore elasticità, una plasticità interiore che inevitabilmente rende le emozioni più varie e più sfumate.

Così, creatività ed empatia, anche se sono diverse, spesso camminano insieme, componendo un modo variegato, ricco e polimorfo di percepire le realtà (interiori, esteriori, proprie, degli altri e delle cose).

E naturalmente, più sono utilizzate…più s’incrementano, vicendevolmente.

Torniamo adesso alle personalità creative…

Le personalità creative possiedono una naturale predisposizione a spostare il loro punto di vista e per questo sono spontaneamente portate all’empatia e alla creatività.

Ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, concentrazione sul presente, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni… costituiscono le loro caratteristiche principali.

Carla Sale Musio

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ott 28 2016

CERVELLI CREATIVI

Negli anni ’60, gli studi sul funzionamento del cervello, del dottor R. W. Sperry e dei suoi allievi, hanno dimostrato come creatività e empatia siano funzioni dell’emisfero destro del cervello.

Ho ipotizzato, perciò, che la Personalità Creativa sia una struttura di personalità caratterizzata da un emisfero destro particolarmente attivo.

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Ma come funziona il cervello?

E cosa significa avere un emisfero destro attivo?

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Il nostro cervello è formato da due emisferi, destro e sinistro, con funzioni e abilità specifiche.

Entrambi gli emisferi collaborano tra loro ma funzionano in modi diversi.

Approssimativamente possiamo dire che l’emisfero sinistro coglie le cose in modo analitico, lineare, logico matematico, razionale, consequenziale e oggettivo.

Mentre l’emisfero destro comprende in modo intuitivo, analogico, immaginativo, relazionale, sintetico, divergente e soggettivo.

Come si può intuire da questo elenco, empatia e creatività sono funzioni che appartengono all’emisfero destro.

Perciò quando ci sentiamo creativi o siamo in empatia con qualcuno, questo emisfero è al lavoro e tutte le sue competenze sono attive.

Mentre l’emisfero sinistro tiene conto della sequenza dei fatti, ha una visione analitica e si basa sul ragionamento e sulla logica, l’emisfero destro è attento alle relazioni tra le cose, ha una visione d’insieme ed è focalizzato sul presente. 

Inoltre, ha un contatto diretto e immediato con l’inconscio, da cui spesso attinge conoscenze e consapevolezze “non logiche”.

Questa sua capacità è la fonte delle intuizioni improvvise, di quel sapere che si accende come una lampadina senza bisogno di passaggi intermedi.

L’inconscio, infatti, è, per definizione, la sede di ciò che non sappiamo, delle cose di cui non ci ricordiamo più. 

E’ il serbatoio in cui finiscono tutte le consapevolezze che, occupando troppo la nostra mente, renderebbero la vita sovraccarica di informazioni inutili e piena di confusione. 

Nell’inconscio si trovano tutte le esperienze che abbiamo vissuto, le cose che abbiamo visto, i libri che abbiamo letto, le parole che abbiamo detto e ascoltato, e via dicendo… tutto quello che ci è successo! 

Tutto questo sapere è contenuto nel nostro inconscio ed esiste sotto la soglia della consapevolezza cosciente.

L’emisfero destro, grazie alla sua propensione alla sintesi e alla globalità, pesca da quel bagaglio di conoscenza ciò che gli serve, con immediatezza e senza passare attraverso la sequenza del ragionamento logico. 

Mentre l’emisfero sinistro, ricercando le cause e gli effetti di tutte le cose impiegherebbe moltissimo tempo per trovare e mettere in ordine le informazioni.

Entrambi gli emisferi del cervello sono indispensabili per avere una visione corretta della realtà, ma, solitamente, durante la crescita l’emisfero sinistro tende a prevalere su quello destro, che progressivamente vi si sottomette, finendo per essere utilizzato meno.

I programmi scolastici, infatti, prediligono lo studio analitico, razionale e logico matematico, peculiarità che appartengono tutte all’emisfero sinistro, e danno meno importanza alle sintesi, alla creatività, all’empatia, al ritmo, all’utilizzo delle immagini e a tutte le funzioni che competono all’emisfero destro.

Si struttura così, durante gli anni della scuola, una sorta di “dittatura” di un emisfero sull’altro e si forma l’abitudine mentale a operare seguendo la logica senza considerare più il pensiero creativo, le sensazioni e le intuizioni.

Credo che le Personalità Creative possiedano un emisfero destro incapace di sottomettersi all’emisfero sinistro.

In loro, nonostante il bombardamento “logico matematico” subito durante gli anni di scuola, si mantengono sempre vive tutte le sue funzioni: ascolto dei sentimenti, intuizione, capacità di sintesi, atemporalità, facile accesso all’inconscio, attenzione alle relazioni, creatività ed empatia.

Carla Sale Musio

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