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lug 09 2017

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé

Convinti di possedere soltanto una personalità, tendiamo a identificarci con le parti dominanti di noi stessi, senza prestare attenzione all’avvicendarsi sulla scena psichica di tanti altri aspetti che (cercando di far valere nell’ombra il loro diritto all’esistenza) agiscono a nostra insaputa.

L’alternarsi (inconscio e perciò imprevedibile) di parti diverse della psiche, crea un doloroso stato di confusione interiore che, impropriamente, cerchiamo di risolvere ignorando i sé giudicati meno importanti mentre, di momento in momento, ci lasciamo possedere dalla loro energia, senza alcuna possibilità di gestione o di controllo.

In nome della coerenza, evitiamo il contatto con la ricchezza che caratterizza il mondo interiore e, non prendendo in considerazione la molteplicità che ci appartiene, circoscriviamo le possibilità espressive a poche forme, stereotipate e prevedibili.

In questo modo annichiliamo il nostro potere, riducendo la creatività e la pienezza e scivolando inevitabilmente nell’insoddisfazione.

La depressione, gli attacchi di panico e tante altre sofferenze psicologiche, segnalano l’estromissione dalla vita emotiva degli aspetti giudicati sconvenienti o poco opportuni.

Aspetti che, per ricevere la nostra attenzione, sono costretti a indossare i panni delle paure, degli incubi, dell’ansia e della sintomatologia fisica.

Reprimere la ricchezza emotiva, infatti, provoca conseguenze nefaste sulla psiche e si ripercuote negativamente nella quotidianità, dando vita a quel senso d’insoddisfazione esistenziale che colora di grigio le giornate di tante persone.

La creatività è la più potente medicina che esista e il suo potere trasformativo e rigenerante si esprime soprattutto nell’accoglienza della poliedricità di se stessi.

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Ma come gestire quella moltitudine di sé che chiede a gran voce di prendere in mano le redini della vita per condurci nel mondo a modo suo?

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La soluzione è uno spazio interiore ricco di saggezza, creatività, potere e risorse, che è indispensabile conoscere e che chiamiamo:

io cosciente

L’io cosciente (non è un sé e nemmeno una personalità) è un atteggiamento interiore, un luogo della coscienza da cui osservare il movimento dei sé senza identificarsi con nessuno di loro.

Proprio come un direttore d’orchestra conosce i pregi e i difetti di ogni strumento e ne dirige l’alternarsi, ottenendo una meravigliosa armonia, così l’io cosciente conosce le risorse e i punti deboli di ogni sé e dosa la loro partecipazione, ottimizzando creativamente le possibilità espressive di ciascuno.

Entrare nello spazio dell’io cosciente significa porsi al centro dell’orchestra e da quel centro ascoltare il suono di ogni strumento, individuandone le potenzialità e i limiti, e armonizzandolo con tutti gli altri.

Porsi in quel baricentro di consapevolezza ci aiuta a non scivolare involontariamente dentro l’energia di un sé, permettendoci di comprendere il punto di vista da cui osserva la vita.

Questo non vuol dire lasciar agire impunemente le parti di noi che non ci piacciono.

Al contrario, significa concedere anche agli aspetti meno edificanti un momento di attenzione e di ascolto, creando una sorta di riserva protetta dove poterne scoprire e valorizzare le specificità, senza lasciarsi trascinare dalla loro energia e senza escluderli dalla coscienza.

Non possiamo vivere costantemente nella centralità imparziale dell’io cosciente, perché la forza emotiva di ogni sé e l’immediatezza degli avvenimenti ci trascinano inevitabilmente in una danza senza fine.

Tuttavia, spostarsi ogni tanto in un punto di osservazione neutrale e partecipe, consente di dosare le energie della psiche in maniera funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Più grande sarà lo spazio che dedichiamo a questa consapevolezza, maggiore sarà la possibilità di osservare e riconoscere i vari sé e più ampie diventeranno le nostre possibilità espressive.

Nel mondo della dualità, ogni cosa possiede un aspetto contrario che, proprio grazie al contrasto che si crea, ci permette di riconoscerne la fisionomia.

Nella cultura della sopraffazione, però, tendiamo ad assumere delle posizioni rigide, dividendo gli eventi in categorie antitetiche: buono e cattivo, bello e brutto, giusto e sbagliato, simpatico e antipatico… e così via.

Quando osserviamo le cose dallo spazio dell’io cosciente, permettiamo a ogni parte di noi stessi di mostrarci la propria visione della realtà e ci apriamo a un ascolto imparziale e privo di giudizio.

In questo modo si creano le premesse per una migliore gestione della ricchezza interiore e si aprono le porte a una cultura capace di accogliere invece che distruggere.

Proprio come un pizzico di sale rende più gustoso il dolce, spesso un equilibrio sano si raggiunge grazie a una dose omeopatica di comportamenti (impropriamente) giudicati “negativi”.

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STORIE DI SÉ… BENE ORCHESTRATI

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Marina fa la psicoterapeuta e, di solito, è una persona accogliente, dolce, disponibile e attenta alle esigenze degli altri.

Quando, però, va a trovare Caterina, è costretta ad attraversare a piedi un quartiere periferico e mal frequentato e, per evitare seccature, mette da parte il Sé Accomodante e Gentile che la accompagna dappertutto, richiamando l’energia di un sé più aggressivo e capace di difendersi, che nomina scherzosamente: Sé Killer.

Stringendo nel pugno una chiave con la punta rivolta all’esterno, Marina si lascia permeare da quell’energia possente, protettiva e autosufficiente, che le consente di muoversi con disinvoltura e in autonomia, senza mai diventare il bersaglio di provocazioni indesiderate.

* * *

Angela è una nonna premurosa e attenta, sempre pronta a correre incontro ai bisogni dei suoi nipotini, ma anche dei figli di amici e conoscenti, che affollano la sua casa a tutte le ore.

Ultimamente però il “lavoro” di baby sitter a tempo pieno, che svolge senza nessuna retribuzione, le ruba anche i ritagli di tempo e la donna sente di non avere più l’energia di una volta.

Preoccupata per quel calo di rendimento, chiede aiuto al medico di famiglia che, dopo un accurato esame fisico e diversi accertamenti, la informa che il suo organismo è sanissimo e la stanchezza segnala soltanto la necessità di riposo.

Anna si rende conto che qualcosa non va nell’organizzazione delle sue giornate e, grazie all’aiuto di un bravo councellor, scopre quanto il suo Sé Altruista sia sviluppato, mentre il suo Sé Egoista vive, rinchiuso e dimenticato, in una segreta dell’inconscio.

Dallo spazio del suo io cosciente, Anna ascolta le ragioni di quelle due parti di se stessa, proponendosi di dosare meglio la loro presenza nella sua vita.

Nel tempo, imparerà che concedere un po’ di ferie al Sé Altruista e un po’ di lavoro al Sé Egoista può permetterle di ritrovare l’entusiasmo, senza trasformarla in un mostro d’indifferenza, ma anzi, aiutando anche chi le sta intorno a valorizzare e apprezzare la sua abituale disponibilità.

* * *

Alfredo è sempre al verde.

Lavora tanto, senza mai riuscire a mettere nulla da parte.

Inutilmente s’impegna a guadagnare di più facendo ogni genere di straordinari.

Tutto è inutile: arriva comunque alla fine del mese senza un soldo in tasca.

Dopo anni di povertà (inspiegabile, giacché riceve un discreto stipendio) si decide a chiedere aiuto a un terapeuta che, per prima cosa, gli prescrive un Diario delle Uscite e delle Entrate.

Ogni giorno, con assoluta precisione e puntualità, Alfredo dovrà documentare le sue spese e i suoi guadagni.

Dopo qualche mese di lavoro, emerge una stringente verità: l’esubero delle uscite dipende da un’eccessiva generosità, che lo spinge a prestare i soldi agli amici, a pagare per tutti quando si va al bar o al ristorante e a colmare di regali la fidanzata, i genitori, i nipotini e le tante persone cui vuole bene.

Mentre osserva l’orchestra dei sé dallo spazio del suo io cosciente, Alfredo si rende conto di essere cresciuto in un clima eccessivamente parsimonioso e, per compensare i vissuti infantili di povertà, un Sé Generoso non perde occasione di pagare per tutti, mentre un Sé Risparmiatore e Oculato, imbavagliato in un angolo dell’inconscio, si vendica facendolo sentire sempre inadeguato.

Durante il percorso di crescita personale, Alfredo ascolta le ragioni di quelle parti di sé e scopre con sorpresa che, nonostante le diverse vedute, vogliono entrambe la stessa cosa: aiutarlo a essere una persona realizzata, benvoluta e felice.

Col tempo, imparerà a gestire le qualità che ognuna delle due gli porta in dono (rispettivamente: la generosità e la parsimonia) senza lasciarsi possedere dalle loro energie contrastanti, ma valorizzandone i pregi e armonizzandone le modalità.

Concedersi un po’ di oculatezza gli permetterà di mettere da parte qualche soldino e di non sentirsi costantemente povero o spendaccione, mentre limitare un poco la generosità non gli impedirà di essere amato.

Carla Sale Musio

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VISIONE LUCIDA: guardare il mondo senza giudizio

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mag 03 2017

CURARE IL SINTOMO CON IL DADO DA BRODO: la mia esperienza con il Body Mind

“Da circa un anno sopporto un dolore che dalla spalla s’irradia nel braccio destro, impedendomi di portarlo indietro e sollevarlo (come si fa per manovrare in retromarcia o per cingere le spalle di qualcuno un po’ più alto).

Inizialmente non gli ho dato troppa importanza ma poi, vedendo che spontaneamente non migliorava (nonostante gli esercizi quotidiani in palestra), mi sono decisa a chiedere aiuto all’ortopedico… poi al fisioterapista… poi all’osteopata… tutto inutile.

Ho anche fatto un’ecografia.

Non risulta nulla.

Dopo ogni trattamento il dolore sembra risolversi per un pochino ma, in breve tempo, il braccio riprende a farmi male come sempre.”

Franca Errani (la direttrice della scuola InnerTeam) mi ascolta con attenzione, mentre snocciolo il rosario dei miei tentativi inutili.

Mi osserva e intanto il suo sguardo crea un clima di riservatezza, facendomi sentire in presenza di una mamma comprensiva e partecipe, di un’amica complice, di una specialista esperta in problematiche fisiche e interiori, di una donna saggia e profonda, di una maestra di vita e di una bambina curiosa e divertita.

I suoi aprono la strada ai miei e, mentre con la sua energia interiore mi permette di fidarmi, mi spiega il lavoro che faremo insieme.

“In un sintomo ci sono sempre tre parti in gioco:

  • Il Dolore (il Sè Rinnegato),

  • Chi Subisce il dolore (la Parte Vulnerabile)

  • e Chi Si Oppone alla realtà energetica del Sé Rinnegato (i Sé Primari)

Oggi cercheremo di dare voce a tutti, cominciando con Il Dolore.”

I suoi occhi osservano con dolcezza qualcosa che, dentro di me, ha preso ad agitarsi.

“E poi daremo spazio ai tuoi Sé Primari, in modo che possano avere l’ultima parola ed esprimere le loro ragioni.”

Continua imperturbabile, mentre il suo tono carico di rispetto calma il mio subbuglio interiore.

Mi lascio andare alle sue istruzioni e chiudo gli occhi.

“Quello che ti chiedo di fare è di alzarti in piedi, anche tenendo gli occhi chiusi, e di lasciare esprimere il dolore.

Non: Chi Lo Subisce.

Ma: Il Dolore.

La sofferenza che senti nel braccio è la conseguenza del conflitto tra Chi Si Oppone (i tuoi Sé Primari) e Chi Cerca Di Esprimersi (il tuo Sè Rinnegato).

Adesso immagina che Il Dolore sia un dado da brodo che si scioglie nell’acqua e permetti alla sua essenza di impregnarti completamente. Poi… dagli voce.”

Continuando a tenere gli occhi chiusi, seguo quelle indicazioni e comincio a muovermi fino a sentire il dolore.

Qualcosa prende forma dentro di me e il mio braccio destro improvvisamente acquista energia, fendendo l’aria come a voler affermare se stesso.

Franca m’incoraggia a continuare.

“Lascia che emerga un gesto. Fallo parlare. Permettigli di esprimersi…”

E quella presenza insospettata, forte del suo appoggio, esce allo scoperto.

Il mio corpo è posseduto da una forza che non conoscevo e che adesso grida tutta la sua rabbia.

Urla senza ritegno e senza vergogna davanti al gruppo del Body Mind Dialogue (il B.M.D. è il percorso formativo, ideato da Franca Errani, a sostegno e approfondimento del Voice Dialogue).

I miei compagni di corso si fanno invisibili e mi sostengono con la loro energia.

“Stai dando voce a ciascuno di noi, non fermarti, vai fino in fondo…”

La loro presenza rassicurante mi permette di lasciarmi andare.

“Fai uscire la voce, non bloccarla…”

Franca incentiva il mio Sé Rinnegato ad emergere dalle segrete dell’inconscio, e quello, forte della nuova comprensione, non si lascia di certo sfuggire l’occasione per fare breccia nella mia consapevolezza, occupando completamente la scena psichica.

“Basta! Basta! Basta! Non ne posso più!”

Strepita esasperato, con quanto fiato ho in corpo.

Con profonda delicatezza, Franca accoglie la sofferenza che lo anima e, mentre in un angolo di me i Sé Primari inorriditi scrollano la testa, quell’animale ululante di rabbia e di dolore si mostra in tutta la sua esasperata disperazione.

“Basta!!! Non ne posso più! C’è sempre qualcuno di cui bisogna prendersi cura, qualcuno che sta male e da accudire, qualcuno che non ce la fa a camminare con le sue gambe! Basta!”

Strilla, urla, si agita e picchia l’aria con il mio braccio destro, affermando con decisione il proprio malcontento.

“Di cosa avresti bisogno? Cosa ti piacerebbe fare?”

Davanti a quella domanda, l’energia si calma di colpo.

Vorrei andare al mare, crogiolarmi al sole, leggere, fare una passeggiata o starmene sul divano…”

Desideri semplici, piccole cose che fanno bene all’anima.

Improvvisamente mi sento a casa.

Tutto è morbido, facile, spontaneo, naturale.

Vivo, profondo e vero.

Non so quanto tempo è durato lo sfogo di quella parte sconosciuta.

Torno a sedermi sulla sedia di fronte a Franca, colpita nel riconoscere una presenza che a volte bisbiglia dentro di me e che, di solito, non ascolto, troppo impegnata a correre appresso alle cose da fare per potermi fermare e accontentarla.

Ma quel benessere dura solo un istante, e subito una sommossa di riacquista il comando della mia personalità, pronto a rivendicare il proprio spazio di attenzione.

Franca si rivolge al gruppo dei Primari che sta già protestando vivacemente davanti alle insistenze del nuovo arrivato.

Il Sé Professionale prende la parola e brontola arrabbiato per conto di tutta squadra (un pool composto dall’Attivista, dal Perfezionista, dalla Mente Razionale, dal Competente Psicologico e dal Critico).

“Non crederai mica a tutte quelle sciocchezze!?! Qui, se non si lavora con ritmo e con impegno, lo stipendio a fine mese non arriva di sicuro! Un’attività autonoma ha bisogno di dedizione e cura. Ci vogliono: pazienza, competenza, passione e spirito di sacrificio. Ci abbiamo messo tanto per fare di Carla una professionista preparata e affidabile e non permetteremo a nessuno di buttare al vento le nostre fatiche per starsene al mare a battere la fiacca.”

Piena di ammirazione per le loro capacità imprenditoriali e professionali, Franca s’informa sui ritmi del lavoro e sulle attività che quello staff instancabile svolge quotidianamente.

Sentendosi riconosciuto e apprezzato, il Sé Professionale sfodera tutto il suo orgoglio nel mostrarle compiaciuto un’intensa attività lavorativa, fatta di colloqui con le persone ma anche di aggiornamento, di libri da pubblicare, di articoli per il blog e di formazione costante nei weekend.

“Perché fate tutto questo?”

Domanda Franca con partecipazione.

“Perché dobbiamo proteggere la bambina.”

Risponde serio il Sé Professionale indicando la Bambina Interiore (quella piccina lunatica e musona di cui ho parlato tante volte durante il mio percorso col Voice Dialogue).

La piccola se ne sta seduta per terra accanto alla sedia, assorta come sempre nei suoi pensieri.

“Quella bambina è molto sola. Se non ci fossimo stati noi a sostenerla e aiutarla, non ce l’avrebbe mai fatta.”

Commenta preoccupato il portavoce dei Sé Primari.

“Perché?”

“Be’… con una mamma depressa e un papà dongiovanni… nessuno aveva tempo di occuparsi di lei e di pensare al suo futuro. È grazie a noi che ha imparato a cavarsela da sola.”

Torno a sedermi sulla sedia di fronte a Franca.

Osservo la Bambina Solitaria accoccolata ai miei piedi e rifletto, colpita dalla vastità della mia professione.

Una professione che amo e svolgo con grande passione, ma che impegna ogni minuto del mio tempo.

Mi sento una banderuola in balia dei venti della psiche.

Pochi minuti fa, ero pronta a mollare tutto per deliziarmi sotto il sole tiepido della Sardegna e fare spazio a un che desidera ardentemente il mio piacere e il mio riposo, e adesso potrei mettermi a scrivere sette libri contemporaneamente, senza mangiare, senza bere e senza dormire.

“Il punto non è chi ha ragione o chi ha torto.”

Franca conosce bene quell’ottovolante interiore che mi sta facendo venire il mal di mare, e la danza dei sé che agita il mio mondo interno.

“Ogni Sé guarda la vita dalla sua prospettiva e, da quel punto di vista, ha perfettamente ragione. È come essere su una scacchiera: ognuno ha il suo movimento e la sua visione.

Ciò che conta è mantenersi al centro, allargando lo spazio creativo dell’Io Cosciente e imparando a usare le risorse di ciascuno.

Maggiore è la possibilità di osservare la totalità dei Sé e maggiore diventa la capacità di armonizzarne le energie, di utilizzarne le risorse e di rispettarne i bisogni.”

Poi domanda:

“Quali doni ti porta il tuo Sé Professionale e quali il tuo Sé Rinnegato?”

Elenco le qualità di entrambi e intanto sento che la Bambina Interiore si arrampica sulle mie ginocchia.

Qualcosa dentro di me sta trovando una nuova armonia.

E improvvisamente capisco che, quando guardo il mondo da quello spazio di consapevolezza, posso prendermi cura di lei nel migliore dei modi, facendola sentire protetta e al sicuro grazie alla professione appassionante che ho scelto di svolgere, e permettendole di giocare al sole senza altro impegno che pensare a se stessa.

A me stessa.

Carla Sale Musio

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ANCORA IO… E ANCORA IL VOICE DIALOGUE

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mar 15 2017

VISIONE LUCIDA: guardare il mondo senza giudizio

La Visione Lucida è quella capacità di leggere gli eventi senza critiche e senza giudizi, proprio come un antropologo osserva una nuova cultura o una mamma guarda il suo bambino.

Nel Voice Dialogue, al termine di ogni sessione di lavoro, il cliente siede affianco al facilitatore e ascolta la descrizione dello scenario dei Sé, animatosi in precedenza, contemplando gli eventi psichici senza schierarsi.

La consegna, durante questa fase di lavoro, è di prendersi una pausa da ogni contrapposizione e di guardare il movimento interiore con occhi freschi.

Osservare la vita da un punto di vista neutrale, senza dividere gli eventi in buoni o cattivi, è un’esperienza inestimabile.

Siamo portati a giudicare tutto ciò che ci succede, archiviando le cose dietro altrettante etichette: mi piace, non mi piace, bello, brutto, gradevole, sgradevole, bene, male, positivo, negativo, giusto, sbagliato… e così via.

Il mondo della dualità ci spinge a notare i contrasti e a scegliere una direzione, escludendo di volta in volta altrettante possibilità.

Non intendo sostenere che questo sia sbagliato.

Le valutazioni sono indispensabili per esprimere noi stessi.

Ma prendersi una pausa ogni tanto, per osservare la vita liberi dal giudizio, può essere uno strumento impagabile nel percorso evolutivo e permette un’acquisizione interiore, altrimenti impossibile.

A un livello profondo, ogni cosa riflette un pezzetto della nostra multiforme totalità, e il processo di selezione ci costringe a negare aspetti di noi che possono rivelarsi preziosi.

È vero che schierarsi è inevitabile e, spesso, necessario.

Basta pensare alla violenza, al razzismo, al bullismo, alla pedofilia e agli innumerevoli fatti che suscitano orrore, per sentire il bisogno di prendere una posizione decisa.

Ma dire BASTA non significa cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che ferisce l’anima, e permette soltanto di arginarne gli effetti nel mondo concreto che chiamiamo realtà.

Nel profondo di noi stessi, quelle radici continuano ad esistere e, se non ce ne prendiamo cura in modo adeguato, alla fine faranno sentire la loro pericolosa presenza.

Per mettere veramente termine alla violenza è necessario evolverne le profondità interiori fino a rendere fluida ed equilibrata l’energia che la sottende.

L’energia, infatti, non è né buona né cattiva, è soltanto una possibilità a disposizione.

Sta a noi usarla in modi costruttivi.

O distruttivi.

L’energia dell’amore può fluire armoniosamente nella vita o deformarsi per sfuggire al dolore, fino a diventare possesso, gelosia, cinismo, indifferenza, odio e violenza.

Quando questo accade, i meccanismi di difesa scattano a proteggere la fragilità, rinchiudendo i Sé Vulnerabili nelle segrete del mondo interiore.

Rendere fluida ed equilibrata l’energia significa evolvere il giudizio in rispetto e accoglienza delle nostre parti ferite o emarginate.

E per riuscirci è indispensabile entrare in contatto con la sofferenza che si nasconde dietro la mancanza di empatia.

La rabbia e il surgelamento emotivo, infatti, sono potenti antidolorifici che consentono alla psiche di non soffrire.

Ogni volta che ci arrabbiamo, cerchiamo di non sentire un dispiacere e nascondiamo nell’inconscio la nostra vulnerabilità, provocando una cristallizzazione nel fluire spontaneo della vitalità e creando una distorsione nell’ascolto e nella conoscenza di noi stessi.

In questo modo, l’energia cristallizzata diventa un blocco che impedisce l’evolversi dell’espressione di sé.

In un mondo sano, la sofferenza dovrebbe essere accolta con fiducia perché, soltanto accettandone il potere trasformativo, potremo attraversare l’esistenza con entusiasmo e tramutare le cose che non ci piacciono in opportunità vantaggiose.

Nascondere l’angoscia dietro l’aggressività, la prepotenza e il disprezzo, permette di sfuggire l’impatto con l’ignoto che costella la vita, ma questa fuga arresta il percorso evolutivo e impedisce il dispiegarsi delle potenzialità a nostra disposizione.

Ecco perché comprendere la dualità, senza giudicarla e senza prendere posizione è un esercizio pieno di valore.

Un punto di vista fuori dai giochi consente l’ascolto di quei che per paura abbiamo nascosto nell’inconscio e che da lì cercano di richiamare la nostra attenzione, spesso magnetizzando gli eventi che meno ci piacciono.

Coltivare una Visione Lucida della vita è il primo passo verso la realizzazione di una profonda capacità di amare, dapprima noi stessi e poi tutti gli altri.

La mancanza di uno schieramento, quella totale incoerenza interiore che tanto disorienta e atterrisce, è un sentiero che dà forma all’amore con la A maiuscola.

L’Amore, infatti, è proprio questo: un sentimento incondizionato e privo di giudizio.

E dall’Amore all’Illuminazione il passo è breve.

Se l’illuminazione è la capacità di comprendere il significato dell’esistenza, una totale assenza di giudizi libera il percorso dalle barriere e permette alla bussola dell’intuizione di orientare il nostro radar interiore.

Solo con la certezza delle proprie molteplici possibilità, l’Amore può attraversare l’enigma della vita e fare rotta verso l’infinito.

Carla Sale Musio

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gen 17 2017

NON MI SOPPORTO PIÙ!!!

 

“Aiutooooo!!! Non mi sopporto più! Come posso liberarmi di me?!”

Succede, a volte.

Qualcosa dentro comincia a bastonarci di rimproveri e più cerchiamo di sfuggire quel borbottio assillante e brontolone, più la voce nella testa si accanisce snocciolando un rosario interminabile di disgrazie.

Un Critico Interiore non perde occasione per rimproverarci, lasciandoci sconfitti e privi di fiducia nelle nostre possibilità.

Nascosto tra le sue gambe c’è un Bimbetto Spaventato che teme il giudizio degli altri.

Il Critico, per paura di esporlo al biasimo del mondo, non gli risparmia la sua arringa, certo che sia preferibile una disapprovazione intima e costante piuttosto che la condanna della società.

Nel tentativo di proteggere la nostra vulnerabilità da delusioni ben peggiori, il Critico ci critica in continuazione, spinto dal nobile obiettivo di fortificarci e renderci capaci di misurarci con la durezza dell’esistenza, ma ignaro di quanto le sue accuse ininterrotte possano diventare esasperanti.

Per sfuggire a questa tirannia è indispensabile ridimensionare il confronto spietato con le persone che abbiamo attorno, imparando a vivere con più tolleranza noi stessi e gli altri.

Possiamo stimarci e volerci bene solo quando smettiamo di proiettare il disprezzo e accettiamo la molteplicità dei punti di vista come una ricchezza, invece che come una pericolosa mancanza di uniformità.

I Maya si salutavano l’un l’altro con il detto tradizionale: 

in lak’ech 

che significa: 

io sono un altro te stesso

In lak’ech esprime una fratellanza basata sull’accoglienza di tutte le diversità.

Ogni persona che incontriamo ci racconta qualcosa di noi, mostrandoci una differente possibilità di essere.

Ognuno incarna un aspetto del nostro mondo interiore.

I Maya avevano compreso che alla base di ogni rapporto ci deve essere unità e sapevano scorgere nell’altro una manifestazione diversa della stessa Fonte.

Oggi, il razzismo si annida in fondo all’anima e ci impedisce di accogliere la pluralità del Tutto, rinchiudendoci in schemi di pensiero prestabiliti che chiamiamo: razze, istruzione, intelligenza… scatole di pregiudizi che imprigionano la molteplicità e impediscono di avvicinarci gli uni agli altri.

Una cultura nuova deve partire da un modo nuovo di interpretare se stessi e la vita.

Non più vittime di un giudizio discriminante e foriero di guerre, ma intenzionati a scoprire la vastità dell’esistenza osservando nell’altro i modi di essere che ancora non siamo riusciti a integrare dentro di noi.

Facile a dirsi!

Le cose si complicano quando chi abbiamo di fronte impersona gli aspetti che giudichiamo sbagliati in noi stessi.

La brutalità, l’ingiustizia e la prepotenza sono modi di essere che non vorremmo vivere.

MAI.

Caratteristiche che non ci piace avere e che cerchiamo a tutti i costi di evitare.

Tra il bene e il male, scegliamo sempre il bene.

Questa nitida divisione, però, è l’origine di tanti conflitti e di tanta sofferenza.

La violenza e la crudeltà in principio esistono dentro noi stessi e, benché non ci piacciano, fanno parte del pacchetto di possibilità che la vita ci ha messo a disposizione e che dobbiamo imparare a gestire.

E ad evolvere.

Salvaguardare il bene eliminando il male può diventare molto pericoloso, quando ci spinge a proiettare all’esterno le cose che giudichiamo sbagliate.

Dividere il mondo in buoni e cattivi, porta a combattere i cattivi come se fossero dei nemici.

Le divisioni generano le guerre.

Una società della pace deve imparare ad accogliere anche la malvagità, non per autorizzare la sopraffazione ma per evolvere l’aggressività, convogliandone l’energia in forme più gratificanti e positive.

Integrare ciò che consideriamo mostruoso permettendoci il coraggio di scorgerne l’esistenza in noi stessi, è il passaggio fondamentale nella transizione verso un mondo migliore.

In lak’ech ci rivela il segreto di una cultura basata sull’amore.

Non escludere niente da se stessi.

Per raggiungere questo traguardo è necessario osservare con sincerità i propri vissuti profondi, esplorando il dolore nascosto dietro gli atteggiamenti che ci appaiono negativi.

In natura niente è sbagliato e tutto esiste in continuo mutamento e miglioramento.

Ma nelle profondità dell’inconscio:

  • l’ansia di essere giudicati, crea il giudizio

  • l’angoscia di essere emarginati, genera il disprezzo

  • la paura di essere abbandonati nasconde l’autenticità dietro l’urgenza di compiacere gli altri

  • il desiderio negato di affermare i propri talenti crea la violenza

Nessun bambino nasce cattivo.

La cattiveria è la conseguenza di un surgelamento emotivo che segnala una difficoltà a esprimere le proprie capacità.

Quando nel mondo interno la sofferenza diventa insopportabile, la proiezione consente di allontanare il dolore combattendolo all’esterno, come se non ci appartenesse più.

In lak’ech è la chiave che aiuta a ritrovare la Totalità da cui tutti proveniamo e che restituisce profondità alla vita.

Ma per comprenderne il significato senza distorsioni è necessario affrontare l’angoscia celata dietro ogni discriminazione.

Senza sfuggirla.

Etichettare gli altri come mostri, conduce a combatterne la violenza con violenza.

I mostri, infatti, incarnano i comportamenti che abbiamo escluso dalla nostra consapevolezza, le colpe che preferiamo occultare anche a noi stessi.

Nel mondo intimo di ciascuno, le cose che disapproviamo diventano orrori da eliminare, nemici da distruggere senza se e senza ma.

La crudeltà, l’emarginazione e la guerra sono espressioni della paura distorta di essere pienamente se stessi e segnalano una mancanza di verità interiore.

Fuori dal gioco difensivo della proiezione e della rimozione, infatti, possiamo osservare la vita in tutte le sue manifestazioni, senza accanirci a combatterle ma concentrando le energie e le risorse per creare armonia.

Così, mentre siamo pronti a puntare il dito contro i nostri simili, la musica cambia quando la violenza è considerata naturale e non riflette vissuti giudicati illeciti.

I fenomeni della natura sono meno evocativi per i nostri scenari interiori e questo ci consente di accoglierli senza combatterli, cercando di evolverne l’energia in forme più produttive e appaganti.

Tutto ciò che è naturale, non è né buonocattivo, fa parte della vita e possiamo impegnarci a evitarne i danni senza bisogno di giudicarlo.

Sappiamo tutti che il vento forte può distruggere le abitazioni, ma non lo osteggiamo come fosse un avversario malevolo, abbiamo imparato a sfruttarne la potenza in modi utili e a costruire edifici più stabili.

Osserviamo un gattino che si diverte a cacciare i passeri in giardino, ma non lo consideriamo un pericoloso criminale. Facciamo in modo che non possa tormentare i nostri amici pennuti, mentre tentiamo di abituarlo a una convivenza pacifica.

Le cose che non coinvolgono direttamente il mondo interno, possono essere accolte e gestite con intelligenza, cercando di trasformarne le peculiarità in risorse.

I mostri prendono forma quando evocano qualcosa che un tempo era vivo dentro di noi e che è stato rinnegato.

La violenza con cui ci sforziamo di eliminare dalla psiche gli aspetti che non ci piacciono, genera la violenza nel mondo.

Una cultura nuova, priva di discriminazione e di giudizio, ha bisogno di integrare anche le nostre parti crudeli.

Questo non vuol dire permettersi di agire impunemente la crudeltà.

Al contrario!

Significa accettare l’aggressività annidata dentro noi stessi per evolverla e trasformarla, fino a liberarne le potenzialità costruttive.

La strada per la pace è l’accoglienza della Totalità del mondo interiore.

Integrare i Sé Rinnegati senza giudicarli e senza discriminarli è il primo passo verso una società capace di vivere in armonia.

Con tutti.

Carla Sale Musio

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CRUDELTÀ PERFEZIONE E PACE NEL MONDO

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dic 17 2016

CRUDELTÀ, PERFEZIONE E PACE NEL MONDO

Viviamo in un mondo malato di guerre, di dolori e di aggressività.

Un mondo che spesso ci riempie di orrore, lasciandoci inermi davanti al dilagare della sofferenza.

Vorremmo costruire una cultura nuova (in cui la morte sia il sereno compimento della vita e la vita sia un percorso volto a condividere i frutti della saggezza e della creatività) ma ci sentiamo piccoli davanti allo smisurato potere dei pochi che decidono le sorti dei tanti.

E ogni azione ci sembra inutile.

“Una goccia nell’oceano non può fare la differenza…”

Affermiamo arresi, mentre il ritmo frenetico delle incombenze quotidiane inghiottisce la volontà, intrappolando le speranze dentro una pericolosa indifferenza.

Se niente può essere fatto per costruire una realtà a misura d’uomo, allora tanto vale approfittare delle opportunità più o meno lecite, senza preoccuparsi delle conseguenze.

E i pochi che ancora sperano nel cambiamento, finiscono col delegare al soprannaturale il progetto di una società più giusta, auspicando un “al di là” capace di ribaltare le sorti sfortunate del “al di qua”.

Oscilliamo tra il cinismo e la spiritualità, inseguendo una stabilità in grado di farci sentire in pace con noi stessi e con gli altri.

E ci schieriamo dalla parte dei giusti, additando la cattiveria o la stupidità, nel tentativo di eliminarle dal mondo.

Poi condanniamo la crudeltà, invocando pene più severe per chi si fa beffe della debolezza e abusa del proprio potere.

Oppure sosteniamo di doverci occupare soltanto del nostro tornaconto, certi che “ognuno deve pensare per sé” perché “a essere gentili ci si rimette sempre”.

È in questo modo che alimentiamo la guerra nelle profondità di noi stessi e, senza saperlo, coltiviamo la brutalità nel mondo.

Inseguendo il sogno di una società più sana, ci sforziamo di eliminare tutto ciò che giudichiamo sbagliato confinandolo dentro una segreta dell’inconscio, convinti di potercene dimenticare per dedicarci alle nostre parti migliori.

Per essere come pensiamo che dovremmo essere e conformarci al modello di una vita perfetta, selezioniamo con cura le possibilità espressive a nostra disposizione, facendo spazio agli aspetti adeguati e reprimendo quelli poco presentabili.

Un Sé Perfezionista ed Esigente addita ciò che non va bene, colpevolizzando le emozioni che si discostano dall’immagine ideale e costringendoci a rinnegare le parti che manifestano atteggiamenti, pensieri e sentimenti poco gradevoli.

Un Giudice Interiore gli da man forte, condannando la cattiveria del mondo e incitandoci a schierarci dalla parte dei buoni, o dei forti, o dei furbi… a seconda dei casi.

Così occultiamo le imperfezioni dentro di noi, e combattiamo con ardore tutto ciò che le rappresenta nel mondo esterno, dando vita a tante guerre sante e alimentando l’ostilità e i conflitti.

Un Bambino Crudele, poco incline alla condivisione, ci istiga costantemente all’egoismo, incurante dei bisogni degli altri e delle buone maniere.

È impulsivo, prepotente, suscettibile, avido e opportunista.

Incarna tutto ciò che non ci piace.

È difficile ammetterne l’esistenza nella psiche.

È più facile nasconderlo, reprimendo e ignorando la sua voce interiore, piuttosto che accoglierne le ragioni mandando in pezzi l’immagine idealizzata di noi stessi.

Il Bambino Crudele rovina il gioco immacolato della perfezione, inchiodandoci alle responsabilità della nostra energia emotiva.

Non serve nasconderlo dietro un moralismo di facciata, separando arbitrariamente il bene dal male.

Una cultura nuova deve imparare a contenere interiormente gli opposti, accogliendo “i buoni” e “i cattivi” senza falsi perbenismi.

La vita emotiva è ricca di contrasti, e “il bene” e “il male” sono aspetti complementari di una stessa vitalità.

Imparare a tollerare la propria imperfezione interiore permette di accogliere anche l’imperfezione del mondo.

E ci aiuta a comprendere la profondità dell’esistenza, senza discriminare.

Questo non vuol dire permettere il dilagare della prepotenza.

Smettere di proiettare all’esterno le nostre parti negative significa guardare con sincerità se stessi e il mondo, e coltivare l’onestà necessaria a evolvere gli aspetti immaturi della psiche.

L’energia dei vissuti interiori non è né buona né cattiva e ci mostra, un passo dopo l’altro, il percorso di crescita che dall’ego conduce alla fraternità, riflettendosi nell’ambiente.

Non può esistere l’altruismo se prima non si riconosce l’egoismo in se stessi, non ci può essere la fratellanza se prima non si attraversa l’indifferenza, non si può condividere l’amore senza comprendere le proprie parti sgradevoli.

Religioni, guerre sante e buonismo vendicativo danno voce al bisogno inconscio di esprimere il Bambino Crudele (nascosto dietro un falso moralismo) e attuano una separazione arbitraria e pericolosa tra bene e male.

Uccidere i giudicati illeciti, dentro o fuori di sé, coltiva la prepotenza, la violenza e le guerre nel mondo.

Carla Sale Musio

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IL BAMBINO CRUDELE

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nov 10 2016

IL BAMBINO CRUDELE

Acquattato nell’ombra come un animale selvatico, attende che arrivi finalmente il momento di esprimersi.

È curioso, pieno di entusiasmo e di energia, ama esplorare la vita ma non sa ancora usare l’empatia e agisce senza pensare alle ripercussioni di quello che fa.

Quando gli altri gli fanno notare le sue responsabilità, assaggia il morso della vergogna, del dolore e della paura.

E impara a nascondersi.

Ma non può cancellare quell’impulso potente che lo spinge all’azione incurante delle conseguenze.

Il Bambino Crudele si forma molto presto nella psiche e porta in dono il bisogno di affermarsi e il desiderio di esplorare.

La sua curiosità lo porta a buttarsi a capofitto nelle situazioni e a soddisfare i propri bisogni immediatamente, accaparrandosi ciò che gli serve senza preoccuparsi dei risultati.

Questo gli procura un sacco di critiche.

Pronto ad attaccare briga, egocentrico, vendicativo, sadico e violento, è una creatura impresentabile in società, capace di fare sfigurare genitori, educatori e insegnanti, e di ottenere rimproveri e sgridate a più non posso.

Il suo antagonista è il Bambino Amorevole, sensibile e pieno di empatia.

Premuroso e gentile, il Bambino Amorevole ha imparato a non fare agli altri quello che non vorrebbe per sé e si comporta con sollecitudine, comprendendo ed evitando i comportamenti che possono ferire.

Ogni volta che può, il Bambino Amorevole occupa il posto del Bambino Crudele, facendo il possibile per nascondere la presenza di quest’alter ego inaccettabile e usando tutte le risorse per conquistarsi l’affetto e la considerazione di chi gli sta intorno.

Nel nostro mondo interiore ci sono sempre un Bambino Crudele e un Bambino Amorevole che si contendono lo spazio psichico, cercando di soddisfare i loro opposti bisogni.

L’amore e l’autoaffermazione non sempre convergono e, nel tentativo di conciliarne le esigenze, finiamo per indossare una maschera che nasconde abilmente la presenza del Sé Egoista enfatizzando il Sé Affabile e Premuroso.

Il Bambino Amorevole si sforza di raggiungere la perfezione, che ritiene indispensabile per guadagnarsi l’amore degli altri, e nel far questo non risparmia se stesso, imprigionando i bisogni di autoaffermazione dentro una camicia di forza che ne paralizza l’energia e la vitalità.

Tante situazioni di stanchezza, apatia o depressione, sono la conseguenza di un blocco agito nella psiche al fine di imbrigliare la “cattiveria” per impedirle di nuocere.

È un’intenzione nobile quella che anima questo costante bisogno di controllo sull’impulsività, ma sortisce l’effetto di anestetizzare la vitalità necessaria all’autoaffermazione, consumando una gran quantità di energia per mantenere attivo il blocco.

Il Bambino Crudele non può mai essere eliminato dalla psiche e, nonostante le catene usate per immobilizzarlo, attende da sempre il momento di esprimersi.

Riconoscerlo, accoglierlo e permettergli di esistere non vuol dire trasformarsi in mostruosi serial killer pronti a uccidere chiunque a sangue freddo, ma significa assumersi la responsabilità delle proprie emozioni e sviluppare l’onesta necessaria per evolverle.

La conoscenza di sé è un percorso coraggioso, che passa attraverso l’esplorazione di ciò che non ci piace intimamente, senza la pretesa di cambiarlo, forti dell’accettazione e della comprensione necessarie a scoprirlo.

La conoscenza è già un cambiamento.

Il Bambino Crudele va ascoltato e integrato nella vita emotiva, senza per questo lasciarlo agire impunemente nella nostra quotidianità.

I bambini non hanno bisogno di arrendevolezza ma di ascolto.

Ascoltare i desideri dei nostri Bambini Interiori permette di liberare nella vita la loro potente energia e di trovare soluzioni nuove per soddisfarne i bisogni.

Senza danni.

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STORIE DI AMORE E DI CRUDELTÀ

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Dafne ha raccolto tra gli scogli un piccolo paguro. Affascinata da quella conchiglietta che si arrampica in giro con le sue zampine rosse, la bimba non resiste alla curiosità di scoprire l’animaletto che abita al suo interno e, per vedere come è fatto, lo strappa via dal guscio provocandone la morte.

La mamma le fa notare la crudeltà di quel gesto e Dafne comprende la violenza del suo gioco, imparando a rispettare le altre forme di vita e a osservarle nel loro ambiente, senza stravolgerne l’esistenza per soddisfare la sua voglia di esplorare.

Una Bambina Amorevole prende forma nel mondo interiore e, sapendo che può fare male a chi è più fragile e più piccolo di lei, sta bene attenta a non provocare sofferenze inutili e ingiustificate.

Crescendo, questa parte empatica e premurosa incontra il favore degli altri e la stima che riceve la rende sempre più importante nella psiche, facendola sentire autorizzata a imporsi sulla Bimba Crudele dell’infanzia.

Un Critico Interiore le ricorda che non si deve essere egoisti e la spinge a nascondere i propri bisogni censurando i comportamenti individualisti e competitivi.

L’ascolto degli altri adesso ha conquistato il primo posto nella vita di Dafne, anche quando avrebbe bisogno di pensare a sé e, spesso, rifugiarsi in casa fingendosi malata diventa l’unico modo per sottrarsi alle richieste delle persone cui vuole bene.

Riaccogliere nella psiche la Bambina Crudele di un tempo, non significherà per lei andare in giro a uccidere chi è più debole, ma permettersi di ascoltare anche le proprie esigenze, imparando a non annientarsi in una benevolenza che la rende gentile con tutti ma spietata con se stessa.

* * *

“Mamma dammi una pistola che gli sparo!”

Carla è furibonda.

Il fruttivendolo le ha detto in tono brusco di non toccare la merce esposta sui banchi e la piccina, ferita nell’orgoglio e rossa per la vergogna, desidera solo la morte dell’uomo che si è permesso di umiliarla davanti a tutti.

La mamma la guarda incredula e divertita da quell’ardore spropositato, ma la bambina si butta per terra, piangendo e scalciando infuriata.

“Mamma, ti ho detto di darmi una pistola!”

E sua madre per evitare brutte figure la trascina via in tutta fretta.

Carla si sente tradita da quella che credeva la sua alleata, e alla rabbia si aggiunge l’amarezza.

La mamma doveva stare dalla sua parte e invece non ha fatto nulla per aiutarla.

Mortificata, la piccola si nasconde nell’indifferenza riprendendo a fare le cose di sempre, come se non fosse successo niente.

Dentro di sé, però, prova un dolore acuto e decide che non lascerà mai più spazio alla sua collera così inopportuna.

Oggi Carla è una signora dolce, amorevole e gentile, sempre pronta ad assecondare gli altri e a evitare i conflitti.

Una stanchezza cronica, però, affligge la sua vita e rende i medici incapaci di restituirle le forze.

La sua Bimba Crudele, impulsiva e attaccabrighe, contrastata con forza dai Sé Ben Adattati e Gentili, assorbe tutta l’energia nel tentativo di liberarsi dal carcere in cui è stata rinchiusa.

Solo l’ascolto partecipe e attento di quella sua parte prepotente e auto affermativa potrà restituirle l’entusiasmo e la gioiosa intraprendenza dell’infanzia.

* * *

“Vorrei che papà fosse morto!”

In castigo in camera sua, Matteo borbotta a denti stretti serrando i pugni.

Il papà lo ha punito e la frustrazione gli fa desiderare la vendetta.

“Non è giusto! Prima di me vengono sempre le ragioni dei grandi!”

Pensa arrabbiato facendo a pezzi il fazzoletto di carta.

Mentre attende di essere liberato da quella prigionia forzata, il bambino medita in silenzio la rappresaglia.

Ma ecco che qualcosa succede davvero, il papà si sente male, arriva un’ambulanza.

Nello scompiglio generale nessuno fa caso a Matteo che è passato improvvisamente dalla rabbia alla colpa, sentendosi responsabile di quel malore terribile e improvviso.

Mai più, giura a se stesso, augurerà la morte.

Mai più.

Adesso la paura lo fa sentire cattivo e sbagliato, e il suo Bambino Crudele, sopraffatto dalle ragioni del Bambino Che Vuole Bene Ai Genitori, finisce incarcerato nell’inconscio.

Senza processo e senza appello.

Il papà non sopravvivrà all’infarto e quell’esperienza drammatica convincerà Matteo che il suo pensiero può essere mortale.

Confinato nell’inconscio, il Bimbo Crudele scalcia per essere liberato, ma l’uomo di oggi lo tiene rinchiuso, deformandone l’energia fino a convertirla in una serie di malattie “inspiegabili”, che la medicina non riesce a curare e che servono a punirne la sua cattiveria, giudicata terribile e malvagia dal Bambino Amorevole che vive in lui.

* * *

Renata ha sempre amato viaggiare ma, da quando sono arrivati i figli, nel suo vocabolario la parola partire è stata sostituita dalla parola corri.

Corri a lavorare, corri a fare la spesa, corri a prendere i bambini a scuola, corri a portarli in piscina, corri a fargli fare i compiti, corri a mettere su la lavatrice, corri a stendere, corri a preparare la cena… non ce la fa più!

Vorrebbe mollare tutto e andarsene in giro senza meta, finalmente libera di pensare a se stessa, ma questo desiderio la fa sentire così snaturata che, per sfuggire ai sensi di colpa, si prodiga ancora di più per la famiglia.

La sua Bambina Crudele Interiore invoca un po’ di attenzione, ma la Madre Amorevole e Sollecita, reagisce spingendola sempre più in fondo all’inconscio.

Infine, una “inspiegabile” depressione la costringe a chiedere aiuto a uno psicologo e, lavorando su se stessa, il desiderio di viaggiare, censurato e malgiudicato, trova le parole per esprimersi.

La sua Bambina Crudele ha fatto l’impossibile per essere riammessa nella psiche.

Solo ascoltandone le esigenze e individuando finalmente i modi giusti per soddisfarle, Renata potrà recuperare l’entusiasmo per la vita.

Per i viaggi.

E per il tempo trascorso insieme alla famiglia.

Carla Sale Musio

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IL CONDOMINIO DI ME STESSA

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ott 21 2016

IL CONDOMINIO DI ME STESSA

Da quando seguo i corsi sul Voice Dialogue, ogni volta che parlo di me non mi riferisco più a una sola realtà ma a un condominio di personalità impegnate in una convivenza, non sempre facile.

Il mio amministratore di condominio (nel voice lo chiamiamo Io Cosciente, e indica quella parte che osserva le sfaccettature della psiche senza identificarsi con nessuna in particolare) è stato poco presente e i condomini hanno dovuto imparare a cavarsela da soli, con risultati spesso insoddisfacenti per tutti.

Gestire un condominio di personalità comporta la necessità di indire periodicamente delle assemblee in modo da garantire una convivenza armonica e pacifica tra i condomini.

I tanti che abitano in noi manifestano esigenze molto diverse: ci sono quelli che pretendono di decidere sempre tutto, quelli che si disinteressano alla condivisione e quelli che vanno motivati al dialogo con attenzione e pazienza per evitarne l’emarginazione o l’isolamento.

Ogni condomino porta in dono le sue risorse e arricchisce il patrimonio esperienziale e percettivo della psiche che, grazie all’energia di tutti, diventa plastica e capace di adattarsi con maestria alle diverse circostanze della vita.

Il compito dell’amministratore di condominio è garantire a ognuno il giusto spazio unito a un ascolto privo di giudizio, indispensabile per mantenerne attiva e vitale l’appartenenza di tutti.

Quest’accoglienza democratica permette alle energie immature di evolvere se stesse, abbandonando le caratteristiche asociali, boicottanti e distruttive in favore di una più adeguata espressione delle proprie risorse energetiche.

Ogni nasce nella psiche per far fronte a necessità diverse e ci dona un’energia preziosa per la realizzazione di quella missione esistenziale che chiamiamo: vita.

Durante l’infanzia dobbiamo fronteggiare una quantità di situazioni nuove e imprevedibili, e l’emergenza fa sì che gli atteggiamenti risolutivi acquisiscano maggiore importanza.

È in quei momenti che nel mondo interiore prende forma una gerarchia di energie dominanti (Sé Primari) pronte ad accollarsi il compito di proteggere la vulnerabilità, emarginando quei che non hanno incontrato il favore dell’ambiente circostante (Sé Rinnegati).

Per quanto mi riguarda, durante le interviste con la tecnica del Voice Dialogue il primo a presentarsi e prendere la parola è stato “il Perfezionista”, che ha subito rivelato la sua importanza nel condominio della mia personalità.

I miei genitori non sono mai stati dei perfezionisti e non pretendevano da me la perfezione, ma io ho imparato presto che essere brava in qualche attività che loro ritenevano importante, era una condizione imprescindibile per sentirmi amata e apprezzata.

Perciò Il Perfezionista si è sentito autorizzato a sovrintendere la mia esistenza e, grazie ai risultati affettivi che mi ha consentito di raggiungere, ha preteso di estromettere l’Approssimativo, l’Ozioso, il Contemplativo, il Rilassato e anche il Sensuale, confinandoli in una segreta dell’inconscio, mentre lui stringeva un’alleanza intima e duratura con lo Studioso, con il Gentile e con il Competente Psicologico.

Si è creato così un pool di sé dominanti, convinti di agire sempre per il mio bene.

Questa oligarchia ha gestito per lungo tempo la mia vita, emarginando tutti i sé in contrasto con il suo punto di vista.

Grazie al mio Perfezionista sono diventata una persona scrupolosa, affidabile e onesta, e senza la sua guida preziosa oggi non sarei una professionista responsabile e preparata.

Ma, sempre grazie al mio Perfezionista, tutte le energie giocose, festose, ricreative, frivole, piacevoli, divertenti e sensuali, hanno dovuto fare una gran fatica per ritagliarsi un posticino nell’organizzazione delle mie giornate e si sono dovute accontentare di rari momenti, sottratti al mio costante impegno lavorativo fatto di colloqui, seminari, terapie, gruppi di studio… e chi più ne ha più ne metta!

Recentemente, però, una nuova presenza ha preso forma nel condominio di me stessa e gli equilibri consolidati in tanti anni hanno cominciato a modificarsi, aprendosi a energie nuove e prima impensabili.

Energie che, fino a qualche tempo fa, erano confinate in un angolo remoto della coscienza e che per farsi sentire erano costrette a mandare pericolosi segnali di malessere fisico o psicologico (leggi: cadute, dolori inspiegabili, depressioni, malumori, arrabbiature eccessive… e via dicendo).

Tra queste nuove entità condominiali si è distinta immediatamente La Bambina Lunatica, Scontrosa, Musona e Solitaria, che ha saputo tenere testa al Perfezionista costringendolo a cederle uno spazio adeguato.

Il suo arrivo nel condominio ha cambiato moltissimo gli equilibri del mio mondo interiore e colorato le mie giornate di un entusiasmo nuovo, fatto non più solo di lavoro ma anche di momenti giocosi e di una solitudine finalmente legale nella psiche e nella mia vita.

Una solitudine capace di ripristinare il silenzio e l’ascolto di me stessa (delle tante Me Stessa che sono) dopo che per molte ore mi dedico ad ascoltare gli altri.

E… incredibile ma vero! Da quando, grazie a quella piccola desaparecida, la solitudine ha ottenuto il permesso di soggiorno nella mia quotidianità, sono aumentati il mio entusiasmo e il mio piacere nel fare le piccole cose di sempre.

Naturalmente questo è soltanto l’inizio di un percorso, che ha avuto come primo risultato un maggiore tempo libero da dedicare a me (cioè a quei tanti condomini che sono/siamo) e che ha aperto le porte agli innumerevoli aspetti sconosciuti e in attesa di riconoscimento che popolano la mia coscienza.

Le parti rimaste in ombra nella mia personalità reclamano il loro spazio di ascolto e di azione e l’amministratore di condominio ha il suo bel da fare per trovare un posto a tutti senza scontentare nessuno.

Soprattutto senza scontentare quel pool di sé che mi ha permesso di diventare adulta e di essere quello che sono, affrontando i momenti difficili della mia vita.

Insomma, la crescita interiore è potenzialmente infinita e ogni scoperta è sempre accompagnata da mille altri interrogativi, perché la vita è cambiamento, evoluzione e creatività, e non si può arginarla ma soltanto imparare a cavalcarne le onde.

In questo periodo sono al lavoro con una parte ostica da inserire nel condominio: il Bambino Crudele.

Un aspetto che fino ad oggi ho cercato di nascondere anche a me stessa, per non intaccare l’immagine idealizzata e scintillante che pensavo di dover indossare per essere amata.

Non so ancora cosa succederà tra i miei condomini, né come se la caverà l’amministratore con questa presenza scomoda e impresentabile.

So solo che se voglio essere gentile e amorevole devo venire in contatto anche con la crudeltà (la mia, naturalmente!).

Gli opposti, infatti, sono sempre due facce di un’unica medaglia e la saggezza è saper camminare nella vita tenendo sottobraccio la Luce e il Buio, il Bene e il Male, la Perversione e la Santità… perché ogni cosa appartiene a un Tutto più grande, che la mente non sempre riesce a cogliere ma di cui il cuore conosce d’istinto la profondità.

Così, grazie al Voice Dialogue, ho aperto le porte a una Totalità di me stessa che fa lievitare il mio livello di confusione insieme al mio amore e al mio entusiasmo per la vita.

Non chiedetemi come.

Non lo so.

Il mio Perfezionista ha rinunciato ad avere tutte le risposte.

La mia Bimba Lunatica, Scontrosa, Musona e Solitaria assapora l’esistenza.

E un nuovo Sé Rilassato e Poco Intelligente ride di cuore, senza sapere perché.

Carla Sale Musio

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ANCORA IO… E ANCORA IL VOICE DIALOGUE

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ago 25 2016

ANCORA IO… E ANCORA IL VOICE DIALOGUE

Quest’anno ho preso un mese di ferie.

Un mese di vacanza tutto intero non mi capitava più dai tempi della scuola!

Chi fa un lavoro autonomo, come me, non può distrarsi troppo a lungo.

Rischia di perdere il ritmo delle cose da fare e di veder deragliare l’organizzazione professionale costruita nel tempo, con impegno, dedizione e fatica.

Nel mio caso l’ostacolo più grosso alle assenze estive è sempre stato il bisogno di non abbandonare le persone in difficoltà nel momento in cui il caldo e l’atmosfera vacanziera fanno sembrare più intensi i dispiaceri.

La mia professione non prevede altra strategia che l’ascolto partecipe e attento del malessere di chi chiede aiuto.

Il dolore, infatti, è sempre: urgente!

E ha bisogno di risposte tempestive e puntuali.

Forte di queste considerazioni, il mio Attivista Interiore ha avuto buon gioco nel convincermi di anno in anno a diluire le ferie, e mi ha insegnato ad alternare presenza e assenza, in modo da riposarmi senza far sentire nessuna mancanza.

Basandomi sulle sue indicazioni e sulla sua comprovata competenza professionale, fino ad oggi ho scelto di prendere una settimana di vacanza ogni tanto, in modo da non abbandonare chi ha urgenza e fornire un supporto psicologico stabile e costante.

Quest’anno, però, gli incontri, le letture e le sedute di Voice Dialogue hanno permesso anche ad altri sé di emergere dall’inconscio (dove li avevo confinati) e di sedersi a fianco al mio instancabile Attivista, partecipando alla gestione della mia vita.

Certamente questa folla di personalità ha complicato non poco la regolare organizzazione dei giorni di riposo ma, nonostante il dibattito interno (che già da marzo aveva cominciato ad accendersi sul tema del mio tempo libero), l’Attivista aveva le idee chiare su come debbano essere gestite le vacanze di una professionista seria e competente come me.

E, di sicuro, non avrebbe avuto alcun cedimento sulla sua (nostra!) tabella di marcia se, nel mese di maggio, proprio durante l’intensivo sugli istinti, una Bambina Handicappata, Lunatica, Taciturna e Scontrosa, non avesse agito un golpe nella mia personalità, rovesciando il potere di ogni altro sé.

Primari o rinnegati, poco importa!

Sopraggiunta così, senza nessun preavviso, approfittando di una caduta che mi aveva infortunato un piede e reso invalida per qualche tempo, quel piccolo ingombrante Calimero non ha più abbandonato la sua postazione centrale nella mia vita.

E ancora tiene banco dall’alto del suo insopportabile mutismo.

È lei che ha cominciato a insidiare l’Attivista, col suo silenzio pieno di recriminazioni.

Lei, che non parla e non ama incontrare nessuno.

Lei, che non è simpatica e che non si diverte a fare le cose che gli altri amano condividere insieme (mangiare, conversare, uscire, andare al cinema…).

Lei, che non vuole mai fare nulla e che è capace di starsene delle ore in silenzio, a chiacchierare con i suoi pensieri.

Lei.

L’impresentabile.

Quella che mi fa sempre sfigurare.

Lei.

Cioè io.

Quella che cerco di nascondere a tutti, per avere degli amici, per sentirmi attraente e per cercare di farmi voler bene.

Sì, insomma… quella che non vorrei essere.

E invece sono.

Arroccata nel centro della mia volontà, la Piccola Asociale cantilenava nella mia testa il suo bisogno di solitudine, argomentandolo in silenzio con la minaccia della malattia.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?

Rifugiarsi negli altri serve spesso

per diluire l’impatto della tua verità.

E i mali poi ci fanno ritrovare

le nostre più profonde personalità.”

Che dire?

Da maggio, io e lei abbiamo cominciato a prenderci le misure.

Quel piede dolorante è stato lo strumento che le ha permesso di fare capolino nella mia coscienza, obbligandomi a tollerare la sua (mia!) natura: introversa, solitaria e riflessiva.

“Si vabbè…!!!”

Ok.

Volevo dire: la sua (mia!) natura insicura, impacciata, paurosa, selvatica, chiusa e scorbutica.

(Grazie, Critico!)

Il percorso del Voice Dialogue mi sta aiutando ad accogliere questa parte di me che, fino ad oggi, avevo profondamente rinnegato.

Senza identificarmi totalmente in lei, ma riconoscendone le caratteristiche e accettando che la sua realtà faccia da “contrappeso” alla mia Disinvolta Capacità Di Fare Amicizia Con Tutti.

E così io e lei stiamo imparando a parlarci.

O meglio: io sto imparando a non nasconderla e a permetterle di esprimere i suoi bisogni.

Soprattutto quel suo desiderio di stare da sola.

È così che quest’anno ho deciso di non dare totalmente retta al mio Attivista.

Essere sempre pronta ad ascoltare gli altri è un’arte che per rigenerarsi ha bisogno anche di momenti trascorsi in silenzio e in solitudine.

Quella Bambina Antipatica e Brontolona lo sa.

E non se ne vergogna.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?

Rifugiarsi negli altri serve spesso

per diluire l’impatto della verità.”

(Ok. Ok. Ho capito.)

Quest’estate ho fatto le ferie più lunghe degli ultimi quarant’anni, ma questo non è il risultato più importante del mio percorso di crescita personale.

Il cambiamento vero è nella pienezza, nell’appagamento e nella felicità con cui ho vissuto ogni singolo giorno.

Ogni minuto delle mie vacanze.

La mia Impresentabile Bambina Interiore è felice.

Libera dal razzismo e dall’emarginazione con cui l’avevo stigmatizzata fino ad adesso, può finalmente farmi dono del suo entusiasmo e della sua gioiosa autenticità.

“Che senso ha la vita?

Se non per riconoscere se stessi?” 

Carla Sale Musio

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IO… E IL VOICE DIALOGUE

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lug 24 2016

BUONI O CATTIVI… tu da che parte stai?

Nella nostra cultura il bene e il male sono concetti antitetici, valori diversi che devono essere riconosciuti e separati.

Abbiamo imparato a considerarli incompatibili e pensiamo che sia inevitabile fare una scelta e schierarci.

Esiste la credenza che il male finisca sempre per contaminare il bene, deturpandolo e corrompendolo.

Perciò, per tutelare la bontà e preservarne l’incolumità, diventa necessario scinderla e allontanarla dalla cattiveria, definendone chiaramente i confini e, in questo modo, anche i limiti.

Viceversa, l’idea che il bene possa prevalere sulla malvagità è ritenuta un’utopia, una speranza destinata a scontrarsi con il potere della crudeltà.

Nell’immaginario collettivo il bene non vince sempre, anzi!

Il trionfo del male è costantemente in agguato e il successo dei buoni può arrivare soltanto grazie a una distruzione radicale dei cattivi.

Ogni distruzione, però, contiene in sé l’embrione della violenza e impedisce la comprensione, la fratellanza e il rispetto.

Da questa considerazione (spesso inconscia) trae origine l’idea che il male si alimenti anche nella sconfitta.

Prende vita così un circolo vizioso che conferma costantemente la superiorità dei cattivi sui buoni.

Ci hanno insegnato che il bene può radicarsi e crescere indisturbato solo grazie a una definitiva scomparsa del male.

Così, il prevalere della bontà sulla malvagità, anche se auspicabile ci appare poco realistico, perché, senza comprensione, fratellanza e rispetto, la crudeltà risorge continuamente, devastando e distruggendo tutto ciò che di amorevole, bello e sensibile, esiste nel mondo.

Finché bene e male saranno ritenuti inconciliabili, ci sentiremo chiamati a scegliere e, schierandoci, alimenteremo inconsapevolmente le guerre e la distruzione.

Questo non vuol dire che sia auspicabile chiudere un occhio e permettere il dilagare della malvagità.

Al contrario, significa osservare responsabilmente l’aggressività che contamina il mondo interiore, aiutando le parti immature della psiche a evolvere e a trasformarsi.

Il male ha bisogno di attenzione e responsabilità.

Ciò che manca nella gestione di questi due apparenti opposti è la consapevolezza che la vita emotiva è fatta di bene e male insieme e che ogni cosa contiene in sé la bontà e la malvagità, il dolce e l’amaro, le lacrime e le risate.

Indissolubilmente.

Ci è stato detto che tutto ciò che consideriamo buono, sano e giusto, non deve mescolarsi con ciò che invece giudichiamo brutto, cattivo e scorretto.

Lo abbiamo imparato da bambini e oggi conserviamo la certezza che sia inevitabile schierarsi per evitare di contaminare l’amore con la crudeltà.

Ma ogni creatura porta dentro di sé il bene e il male in uguale misura, e allinearsi su una sponda non aiuta a gestire le polarità che costellano la vita.

Una rigida separazione ci spinge a cancellare dalla coscienza tutto ciò che non corrisponde all’immagine idealizzata della perfezione, costringendoci a rinnegare anche aspetti vitali e importanti di noi stessi.

Nel mondo interiore, infatti, la determinazione e l’aggressività, l’autostima e l’egoismo, la forza e la durezza, la protettività e il possesso… camminano a braccetto e non è possibile separare uno dei due antagonisti senza compromettere anche l’altro.

Inevitabilmente.

Ogni volta che assumiamo una posizione assolutista, nascondiamo nell’inconscio la polarità opposta, dove (convinti di essercene liberati) la lasciamo crescere senza alcun controllo.

In questo modo ci identifichiamo con una visione idealizzata di noi stessi e ci sentiamo autorizzati a distruggere tutto ciò che abbiamo escluso dalla consapevolezza, etichettandolo come negativo, malvagio e pericoloso.

Da questa scissione interiore prendono vita i semi del razzismo, del bullismo, delle guerre, dell’emarginazione, della prepotenza e della brutalità.

Nella psiche, infatti, il bene e il male non sono mai valori assoluti e distinti ma aspetti inseparabili dell’esperienza.

E appartengono a una totalità in cui ogni cosa può diventare mutevole e cangiante, al variare del punto di vista da cui la si osserva.

Quando ci sforziamo di reprimere il male, non facciamo crescere il bene ma, al contrario, ne aumentiamo il potere negativo, perché l’idea di essercene liberati per conformarci a un ideale privo di polarità, ne aumenta la distruttività.

È distruttiva, infatti, la pretesa di eliminare ciò che non ci piace, anziché imparare a riconoscerlo, a gestirlo e a trasformarlo, sopportandone il peso e la responsabilità, fino a farlo evolvere dentro di sé.

Il male è una parte inscindibile della personalità che chiede di essere accolta nella coscienza per migliorare e trasformarsi.

Nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma.

Incessantemente.

Dalla guerra fra il bene e il male interiori prendono forma la distruzione e la violenza.

Imparare a riconoscere in se stessi ciò che giudichiamo sbagliato, sviluppa una cultura della tolleranza e del rispetto, e permette di far crescere le parti immature della psiche.

Una società migliore è il risultato di una profonda accoglienza, capace di cambiare la guerra nelle sue fondamenta interiori.

La rivoluzione passa attraverso la capacità di assumere dentro di sé anche le parti giudicate inaccettabili, invece che proiettarle all’esterno condannandole a vivere per sempre nei tanti nemici che popolano il mondo.

Carla Sale Musio

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STRANE COINCIDENZE…

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lug 04 2016

STRANE COINCIDENZE…

Grazie ai meccanismi della proiezione e della rimozione la nostra consapevolezza conserva soltanto i ricordi che la psiche è in grado di tollerare, mentre tutto ciò che appesantisce la coscienza viene spostato al di fuori di noi o confinato nell’inconscio.

L’inconscio è per definizione: la zona franca del mondo interiore, il luogo in cui sono archiviate tutte le memorie, senza distinzione di bene o di male.

Per non sovraccaricare la mente, infatti, la maggior parte delle informazioni spariscono in una sorta di ripostiglio dove, per tutelare l’equilibrio psichico, anche gli eventi importanti o traumatici possono essere abbandonati all’oblio.

La specie umana ha un grande bisogno di approvazione e di appartenenza e, per ottenere il riconoscimento del branco, il cucciolo d’uomo usa soprattutto l’imitazione, riproducendo i comportamenti agiti dalle persone che stima ed evitando quelli che provocano derisione o disprezzo.

Si forma così, dentro di noi, un’immagine ideale cui costantemente cerchiamo di assomigliare, mentre tutto ciò che non le corrisponde è nascosto e dimenticato nell’inconscio.

Per raggiungere questo risultato, tutti i Sé non conformi al modello vengono fatti sparire e detenuti in luoghi della coscienza privi di ricordi e di memoria.

È grazie a questi automatismi psicologici che il pool dei Sé Primari, al governo della personalità, può costringerci a impersonare sulla scena della vita uno schema di perfezione senza sbavature, evitando che quei Sé che abbiamo giudicato negativi intervengano a rivendicare il loro diritto all’esistenza.

Ma l’energia dei Sé rinnegati, continua ad agire sotto la soglia della consapevolezza, attirando in forma mascherata gli avvenimenti che li rappresentano nel mondo esteriore.

Le chiamiamo: coincidenze, sincronicità, fatalità, casualità, destino, disgrazie o colpi di fortuna, ma non possiamo negare a noi stessi la sintonia che esiste tra ciò che ci succede e i pensieri che si agitano nel nostro mondo interiore.

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STORIE DI COINCIDENZE E DI SÉ RINNEGATI

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Carlo ha trentacinque anni e lavora come commesso in un supermercato.

Il suo stipendio non è altissimo ma, fino ad oggi, gli ha consentito di vivere in un appartamentino tutto per sé e di pagare le spese senza dover ricorrere all’aiuto di nessuno.

Per lui l’autonomia è un valore assoluto e non potrebbe rinunciarci per niente al mondo.

Durante l’infanzia un padre esageratamente severo ha umiliato tante volte i suoi tentativi di farcela da solo, alimentando il desiderio d’indipendenza fino al punto che, pur di non essere costretto a chiedergli niente, Carlo ha abbandonato gli studi e i progetti che aveva, mettendosi a lavorare per potersi mantenere da solo.

Da qualche tempo, però, si scopre a fantasticare su un’auto nuova, più agile e scattante della sua vecchia Panda, ormai piena di acciacchi.

Lo stipendio non gli consente troppe frivolezze e il giovane sa bene che cambiare macchina significherebbe aggiungere un’altra rata mensile al suo budget di spese già molto in difficoltà.

Perciò censura i sogni, che il suo Sé Responsabile giudica impossibili, impedendosi di desiderare un’auto migliore.

“La mia macchina va benissimo e, per l’età che ha, è proprio un gioiellino!”

Afferma soddisfatto quando gli amici gli indicano i graffi e le ammaccature che tappezzano la carrozzeria.

Ma un Pilota Di Formula Uno, segregato da sempre in un angolo dell’inconscio, agisce nell’ombra il bisogno di una guida più sportiva, sprigionando segretamente la sua energia fino a quando un incidente imprevedibile costringe Carlo ad acquistare in tutta fretta un’altra auto, usata ma, finalmente, più prestante.

* * *

Francesco è un medico molto stimato perché ama il suo lavoro e lo svolge con grande passione.

Per lui il bene delle persone è un valore importante e dedica la maggior parte delle energie a trasformare le sofferenze dei suoi assistiti in una risorsa di cambiamento e, magari, di miglioramento.

Ultimamente ha intrapreso un percorso di formazione che lo costringe a viaggiare spesso, così, pur di non trascurare niente, finisce col recuperare il tempo speso negli stage privandosi dei giorni liberi.

L’impegno si fa sentire e Francesco vorrebbe fermarsi un poco, ma un Sé Professionale gli ricorda in continuazione la funzione (insostituibile!) che svolge con i pazienti, mentre un Critico Interiore lo riempie di sensi di colpa solo all’idea di concedersi una vacanza.

“Andrò in ferie più avanti, ora proprio non posso!”

Risponde sorridendo agli amici che gli fanno notare la fatica (e continuando a ignorare il suo bisogno di divertimento e di leggerezza).

Ma il suo Sé Irresponsabile e il suo Sé Inadeguato, insieme a un Che Ama Godersi La Vita, tramano silenziosamente contro quell’eccesso di rettitudine, fino a che un inspiegabile dolore al ginocchio lo costringe a stare a letto per un mese… e a godersi le cure di quanti gli vogliono bene.

* * *

Giorgia ama gli animali e davanti alla loro sofferenza non si risparmia.

Ha salvato tanti passerotti caduti dal nido; un gabbiano che ancora non sapeva volare e i gattini senza mamma che qualche anima pia aveva abbandonato in una scatola, proprio davanti alla sua porta di casa.

Ha adottato i canarini che la signora di fronte lasciava nella gabbietta in giardino, esposti al vento, al sole e alla pioggia; le lumachine trovate in mezzo all’insalata e il cane paraplegico, vittima di un incidente, che oggi scorrazza felice con il suo carrellino.

Per lei la vita di chiunque è sempre un valore assoluto e s’impegna come può per aiutare i deboli e gli indifesi.

In questo modo, però, si complica l’esistenza e la sua casa è affollata di amici bisognosi di attenzioni e di cure.

A volte desidera uno spazio tutto per sé, dove sistemare il cavalletto e i colori e disegnare nei momenti liberi, ma poi si dice che in fondo la pittura non è così importante e che la gratitudine dei suoi protetti la ripaga dei sacrifici che deve affrontare per accudirli.

Un Sé Altruista e un Sé Generoso, gestiscono con successo la sua vita, tenendo incarcerato in una segreta dell’inconscio il suo Sé Egoista, l’unico che certamente sarebbe capace di pensare ai bisogni e ai desideri di Giorgia ma che, a loro dire, la renderebbe arida, insensibile e senza cuore.

Ed è proprio questo sé desaparecido a sprigionare una potente energia, distorta e distruttiva come la violenza con cui è stato estromesso dalla vita di Giorgia.

La distruzione, perciò, non tarda ad arrivare e un guasto all’impianto idrico costringe Giorgia a sgomberare proprio lo spazio che sarebbe stato necessario alle sue attività pittoriche, per fare posto agli attrezzi dell’idraulico e del muratore.

Carla Sale Musio

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TUTTO QUELLO CHE NON TI PIACE DENTRO DI TE… ricompare fuori di te! 

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