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Gen 27 2018

INTEGRITÀ: la ricetta per un mondo migliore

Il cucciolo dell’uomo è un animale sociale e per vivere ha bisogno di sentirsi parte del suo branco.

Solo così può crescere e diventare adulto.

Più del cibo e delle condizioni igieniche, la stima e il riconoscimento degli altri sono ingredienti fondamentali per la sopravvivenza della nostra specie.

Vogliamo essere amati e apprezzati e, per sentirci parte della società in cui viviamo, siamo disposti a fare tanti sacrifici.

Compreso quello di rinunciare alla nostra intima verità.

Nel tentativo di guadagnare l’approvazione delle persone che abbiamo intorno ci impegniamo a essere migliori, nascondendo gli aspetti della personalità che ci fanno sentire sbagliati, brutti, riprovevoli e poco amati.

Ma le parti censurate non possono essere eliminate dal mondo interiore e, nonostante l’opposizione agita con la volontà, continuano a farsi sentire in modi criptati, provocando non poche sofferenze.

Sono loro le vere responsabili di tante disgrazie e di tante incomprensioni.

Tuttavia riconoscerle ci fa paura perché scatena l’angoscia di essere giudicati inadatti alla vita comune.

Ogni sé rinnegato porta in dono una risorsa preziosa e, come un diamante ancora grezzo, è in attesa di essere scoperto e valorizzato.

Infatti, proprio quel contributo apparentemente così riprovevole si rivela spesso indispensabile per realizzare il disegno della nostra vita.

Accogliere nella psiche le parti giudicate negative e pericolose non è facile.

Per farlo è necessario tenere a bada le proteste di quei sé che invece ci vorrebbero sempre perfetti, splendenti e irreprensibili.

Quando riusciamo a equilibrare la nostra perfezione con la nostra imperfezione raggiungiamo una integrità capace di restituire alla vita il suo significato e spalanchiamo le porte all’energia indispensabile per il benessere e la realizzazione personale e sociale.

L’esperienza della dimensione terrena è fatta di polarità contrapposte, necessarie per esplorare le infinite possibilità espressive della Totalità.

Riconoscerne gli opposti dentro noi stessi è un percorso di consapevolezza che dal caos della frammentarietà conduce progressivamente alla scoperta della nostra immensità.

Schierarsi spinge a nascondere una parte della verità e, se da un lato ci fa sentire nel giusto, dall’altro impedisce l’accesso alla completezza e alla conoscenza della realtà più profonda.

Integrità non vuol dire permettersi di agire impunemente la malvagità, ma accettarne con umiltà l’esistenza nel mondo psichico, senza giudicarla e senza censurarla.

Solo da questa accoglienza possono prendere forma le scelte capaci di renderci migliori.

Non perché nascondiamo il male ma perché, avendolo riconosciuto e accolto in noi stessi, possiamo scegliere il bene.

Migliori, non vuol dire: intransigenti, giudicanti, inflessibili, intolleranti.

Significa essere capaci di esplorare anche ciò che non ci piace, per riconoscerlo e per comprenderne le potenzialità.

Combattere la malvagità, non serve a creare la pace.

Ogni guerra provoca violenza, ingiustizia e dolore.

È necessario riconoscere il valore di ogni cosa, senza agirne la crudeltà.

E questo è possibile solo quando ci apriamo all’accoglienza di tutto ciò che è.

Il buio e la luce sono due facce della stessa medaglia.

Non può esserci l’una senza l’altra.

Il tentativo di eliminare uno dei poli conduce inevitabilmente alla crescita di entrambi.

È il linguaggio dei paradossi di cui è fatta la Totalità.

Solo chi è capace di aprirsi all’immensità fino ad accogliere dentro di sé la radice di ogni dolore può guardare negli occhi la propria Anima e accedere alla ricchezza di cui è fatta la vita.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO? … sono un gruppo di identità in convivenza!

* * *

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Gen 21 2018

PRANZI CONDOMINIALI

Quando decidiamo di modificare le abitudini dietetiche dobbiamo fare i conti con una moltitudine di personalità che convivono nel mondo interiore e che per esprimersi utilizzano il nostro (unico) corpo.

Mettere d’accordo tutti gli aspetti che compongono la psiche è un’impresa  impegnativa.

Tuttavia, dalla riuscita di quell’intesa dipenderà l’esito dei nostri progetti.

Dal punto di vista psicologico il fallimento di un cambiamento nello stile alimentare è la conseguenza dell’ostruzionismo messo in atto da alcune parti della personalità a discapito di altre.

E, per portare avanti con successo un diverso regime nutrizionale, bisogna conquistarsi la cooperazione di tutti.

Alla nascita ognuno di noi possiede innumerevoli sé che (nel tentativo di proteggerci dalle delusioni, dalla solitudine, dall’umiliazione e dalle emozioni sgradevoli che costellano la crescita) si differenziano e acquisiscono un diverso potere nei vissuti interiori.

A seconda del contesto familiare, etnico e sociale in cui siamo cresciuti si sviluppano aspetti differenti delle nostre potenzialità espressive.

Le parti che hanno avuto successo nell’aiutarci a diventare grandi guadagnano una posizione di comando all’interno del mondo intimo e di solito non sono disposte a cedere il primato ottenuto.

Quando decidiamo di intraprendere un percorso di cambiamento, il boicottaggio di queste sub personalità può causare sintomi fisici e psichici talmente dolorosi da costringerci ad abbandonare i buoni propositi pur di evitare le conseguenze del loro sabotaggio.

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IL MIO PRANZO… CONDOMINIALE!

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Da parecchi anni studio il Dialogo delle Voci sperimentandolo nella quotidianità e, nel corso del tempo, ho identificato dentro di me cinque sé primari, presenti a ogni pasto.

Immancabilmente.

Per ognuno di loro ho scelto un nome in rima con la qualità che lo caratterizza, in modo da poterli individuare facilmente.

Sono:

  • Gaia la buongustaia

  • Donata l’affamata

  • Ardente l’impaziente

  • Ilaria l’abitudinaria

  • Greta l’asceta

Il delicato equilibrio delle relazioni tra il mio io consapevole e loro costituisce l’ago della bilancia di ogni cambiamento alimentare e comporta un impegno costante per mantenere l’intesa e l’armonia nel condominio della mia psiche.

* * *

Gaia la buongustaia è stata la prima a proporsi durante il percorso di crescita.

Mi è sempre piaciuto assaggiare le specialità delle diverse culture gastronomiche e sono stata una bambina affascinata dai sapori nuovi.

La mamma non faticava a propormi gusti alternativi, anzi!

Doveva fare attenzione al mio desiderio di provare piatti che non erano adatti alla mia età.

I cibi amari, acidi, aspri o piccanti mi hanno sempre divertito e ancora oggi stimolano il mio appetito.

Per Gaia mangiare è un piacere, un dono che la vita ci regala.

È curiosa, pronta ad assaporare le novità.

La sua presenza mi permette di adattarmi in tutte le situazioni conviviali.

* * *

Tuttavia, i problemi son arrivati con la comparsa di Donata l’affamata.

Donata è dotata di un appetito insaziabile, adora la sensazione di avere lo stomaco pieno e ama la sonnolenza che accompagna la digestione dei cibi pesanti e calorici.

Per lei non è importante cosa ma quanto mangiare.

Ha bisogno di sgranocchiare grandi quantità di alimenti e può riempirsi la pancia con sostanze tossiche, senza accusare nessuna conseguenza immediata.

Non sono riuscita a capire se Donata ha guadagnato un posto di rilievo durante il periodo dell’allattamento o se invece derivi da una vita precedente… posso solo affermare che ha sempre fatto parte della mia esistenza e che non è facile gestirla, soprattutto quando si accompagna con Ardente l’impaziente (cioè quasi sempre).

* * *

Ardente è arrivata dopo la nascita di mio fratello, quando avevo circa quattro anni, è si è accaparrata il primato nel mondo interiore a causa della sua incrollabile determinazione, qualità che la rende capace di ottenere ciò che vuole in tempi rapidissimi.

La sua insistenza e la sua forza psichica sono proverbiali.

Grazie a lei ho potuto raggiungere importanti obiettivi ma ho anche dovuto fare i conti con un’impulsività che mi ha causato non pochi guai.

Ardente non è strettamente interessata all’alimentazione ma, poiché è impetuosa e passionale, si presenta tutte le volte che sente odore di emozioni intense… e quando c’è Donata la passione è inevitabile!

Ecco perché Donata e Ardente siedono insieme a tavola.

Se per Gaia il cibo è un piacere che va centellinato, assaporato e gustato con calma, per Donata invece si tratta di un’emozione divorante.

E, come si può facilmente immaginare, metterle d’accordo richiede diplomazia e pazienza.

* * *

Ilaria l’abitudinaria adora la stabilità e la rassicurante prevedibilità delle situazioni conosciute.

Le piacciono i sapori di sempre, gli orari regolari e ama mangiare in luoghi consueti, opportuni e prevedibili.

L’avventura e la trasformazione non fanno per lei.

Ilaria contesta ogni progetto di cambiamento e può fomentare la sommossa nella psiche quando decide di allearsi con Donata e con Ardente.

* * *

Infine c’è Greta l’asceta.

Greta è arrivata nella psiche più o meno verso i miei sette anni, nel periodo in cui a scuola era obbligatorio frequentare le lezioni di catechismo, quando l’idea del fioretto e del paradiso avevano ancora un forte impatto su di me.

Da allora è passata molta acqua sotto i ponti, ma Greta si è sempre tenuta al passo con le mie ricerche mistiche, cavalcando ogni nuova corrente esoterica con il suo irriducibile spiritualismo.

A Greta piace resistere e controllare gli istinti e ama sentirsi illuminata e sublime grazie alla sua forza di volontà.

Anche lei mi ha permesso di raggiungere traguardi importanti, sostenendomi con la sua disciplina e con la sua determinazione.

Per via dei successi conquistati grazie al suo appoggio, detiene un potere molto grande e tende a spadroneggiare nella psiche.

Greta ritiene che mangiare sia una scelta volgare e poco elegante.

E, se per vivere è proprio necessario alimentarsi… allora è bene farlo in modo riservato e senza indulgervi.

Detesta: le riunioni conviviali, lo scambio delle ricette, gli aperitivi o i pranzi di lavoro, la cucina e la preparazione dei cibi.

Per lei parlare e mangiare sono comportamenti incompatibili.

La sua presenza genera nella psiche un piacevole senso di sazietà e rende superfluo il bisogno di nutrirsi, permettendomi di non aver bisogno di mangiare per tempi molto lunghi (è estremamente pratica durante i viaggi) ma dal punto di vista sociale crea non poche difficoltà.

Greta suscita sempre le ire delle altre quattro signore, dando vita a conflitti IRRISOLVIBILI.

* * *

Ho voluto raccontarvi il mondo variegato e poliedrico che anima le mie scelte alimentari per esporvi più concretamente le difficoltà che accompagnano i cambiamenti.

Ogni sé si fa portavoce di una determinata politica e può allearsi o combattere con gli altri, suscitando non pochi problemi.

Nel mio caso, far convivere le esigenze di Greta l’asceta con quelle di Donata l’affamata è molto impegnativo e quando decido di apportare qualche modifica alla mia alimentazione devo stare attenta a non scontentare nessuna delle due, altrimenti vedrò naufragare miseramente i miei progetti.

Ognuno possiede i propri sé interiori, che sono diversi da quelli di chiunque altro, e per poter agire un cambiamento nella dieta è indispensabile imparare a gestire il proprio condominio delle personalità in modo che nessuna possa boicottare le decisioni prese dall’io consapevole.

L’analisi dei sé e la loro gestione rappresentano un aspetto fondamentale nella scelta di ciò che è necessario mangiare per vivere bene e in salute, e dovrebbero costituire la base di ogni ricerca nutrizionale e dietetica.

Carla Sale Musio

 

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Ott 18 2017

CREATIVITÀ & APPARTENENZA

Ognuno di noi possiede un bagaglio illimitato di risorse, pronte all’uso in caso di difficoltà.

Nasciamo ricchi di possibilità, poliedrici, duttili, versatili, multitasking e creativi.

Ma questa nostra generosa totalità espressiva si frammenta davanti al bisogno di approvazione e al desiderio di appartenenza, dividendo le azioni, i pensieri e le emozioni in:

  • buone o cattive,

  • giuste o sbagliate,

  • normali o anormali…

e costringendoci a schierarci da una parte soltanto.

Così, nel tentativo di sentirci amabili e coerenti, finiamo per rinunciare a tutte quelle opportunità che non si conformano al pensiero e alle credenze di chi ci sta intorno.

Ogni giorno, creatività e appartenenza si fronteggiano nella psiche dando origine a un’infinità di guerre interiori.

Si tratta di due aspetti fondamentali per la salute psicologica e fisica che ci conducono in direzioni opposte:

.

  • la creatività fa emergere quel modo unico e speciale d’interpretare la vita che caratterizza ogni creatura vivente rendendola diversa da qualunque altra

    .

  • l’appartenenza spinge a cercare l’approvazione, l’affetto e la stima del gruppo (famigliare, sociale, etnico…) in cui viviamo

.

Entrambe sono indispensabili per una vita appagante.

Entrambe sono necessarie per una sana realizzazione personale.

Entrambe contribuiscono allo sviluppo dell’autostima e al senso di efficacia personale.

Tuttavia la creatività e l’appartenenza danno vita a espressioni diverse della personalità spingendoci a essere originali e conformi, trasgressivi e omologati, unici e banali… contemporaneamente.

La contrapposizione di questi punti di vista fa nascere nel mondo intimo una molteplicità di voci.

Prendono forma così tante sub personalità, ognuna dotata di una peculiare lettura degli avvenimenti, ognuna pronta a risolvere determinati problemi e  ognuna impegnata a difendere aspetti diversi della realtà.

La vita interiore è popolata da una quantità di figure che incarnano emozioni, riflessioni, pensieri e atteggiamenti eterogenei.

Insieme compongono il nostro modo di essere e ognuna ha bisogno di un’attenzione partecipe e costante, come bambini affidati alle nostre cure.

La convinzione di possedere una sola personalità, non rispecchia la molteplicità della vita psichica e costringe la creatività e l’appartenenza in forme stereotipate che annichiliscono la vitalità generando un’infinità di sofferenze.

Per vivere una vita soddisfacente e ricca di significato è necessario conoscere tutte le nostre possibilità espressive riservando a ciascuna uno spazio di ascolto, fino a permetterci di scegliere, di volta in volta, la più adatta ad agire sulle scene della vita.

Solo così diventa possibile gestire la ricchezza che ci appartiene dalla nascita e costruire l’armonia indispensabile per evolverci nel rispetto, nella condivisione e nell’accoglienza.

Di noi stessi e del mondo che ci circonda.

Abbiamo tanti sé creativi, frutto della nostra unicità e delle nostre scelte di vita.

E tanti sé radicati nella storia della nostra famiglia, della nostra nazione, del nostro popolo e della nostra specie.

Riconoscerli nella psiche e ascoltarne le ragioni consente di esplorare la totalità di noi stessi e di dar forma alla nostra speciale unicità.

Tuttavia, per riuscirci è necessario sostenere la tensione dei loro opposti punti di vista senza schierarsi, sopportando l’apparente incoerenza che caratterizza un’attenzione partecipe e priva di giudizio.

In questo modo possiamo accedere a una molteplicità colorata e ricca di possibilità sempre nuove, pronte a manifestarsi al momento del bisogno.

Occorre aprirsi alla comprensione che ognuno di noi amministra una movimentata e poliedrica comunità interiore, composta da tanti sé (curiosi, avventurosi, appassionati, generosi…) che l’esistenza ci ha donato alla nascita e che aspettano soltanto di mettere le loro qualità al nostro servizio.

Ma dobbiamo imparare a gestirli con democrazia, evitando i colpi di stato dei più assertivi e valorizzando le risorse di quelli meno appariscenti.

Solo così possiamo ammirare l’arcobaleno della creatività, affondando le radici dell’appartenenza nel terreno fertile della nostra anima, e camminare nella vita tenendo a braccetto la forza e la sensibilità, il potere e l’arrendevolezza, l’arroganza e l’umiltà, il coraggio e la paura, la saggezza e la follia.

Carla Sale Musio

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Ott 04 2017

IO? … sono un gruppo di identità in convivenza!

Io, io, io, io, io, io…. Ma io chi?!

È difficile definire i contorni di se stessi.

Quella che comunemente chiamiamo personalità non è un monoblocco unico e stabile ma una molteplicità di possibilità espressive in continuo mutamento.

Ognuno di noi è un insieme potenzialmente infinito di identità in divenire.

Identità che si alternano sulle scene della vita a seconda delle circostanze, che cambiano, che crescono, che litigano, che soffrono, che esultano, gioiscono, si mostrano e si nascondono… ognuna a modo suo.

Prendendo le mosse dalla medicina e soprattutto dalla psichiatria, per lungo tempo gli psicologi si sono sforzati di differenziare le caratteristiche di una mente sana da quelle della patologia, senza mai riuscire a descrivere perfettamente le innumerevoli espressioni individuali che di volta in volta presentano i tratti dell’una o dell’altra tipologia.

Oggi tra gli specialisti della psiche si fa sempre più strada l’idea di una pluralità di identità in espansione e in trasformazione, che si manifestano nelle diverse situazioni a seconda delle necessità, delle abitudini, delle paure e delle esperienze che ci troviamo a vivere.

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Tanti o sub personalità che rendono ciascuno di noi un universo senza fine di comportamenti, pensieri, atteggiamenti, emotività e sensibilità.

Più che dire io per indicare se stessi sarebbe quindi corretto parlare di noi e differenziare le opinioni dei vari tipi psicologici che ruotano nel mondo interiore dando forma alla nostra peculiare poliedricità di punti di vista.

Questa diversa visione della personalità, non più immutabile e definitiva ma variegata, mutevole e cangiante, descrive con maggiore chiarezza i conflitti interiori che ognuno si trova a gestire nel corso della propria esistenza.

E permette una visione più profonda dei vissuti interiori.

Si aprono così nuove esplorazioni di se stessi e degli altri, e prende forma una comprensione più precisa, forte della capacità di accogliere ogni punto di vista fino a comporre l’integrità psichica indispensabile per una reale condivisione e necessaria per realizzare una società basata sul rispetto, sulla cooperazione e sulla fratellanza.

La creatività permette di accedere a una pluralità di punti di vista, insegnandoci a scoprire prospettive nuove nella lettura degli avvenimenti. 

Nasce così la possibilità di un’autentica condivisione reciproca.

Prende forma dall’accoglienza in se stessi di una complessità, che fino ad oggi abbiamo chiamato impropriamente io, e modella un ascolto privo di censure, pronto ad accogliere le opinioni diverse dei tanti sé che compongono la personalità di ciascuno.

Poggia sul presupposto che ognuno incarni un aspetto della Totalità e ci aiuta a scoprire nuovi orizzonti espressivi in fondo a noi stessi e agli altri, guidandoci a realizzare una società finalmente capace di accettare tutte le diversità.

In questo quadro, infatti, ogni creatura diventa portavoce di una verità che ci riguarda, indicandoci una delle infinite possibilità espressive a nostra disposizione.

La maestria di ogni essere umano consiste nel saper riconoscere le proprie risorse senza discriminare, individuando qualità, punti di forza e lati oscuri… fino a comporre una personale unicità.

Bene e male non appartengono più a schieramenti opposti in lotta tra loro ma danno forma a uno stesso disegno con cui confrontarsi per poter accedere alla propria completa realizzazione.

Questo non vuol dire permettere l’espressione della violenza e della brutalità.

Al contrario, significa identificare dentro noi stessi anche ciò che non ci piace, imparando ad ascoltare i messaggi che si nascondono nelle zone buie della psiche.

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Spesso l’ombra porta con sé i doni indispensabili per realizzare la nostra missione nel mondo.

Doni che si rivelano soltanto quando abbiamo preso dimestichezza con l’imperfezione e con ciò che giudichiamo sbagliato o inaccettabile in noi stessi e negli altri.

Oltre il disprezzo e il rifiuto si nasconde una verità intima e profonda.

Imparare a non censurare la bruttezza, che da sempre intreccia la bellezza ad ogni passo, permette di evolvere le parti rinnegate della psiche dando forma a un diverso modo di interpretare gli eventi.

Un mondo nuovo ha bisogno di una cultura nuova.

Se vogliamo costruire la fratellanza dobbiamo imparare a vivere nella fratellanza.

Dapprima dentro noi stessi e poi nelle relazioni con con chi ci sta intorno.

Creatività, molteplicità e trasformazione camminano a braccetto e ci conducono a scoprire in noi stessi il valore dell’integrità e della Totalità che ci appartiene.

Carla Sale Musio

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Ago 15 2017

INFINITE IDENTITÀ

“Viviamo nella convinzione che ciò che è divino debba essere perfetto, ma sbagliamo. 

In realtà è vero il contrario: essere divini è essere integri, ed essere integri è essere ogni cosa, il positivo e il negativo, il bene e il male, ciò che è santo e ciò che è diabolico.”   

Debbie Ford

.

Ogni esperienza ci mostra un diverso punto di vista evidenziandolo da un insieme di prospettive infinite.

Più cose conosciamo più diventiamo capaci di osservare il mondo con occhi nuovi.

E questo vale anche per la psiche.

Siamo convinti che a ogni persona debba corrispondere una sola personalità:

  • introverso o estroverso

  • sensibile o cinico

  • sadico o masochista

  • maniacale o depresso

  • e così via…

Ma ci dimentichiamo che la vita esiste in un’immensità di sfumature diverse, pronte a coagularsi di momento in momento negli eventi che sperimentiamo.

E questa stessa molteplicità caratterizza anche i vissuti interiori.

.

“Come dentro così fuori.

.

Recita una delle sette leggi universali di Ermete Trismegisto, padre dell’Ermetismo.

Mondo fisico e mondo interiore rispecchiano la medesima poliedricità.

La psiche non è un monoblocco univoco e inamovibile ma un insieme cangiante di possibilità espressive differenti tra loro e pronte a prendere vita al momento opportuno.

Nasciamo duttili, sfaccettati, creativi e abili nel modellare i nostri comportamenti dentro gli schemi prescelti dal nostro ambiente di appartenenza.

Per ottenere approvazione e stima selezioniamo le innumerevoli possibilità di cui disponiamo, assecondando l’indice di gradimento del nostro gruppo e nascondendo, anche a noi stessi, gli atteggiamenti giudicati inadatti.

Sotto la soglia della consapevolezza, rinchiuso in qualche segreta dell’inconscio, esiste un mondo di possibilità inespresse che aspetta di ricevere attenzione.

Sono i tanti sé rinnegati, gli aspetti malvisti dai codici in cui siamo cresciuti, i modi di essere che abbiamo escluso dal nostro repertorio di comportamenti perché considerati disdicevoli, anomali o inopportuni.

Le individualità rifiutate possiedono una grande ricchezza creativa e attendono nell’ombra il momento di manifestarsi.

Accogliere questo mondo variegato e reietto permette di compiere un balzo in avanti sulla via del benessere e della realizzazione.

Ma per riuscirci sono indispensabili:

  • attenzione

  • ascolto

  • forza di volontà

  • determinazione

Perché superare le barriere del pregiudizio non è facile.

Per sentirci amabili e stimabili abbiamo imparato a proiettare i vissuti giudicati inaccettabili, delegando all’esterno gli atteggiamenti che non riusciamo a tollerare in noi stessi.

Il giudizio e la critica, con cui soppesiamo gli altri, occultano abilmente la paura dei nostri lati oscuri e affondano le radici nel mondo intimo e segreto dell’interiorità.

Per vivere una vita soddisfacente è indispensabile armarsi di coraggio e sopportare il peso della propria Totalità espressiva.

.

“Ogni cosa ha il suo opposto.

Il giorno e la notte sono parti di una stessa medaglia.

Giusto e sbagliato non esistono.

Tutto è uno.”

.

Ci rammenta Ermete Trismegisto.

La dualità appartiene alla vita e si trasforma in integrità solo quando possiamo accettarla dentro noi stessi.

Il percorso di conoscenza delle polarità non finisce mai.

Ogni sé apre le porte a un nuovo modo di interpretare l’esistenza e di esplorarla.

Sopportare la tensione fra gli opposti che popolano il mondo psichico significa imparare a non giudicare.

E permettersi un nuovo modo di osservare la realtà, non più schierandosi da una parte soltanto ma integrando il buio con la luce fino ad accoglierne la profondità dentro se stessi.

Riconoscere le personalità rinnegate, senza sfuggirle, senza censurarle e senza giudicarle consente di trasformarne le energie in risorse e apre la strada all’integrità.

Essere contemporaneamente:

  • buoni e cattivi

  • giusti e ingiusti

  • generosi e avidi

  • bugiardi e sinceri…

Crea le premesse per una nuova accoglienza di sé e della realtà.

Questo non significa lasciarsi trascinare dai comportamenti negativi, al contrario!

La consapevolezza ci aiuta a gestire le risorse in modi utili e più produttivi.

Così come un pizzico di sale rende il dolce più gustoso, una dose omeopatica di negatività ci permette di aprire le porte a una nuova pienezza.

Fatta di comprensione libera dal giudizio.

Di plasticità e non di rigidità.

Di partecipazione senza esclusione.

Carla Sale Musio

leggi anche:

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé 

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Lug 09 2017

IO COSCIENTE: imparare a dirigere l’orchestra dei sé

Convinti di possedere soltanto una personalità, tendiamo a identificarci con le parti dominanti di noi stessi, senza prestare attenzione all’avvicendarsi sulla scena psichica di tanti altri aspetti che (cercando di far valere nell’ombra il loro diritto all’esistenza) agiscono a nostra insaputa.

L’alternarsi (inconscio e perciò imprevedibile) di parti diverse della psiche, crea un doloroso stato di confusione interiore che, impropriamente, cerchiamo di risolvere ignorando i sé giudicati meno importanti mentre, di momento in momento, ci lasciamo possedere dalla loro energia, senza alcuna possibilità di gestione o di controllo.

In nome della coerenza, evitiamo il contatto con la ricchezza che caratterizza il mondo interiore e, non prendendo in considerazione la molteplicità che ci appartiene, circoscriviamo le possibilità espressive a poche forme, stereotipate e prevedibili.

In questo modo annichiliamo il nostro potere, riducendo la creatività e la pienezza e scivolando inevitabilmente nell’insoddisfazione.

La depressione, gli attacchi di panico e tante altre sofferenze psicologiche, segnalano l’estromissione dalla vita emotiva degli aspetti giudicati sconvenienti o poco opportuni.

Aspetti che, per ricevere la nostra attenzione, sono costretti a indossare i panni delle paure, degli incubi, dell’ansia e della sintomatologia fisica.

Reprimere la ricchezza emotiva, infatti, provoca conseguenze nefaste sulla psiche e si ripercuote negativamente nella quotidianità, dando vita a quel senso d’insoddisfazione esistenziale che colora di grigio le giornate di tante persone.

La creatività è la più potente medicina che esista e il suo potere trasformativo e rigenerante si esprime soprattutto nell’accoglienza della poliedricità di se stessi.

.

Ma come gestire quella moltitudine di sé che chiede a gran voce di prendere in mano le redini della vita per condurci nel mondo a modo suo?

.

La soluzione è uno spazio interiore ricco di saggezza, creatività, potere e risorse, che è indispensabile conoscere e che chiamiamo:

io cosciente

L’io cosciente (non è un sé e nemmeno una personalità) è un atteggiamento interiore, un luogo della coscienza da cui osservare il movimento dei sé senza identificarsi con nessuno di loro.

Proprio come un direttore d’orchestra conosce i pregi e i difetti di ogni strumento e ne dirige l’alternarsi, ottenendo una meravigliosa armonia, così l’io cosciente conosce le risorse e i punti deboli di ogni sé e dosa la loro partecipazione, ottimizzando creativamente le possibilità espressive di ciascuno.

Entrare nello spazio dell’io cosciente significa porsi al centro dell’orchestra e da quel centro ascoltare il suono di ogni strumento, individuandone le potenzialità e i limiti, e armonizzandolo con tutti gli altri.

Porsi in quel baricentro di consapevolezza ci aiuta a non scivolare involontariamente dentro l’energia di un sé, permettendoci di comprendere il punto di vista da cui osserva la vita.

Questo non vuol dire lasciar agire impunemente le parti di noi che non ci piacciono.

Al contrario, significa concedere anche agli aspetti meno edificanti un momento di attenzione e di ascolto, creando una sorta di riserva protetta dove poterne scoprire e valorizzare le specificità, senza lasciarsi trascinare dalla loro energia e senza escluderli dalla coscienza.

Non possiamo vivere costantemente nella centralità imparziale dell’io cosciente, perché la forza emotiva di ogni sé e l’immediatezza degli avvenimenti ci trascinano inevitabilmente in una danza senza fine.

Tuttavia, spostarsi ogni tanto in un punto di osservazione neutrale e partecipe, consente di dosare le energie della psiche in maniera funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi.

Più grande sarà lo spazio che dedichiamo a questa consapevolezza, maggiore sarà la possibilità di osservare e riconoscere i vari sé e più ampie diventeranno le nostre possibilità espressive.

Nel mondo della dualità, ogni cosa possiede un aspetto contrario che, proprio grazie al contrasto che si crea, ci permette di riconoscerne la fisionomia.

Nella cultura della sopraffazione, però, tendiamo ad assumere delle posizioni rigide, dividendo gli eventi in categorie antitetiche: buono e cattivo, bello e brutto, giusto e sbagliato, simpatico e antipatico… e così via.

Quando osserviamo le cose dallo spazio dell’io cosciente, permettiamo a ogni parte di noi stessi di mostrarci la propria visione della realtà e ci apriamo a un ascolto imparziale e privo di giudizio.

In questo modo si creano le premesse per una migliore gestione della ricchezza interiore e si aprono le porte a una cultura capace di accogliere invece che distruggere.

Proprio come un pizzico di sale rende più gustoso il dolce, spesso un equilibrio sano si raggiunge grazie a una dose omeopatica di comportamenti (impropriamente) giudicati “negativi”.

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STORIE DI SÉ… BENE ORCHESTRATI

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Marina fa la psicoterapeuta e, di solito, è una persona accogliente, dolce, disponibile e attenta alle esigenze degli altri.

Quando, però, va a trovare Caterina, è costretta ad attraversare a piedi un quartiere periferico e mal frequentato e, per evitare seccature, mette da parte il Sé Accomodante e Gentile che la accompagna dappertutto, richiamando l’energia di un sé più aggressivo e capace di difendersi, che nomina scherzosamente: Sé Killer.

Stringendo nel pugno una chiave con la punta rivolta all’esterno, Marina si lascia permeare da quell’energia possente, protettiva e autosufficiente, che le consente di muoversi con disinvoltura e in autonomia, senza mai diventare il bersaglio di provocazioni indesiderate.

* * *

Angela è una nonna premurosa e attenta, sempre pronta a correre incontro ai bisogni dei suoi nipotini, ma anche dei figli di amici e conoscenti, che affollano la sua casa a tutte le ore.

Ultimamente però il “lavoro” di baby sitter a tempo pieno, che svolge senza nessuna retribuzione, le ruba anche i ritagli di tempo e la donna sente di non avere più l’energia di una volta.

Preoccupata per quel calo di rendimento, chiede aiuto al medico di famiglia che, dopo un accurato esame fisico e diversi accertamenti, la informa che il suo organismo è sanissimo e la stanchezza segnala soltanto la necessità di riposo.

Anna si rende conto che qualcosa non va nell’organizzazione delle sue giornate e, grazie all’aiuto di un bravo councellor, scopre quanto il suo Sé Altruista sia sviluppato, mentre il suo Sé Egoista vive, rinchiuso e dimenticato, in una segreta dell’inconscio.

Dallo spazio del suo io cosciente, Anna ascolta le ragioni di quelle due parti di se stessa, proponendosi di dosare meglio la loro presenza nella sua vita.

Nel tempo, imparerà che concedere un po’ di ferie al Sé Altruista e un po’ di lavoro al Sé Egoista può permetterle di ritrovare l’entusiasmo, senza trasformarla in un mostro d’indifferenza, ma anzi, aiutando anche chi le sta intorno a valorizzare e apprezzare la sua abituale disponibilità.

* * *

Alfredo è sempre al verde.

Lavora tanto, senza mai riuscire a mettere nulla da parte.

Inutilmente s’impegna a guadagnare di più facendo ogni genere di straordinari.

Tutto è inutile: arriva comunque alla fine del mese senza un soldo in tasca.

Dopo anni di povertà (inspiegabile, giacché riceve un discreto stipendio) si decide a chiedere aiuto a un terapeuta che, per prima cosa, gli prescrive un Diario delle Uscite e delle Entrate.

Ogni giorno, con assoluta precisione e puntualità, Alfredo dovrà documentare le sue spese e i suoi guadagni.

Dopo qualche mese di lavoro, emerge una stringente verità: l’esubero delle uscite dipende da un’eccessiva generosità, che lo spinge a prestare i soldi agli amici, a pagare per tutti quando si va al bar o al ristorante e a colmare di regali la fidanzata, i genitori, i nipotini e le tante persone cui vuole bene.

Mentre osserva l’orchestra dei sé dallo spazio del suo io cosciente, Alfredo si rende conto di essere cresciuto in un clima eccessivamente parsimonioso e, per compensare i vissuti infantili di povertà, un Sé Generoso non perde occasione di pagare per tutti, mentre un Sé Risparmiatore e Oculato, imbavagliato in un angolo dell’inconscio, si vendica facendolo sentire sempre inadeguato.

Durante il percorso di crescita personale, Alfredo ascolta le ragioni di quelle parti di sé e scopre con sorpresa che, nonostante le diverse vedute, vogliono entrambe la stessa cosa: aiutarlo a essere una persona realizzata, benvoluta e felice.

Col tempo, imparerà a gestire le qualità che ognuna delle due gli porta in dono (rispettivamente: la generosità e la parsimonia) senza lasciarsi possedere dalle loro energie contrastanti, ma valorizzandone i pregi e armonizzandone le modalità.

Concedersi un po’ di oculatezza gli permetterà di mettere da parte qualche soldino e di non sentirsi costantemente povero o spendaccione, mentre limitare un poco la generosità non gli impedirà di essere amato.

Carla Sale Musio

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Mag 03 2017

CURARE IL SINTOMO CON IL DADO DA BRODO: la mia esperienza con il Body Mind

“Da circa un anno sopporto un dolore che dalla spalla s’irradia nel braccio destro, impedendomi di portarlo indietro e sollevarlo (come si fa per manovrare in retromarcia o per cingere le spalle di qualcuno un po’ più alto).

Inizialmente non gli ho dato troppa importanza ma poi, vedendo che spontaneamente non migliorava (nonostante gli esercizi quotidiani in palestra), mi sono decisa a chiedere aiuto all’ortopedico… poi al fisioterapista… poi all’osteopata… tutto inutile.

Ho anche fatto un’ecografia.

Non risulta nulla.

Dopo ogni trattamento il dolore sembra risolversi per un pochino ma, in breve tempo, il braccio riprende a farmi male come sempre.”

Franca Errani (la direttrice della scuola InnerTeam) mi ascolta con attenzione, mentre snocciolo il rosario dei miei tentativi inutili.

Mi osserva e intanto il suo sguardo crea un clima di riservatezza, facendomi sentire in presenza di una mamma comprensiva e partecipe, di un’amica complice, di una specialista esperta in problematiche fisiche e interiori, di una donna saggia e profonda, di una maestra di vita e di una bambina curiosa e divertita.

I suoi aprono la strada ai miei e, mentre con la sua energia interiore mi permette di fidarmi, mi spiega il lavoro che faremo insieme.

“In un sintomo ci sono sempre tre parti in gioco:

  • Il Dolore (il Sè Rinnegato),

  • Chi Subisce il dolore (la Parte Vulnerabile)

  • e Chi Si Oppone alla realtà energetica del Sé Rinnegato (i Sé Primari)

Oggi cercheremo di dare voce a tutti, cominciando con Il Dolore.”

I suoi occhi osservano con dolcezza qualcosa che, dentro di me, ha preso ad agitarsi.

“E poi daremo spazio ai tuoi Sé Primari, in modo che possano avere l’ultima parola ed esprimere le loro ragioni.”

Continua imperturbabile, mentre il suo tono carico di rispetto calma il mio subbuglio interiore.

Mi lascio andare alle sue istruzioni e chiudo gli occhi.

“Quello che ti chiedo di fare è di alzarti in piedi, anche tenendo gli occhi chiusi, e di lasciare esprimere il dolore.

Non: Chi Lo Subisce.

Ma: Il Dolore.

La sofferenza che senti nel braccio è la conseguenza del conflitto tra Chi Si Oppone (i tuoi Sé Primari) e Chi Cerca Di Esprimersi (il tuo Sè Rinnegato).

Adesso immagina che Il Dolore sia un dado da brodo che si scioglie nell’acqua e permetti alla sua essenza di impregnarti completamente. Poi… dagli voce.”

Continuando a tenere gli occhi chiusi, seguo quelle indicazioni e comincio a muovermi fino a sentire il dolore.

Qualcosa prende forma dentro di me e il mio braccio destro improvvisamente acquista energia, fendendo l’aria come a voler affermare se stesso.

Franca m’incoraggia a continuare.

“Lascia che emerga un gesto. Fallo parlare. Permettigli di esprimersi…”

E quella presenza insospettata, forte del suo appoggio, esce allo scoperto.

Il mio corpo è posseduto da una forza che non conoscevo e che adesso grida tutta la sua rabbia.

Urla senza ritegno e senza vergogna davanti al gruppo del Body Mind Dialogue (il B.M.D. è il percorso formativo, ideato da Franca Errani, a sostegno e approfondimento del Voice Dialogue).

I miei compagni di corso si fanno invisibili e mi sostengono con la loro energia.

“Stai dando voce a ciascuno di noi, non fermarti, vai fino in fondo…”

La loro presenza rassicurante mi permette di lasciarmi andare.

“Fai uscire la voce, non bloccarla…”

Franca incentiva il mio Sé Rinnegato ad emergere dalle segrete dell’inconscio, e quello, forte della nuova comprensione, non si lascia di certo sfuggire l’occasione per fare breccia nella mia consapevolezza, occupando completamente la scena psichica.

“Basta! Basta! Basta! Non ne posso più!”

Strepita esasperato, con quanto fiato ho in corpo.

Con profonda delicatezza, Franca accoglie la sofferenza che lo anima e, mentre in un angolo di me i Sé Primari inorriditi scrollano la testa, quell’animale ululante di rabbia e di dolore si mostra in tutta la sua esasperata disperazione.

“Basta!!! Non ne posso più! C’è sempre qualcuno di cui bisogna prendersi cura, qualcuno che sta male e da accudire, qualcuno che non ce la fa a camminare con le sue gambe! Basta!”

Strilla, urla, si agita e picchia l’aria con il mio braccio destro, affermando con decisione il proprio malcontento.

“Di cosa avresti bisogno? Cosa ti piacerebbe fare?”

Davanti a quella domanda, l’energia si calma di colpo.

Vorrei andare al mare, crogiolarmi al sole, leggere, fare una passeggiata o starmene sul divano…”

Desideri semplici, piccole cose che fanno bene all’anima.

Improvvisamente mi sento a casa.

Tutto è morbido, facile, spontaneo, naturale.

Vivo, profondo e vero.

Non so quanto tempo è durato lo sfogo di quella parte sconosciuta.

Torno a sedermi sulla sedia di fronte a Franca, colpita nel riconoscere una presenza che a volte bisbiglia dentro di me e che, di solito, non ascolto, troppo impegnata a correre appresso alle cose da fare per potermi fermare e accontentarla.

Ma quel benessere dura solo un istante, e subito una sommossa di riacquista il comando della mia personalità, pronto a rivendicare il proprio spazio di attenzione.

Franca si rivolge al gruppo dei Primari che sta già protestando vivacemente davanti alle insistenze del nuovo arrivato.

Il Sé Professionale prende la parola e brontola arrabbiato per conto di tutta squadra (un pool composto dall’Attivista, dal Perfezionista, dalla Mente Razionale, dal Competente Psicologico e dal Critico).

“Non crederai mica a tutte quelle sciocchezze!?! Qui, se non si lavora con ritmo e con impegno, lo stipendio a fine mese non arriva di sicuro! Un’attività autonoma ha bisogno di dedizione e cura. Ci vogliono: pazienza, competenza, passione e spirito di sacrificio. Ci abbiamo messo tanto per fare di Carla una professionista preparata e affidabile e non permetteremo a nessuno di buttare al vento le nostre fatiche per starsene al mare a battere la fiacca.”

Piena di ammirazione per le loro capacità imprenditoriali e professionali, Franca s’informa sui ritmi del lavoro e sulle attività che quello staff instancabile svolge quotidianamente.

Sentendosi riconosciuto e apprezzato, il Sé Professionale sfodera tutto il suo orgoglio nel mostrarle compiaciuto un’intensa attività lavorativa, fatta di colloqui con le persone ma anche di aggiornamento, di libri da pubblicare, di articoli per il blog e di formazione costante nei weekend.

“Perché fate tutto questo?”

Domanda Franca con partecipazione.

“Perché dobbiamo proteggere la bambina.”

Risponde serio il Sé Professionale indicando la Bambina Interiore (quella piccina lunatica e musona di cui ho parlato tante volte durante il mio percorso col Voice Dialogue).

La piccola se ne sta seduta per terra accanto alla sedia, assorta come sempre nei suoi pensieri.

“Quella bambina è molto sola. Se non ci fossimo stati noi a sostenerla e aiutarla, non ce l’avrebbe mai fatta.”

Commenta preoccupato il portavoce dei Sé Primari.

“Perché?”

“Be’… con una mamma depressa e un papà dongiovanni… nessuno aveva tempo di occuparsi di lei e di pensare al suo futuro. È grazie a noi che ha imparato a cavarsela da sola.”

Torno a sedermi sulla sedia di fronte a Franca.

Osservo la Bambina Solitaria accoccolata ai miei piedi e rifletto, colpita dalla vastità della mia professione.

Una professione che amo e svolgo con grande passione, ma che impegna ogni minuto del mio tempo.

Mi sento una banderuola in balia dei venti della psiche.

Pochi minuti fa, ero pronta a mollare tutto per deliziarmi sotto il sole tiepido della Sardegna e fare spazio a un che desidera ardentemente il mio piacere e il mio riposo, e adesso potrei mettermi a scrivere sette libri contemporaneamente, senza mangiare, senza bere e senza dormire.

“Il punto non è chi ha ragione o chi ha torto.”

Franca conosce bene quell’ottovolante interiore che mi sta facendo venire il mal di mare, e la danza dei sé che agita il mio mondo interno.

“Ogni Sé guarda la vita dalla sua prospettiva e, da quel punto di vista, ha perfettamente ragione. È come essere su una scacchiera: ognuno ha il suo movimento e la sua visione.

Ciò che conta è mantenersi al centro, allargando lo spazio creativo dell’Io Cosciente e imparando a usare le risorse di ciascuno.

Maggiore è la possibilità di osservare la totalità dei Sé e maggiore diventa la capacità di armonizzarne le energie, di utilizzarne le risorse e di rispettarne i bisogni.”

Poi domanda:

“Quali doni ti porta il tuo Sé Professionale e quali il tuo Sé Rinnegato?”

Elenco le qualità di entrambi e intanto sento che la Bambina Interiore si arrampica sulle mie ginocchia.

Qualcosa dentro di me sta trovando una nuova armonia.

E improvvisamente capisco che, quando guardo il mondo da quello spazio di consapevolezza, posso prendermi cura di lei nel migliore dei modi, facendola sentire protetta e al sicuro grazie alla professione appassionante che ho scelto di svolgere, e permettendole di giocare al sole senza altro impegno che pensare a se stessa.

A me stessa.

Carla Sale Musio

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ANCORA IO… E ANCORA IL VOICE DIALOGUE

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Mar 15 2017

VISIONE LUCIDA: guardare il mondo senza giudizio

La Visione Lucida è quella capacità di leggere gli eventi senza critiche e senza giudizi, proprio come un antropologo osserva una nuova cultura o una mamma guarda il suo bambino.

Nel Voice Dialogue, al termine di ogni sessione di lavoro, il cliente siede affianco al facilitatore e ascolta la descrizione dello scenario dei Sé, animatosi in precedenza, contemplando gli eventi psichici senza schierarsi.

La consegna, durante questa fase di lavoro, è di prendersi una pausa da ogni contrapposizione e di guardare il movimento interiore con occhi freschi.

Osservare la vita da un punto di vista neutrale, senza dividere gli eventi in buoni o cattivi, è un’esperienza inestimabile.

Siamo portati a giudicare tutto ciò che ci succede, archiviando le cose dietro altrettante etichette: mi piace, non mi piace, bello, brutto, gradevole, sgradevole, bene, male, positivo, negativo, giusto, sbagliato… e così via.

Il mondo della dualità ci spinge a notare i contrasti e a scegliere una direzione, escludendo di volta in volta altrettante possibilità.

Non intendo sostenere che questo sia sbagliato.

Le valutazioni sono indispensabili per esprimere noi stessi.

Ma prendersi una pausa ogni tanto, per osservare la vita liberi dal giudizio, può essere uno strumento impagabile nel percorso evolutivo e permette un’acquisizione interiore, altrimenti impossibile.

A un livello profondo, ogni cosa riflette un pezzetto della nostra multiforme totalità, e il processo di selezione ci costringe a negare aspetti di noi che possono rivelarsi preziosi.

È vero che schierarsi è inevitabile e, spesso, necessario.

Basta pensare alla violenza, al razzismo, al bullismo, alla pedofilia e agli innumerevoli fatti che suscitano orrore, per sentire il bisogno di prendere una posizione decisa.

Ma dire BASTA non significa cancellare con un colpo di spugna tutto ciò che ferisce l’anima, e permette soltanto di arginarne gli effetti nel mondo concreto che chiamiamo realtà.

Nel profondo di noi stessi, quelle radici continuano ad esistere e, se non ce ne prendiamo cura in modo adeguato, alla fine faranno sentire la loro pericolosa presenza.

Per mettere veramente termine alla violenza è necessario evolverne le profondità interiori fino a rendere fluida ed equilibrata l’energia che la sottende.

L’energia, infatti, non è né buona né cattiva, è soltanto una possibilità a disposizione.

Sta a noi usarla in modi costruttivi.

O distruttivi.

L’energia dell’amore può fluire armoniosamente nella vita o deformarsi per sfuggire al dolore, fino a diventare possesso, gelosia, cinismo, indifferenza, odio e violenza.

Quando questo accade, i meccanismi di difesa scattano a proteggere la fragilità, rinchiudendo i Sé Vulnerabili nelle segrete del mondo interiore.

Rendere fluida ed equilibrata l’energia significa evolvere il giudizio in rispetto e accoglienza delle nostre parti ferite o emarginate.

E per riuscirci è indispensabile entrare in contatto con la sofferenza che si nasconde dietro la mancanza di empatia.

La rabbia e il surgelamento emotivo, infatti, sono potenti antidolorifici che consentono alla psiche di non soffrire.

Ogni volta che ci arrabbiamo, cerchiamo di non sentire un dispiacere e nascondiamo nell’inconscio la nostra vulnerabilità, provocando una cristallizzazione nel fluire spontaneo della vitalità e creando una distorsione nell’ascolto e nella conoscenza di noi stessi.

In questo modo, l’energia cristallizzata diventa un blocco che impedisce l’evolversi dell’espressione di sé.

In un mondo sano, la sofferenza dovrebbe essere accolta con fiducia perché, soltanto accettandone il potere trasformativo, potremo attraversare l’esistenza con entusiasmo e tramutare le cose che non ci piacciono in opportunità vantaggiose.

Nascondere l’angoscia dietro l’aggressività, la prepotenza e il disprezzo, permette di sfuggire l’impatto con l’ignoto che costella la vita, ma questa fuga arresta il percorso evolutivo e impedisce il dispiegarsi delle potenzialità a nostra disposizione.

Ecco perché comprendere la dualità, senza giudicarla e senza prendere posizione è un esercizio pieno di valore.

Un punto di vista fuori dai giochi consente l’ascolto di quei che per paura abbiamo nascosto nell’inconscio e che da lì cercano di richiamare la nostra attenzione, spesso magnetizzando gli eventi che meno ci piacciono.

Coltivare una Visione Lucida della vita è il primo passo verso la realizzazione di una profonda capacità di amare, dapprima noi stessi e poi tutti gli altri.

La mancanza di uno schieramento, quella totale incoerenza interiore che tanto disorienta e atterrisce, è un sentiero che dà forma all’amore con la A maiuscola.

L’Amore, infatti, è proprio questo: un sentimento incondizionato e privo di giudizio.

E dall’Amore all’Illuminazione il passo è breve.

Se l’illuminazione è la capacità di comprendere il significato dell’esistenza, una totale assenza di giudizi libera il percorso dalle barriere e permette alla bussola dell’intuizione di orientare il nostro radar interiore.

Solo con la certezza delle proprie molteplici possibilità, l’Amore può attraversare l’enigma della vita e fare rotta verso l’infinito.

Carla Sale Musio

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Gen 17 2017

NON MI SOPPORTO PIÙ!!!

 

“Aiutooooo!!! Non mi sopporto più! Come posso liberarmi di me?!”

Succede, a volte.

Qualcosa dentro comincia a bastonarci di rimproveri e più cerchiamo di sfuggire quel borbottio assillante e brontolone, più la voce nella testa si accanisce snocciolando un rosario interminabile di disgrazie.

Un Critico Interiore non perde occasione per rimproverarci, lasciandoci sconfitti e privi di fiducia nelle nostre possibilità.

Nascosto tra le sue gambe c’è un Bimbetto Spaventato che teme il giudizio degli altri.

Il Critico, per paura di esporlo al biasimo del mondo, non gli risparmia la sua arringa, certo che sia preferibile una disapprovazione intima e costante piuttosto che la condanna della società.

Nel tentativo di proteggere la nostra vulnerabilità da delusioni ben peggiori, il Critico ci critica in continuazione, spinto dal nobile obiettivo di fortificarci e renderci capaci di misurarci con la durezza dell’esistenza, ma ignaro di quanto le sue accuse ininterrotte possano diventare esasperanti.

Per sfuggire a questa tirannia è indispensabile ridimensionare il confronto spietato con le persone che abbiamo attorno, imparando a vivere con più tolleranza noi stessi e gli altri.

Possiamo stimarci e volerci bene solo quando smettiamo di proiettare il disprezzo e accettiamo la molteplicità dei punti di vista come una ricchezza, invece che come una pericolosa mancanza di uniformità.

I Maya si salutavano l’un l’altro con il detto tradizionale: 

in lak’ech 

che significa: 

io sono un altro te stesso

In lak’ech esprime una fratellanza basata sull’accoglienza di tutte le diversità.

Ogni persona che incontriamo ci racconta qualcosa di noi, mostrandoci una differente possibilità di essere.

Ognuno incarna un aspetto del nostro mondo interiore.

I Maya avevano compreso che alla base di ogni rapporto ci deve essere unità e sapevano scorgere nell’altro una manifestazione diversa della stessa Fonte.

Oggi, il razzismo si annida in fondo all’anima e ci impedisce di accogliere la pluralità del Tutto, rinchiudendoci in schemi di pensiero prestabiliti che chiamiamo: razze, istruzione, intelligenza… scatole di pregiudizi che imprigionano la molteplicità e impediscono di avvicinarci gli uni agli altri.

Una cultura nuova deve partire da un modo nuovo di interpretare se stessi e la vita.

Non più vittime di un giudizio discriminante e foriero di guerre, ma intenzionati a scoprire la vastità dell’esistenza osservando nell’altro i modi di essere che ancora non siamo riusciti a integrare dentro di noi.

Facile a dirsi!

Le cose si complicano quando chi abbiamo di fronte impersona gli aspetti che giudichiamo sbagliati in noi stessi.

La brutalità, l’ingiustizia e la prepotenza sono modi di essere che non vorremmo vivere.

MAI.

Caratteristiche che non ci piace avere e che cerchiamo a tutti i costi di evitare.

Tra il bene e il male, scegliamo sempre il bene.

Questa nitida divisione, però, è l’origine di tanti conflitti e di tanta sofferenza.

La violenza e la crudeltà in principio esistono dentro noi stessi e, benché non ci piacciano, fanno parte del pacchetto di possibilità che la vita ci ha messo a disposizione e che dobbiamo imparare a gestire.

E ad evolvere.

Salvaguardare il bene eliminando il male può diventare molto pericoloso, quando ci spinge a proiettare all’esterno le cose che giudichiamo sbagliate.

Dividere il mondo in buoni e cattivi, porta a combattere i cattivi come se fossero dei nemici.

Le divisioni generano le guerre.

Una società della pace deve imparare ad accogliere anche la malvagità, non per autorizzare la sopraffazione ma per evolvere l’aggressività, convogliandone l’energia in forme più gratificanti e positive.

Integrare ciò che consideriamo mostruoso permettendoci il coraggio di scorgerne l’esistenza in noi stessi, è il passaggio fondamentale nella transizione verso un mondo migliore.

In lak’ech ci rivela il segreto di una cultura basata sull’amore.

Non escludere niente da se stessi.

Per raggiungere questo traguardo è necessario osservare con sincerità i propri vissuti profondi, esplorando il dolore nascosto dietro gli atteggiamenti che ci appaiono negativi.

In natura niente è sbagliato e tutto esiste in continuo mutamento e miglioramento.

Ma nelle profondità dell’inconscio:

  • l’ansia di essere giudicati, crea il giudizio

  • l’angoscia di essere emarginati, genera il disprezzo

  • la paura di essere abbandonati nasconde l’autenticità dietro l’urgenza di compiacere gli altri

  • il desiderio negato di affermare i propri talenti crea la violenza

Nessun bambino nasce cattivo.

La cattiveria è la conseguenza di un surgelamento emotivo che segnala una difficoltà a esprimere le proprie capacità.

Quando nel mondo interno la sofferenza diventa insopportabile, la proiezione consente di allontanare il dolore combattendolo all’esterno, come se non ci appartenesse più.

In lak’ech è la chiave che aiuta a ritrovare la Totalità da cui tutti proveniamo e che restituisce profondità alla vita.

Ma per comprenderne il significato senza distorsioni è necessario affrontare l’angoscia celata dietro ogni discriminazione.

Senza sfuggirla.

Etichettare gli altri come mostri, conduce a combatterne la violenza con violenza.

I mostri, infatti, incarnano i comportamenti che abbiamo escluso dalla nostra consapevolezza, le colpe che preferiamo occultare anche a noi stessi.

Nel mondo intimo di ciascuno, le cose che disapproviamo diventano orrori da eliminare, nemici da distruggere senza se e senza ma.

La crudeltà, l’emarginazione e la guerra sono espressioni della paura distorta di essere pienamente se stessi e segnalano una mancanza di verità interiore.

Fuori dal gioco difensivo della proiezione e della rimozione, infatti, possiamo osservare la vita in tutte le sue manifestazioni, senza accanirci a combatterle ma concentrando le energie e le risorse per creare armonia.

Così, mentre siamo pronti a puntare il dito contro i nostri simili, la musica cambia quando la violenza è considerata naturale e non riflette vissuti giudicati illeciti.

I fenomeni della natura sono meno evocativi per i nostri scenari interiori e questo ci consente di accoglierli senza combatterli, cercando di evolverne l’energia in forme più produttive e appaganti.

Tutto ciò che è naturale, non è né buonocattivo, fa parte della vita e possiamo impegnarci a evitarne i danni senza bisogno di giudicarlo.

Sappiamo tutti che il vento forte può distruggere le abitazioni, ma non lo osteggiamo come fosse un avversario malevolo, abbiamo imparato a sfruttarne la potenza in modi utili e a costruire edifici più stabili.

Osserviamo un gattino che si diverte a cacciare i passeri in giardino, ma non lo consideriamo un pericoloso criminale. Facciamo in modo che non possa tormentare i nostri amici pennuti, mentre tentiamo di abituarlo a una convivenza pacifica.

Le cose che non coinvolgono direttamente il mondo interno, possono essere accolte e gestite con intelligenza, cercando di trasformarne le peculiarità in risorse.

I mostri prendono forma quando evocano qualcosa che un tempo era vivo dentro di noi e che è stato rinnegato.

La violenza con cui ci sforziamo di eliminare dalla psiche gli aspetti che non ci piacciono, genera la violenza nel mondo.

Una cultura nuova, priva di discriminazione e di giudizio, ha bisogno di integrare anche le nostre parti crudeli.

Questo non vuol dire permettersi di agire impunemente la crudeltà.

Al contrario!

Significa accettare l’aggressività annidata dentro noi stessi per evolverla e trasformarla, fino a liberarne le potenzialità costruttive.

La strada per la pace è l’accoglienza della Totalità del mondo interiore.

Integrare i Sé Rinnegati senza giudicarli e senza discriminarli è il primo passo verso una società capace di vivere in armonia.

Con tutti.

Carla Sale Musio

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CRUDELTÀ PERFEZIONE E PACE NEL MONDO

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Dic 17 2016

CRUDELTÀ, PERFEZIONE E PACE NEL MONDO

Viviamo in un mondo malato di guerre, di dolori e di aggressività.

Un mondo che spesso ci riempie di orrore, lasciandoci inermi davanti al dilagare della sofferenza.

Vorremmo costruire una cultura nuova (in cui la morte sia il sereno compimento della vita e la vita sia un percorso volto a condividere i frutti della saggezza e della creatività) ma ci sentiamo piccoli davanti allo smisurato potere dei pochi che decidono le sorti dei tanti.

E ogni azione ci sembra inutile.

“Una goccia nell’oceano non può fare la differenza…”

Affermiamo arresi, mentre il ritmo frenetico delle incombenze quotidiane inghiottisce la volontà, intrappolando le speranze dentro una pericolosa indifferenza.

Se niente può essere fatto per costruire una realtà a misura d’uomo, allora tanto vale approfittare delle opportunità più o meno lecite, senza preoccuparsi delle conseguenze.

E i pochi che ancora sperano nel cambiamento, finiscono col delegare al soprannaturale il progetto di una società più giusta, auspicando un “al di là” capace di ribaltare le sorti sfortunate del “al di qua”.

Oscilliamo tra il cinismo e la spiritualità, inseguendo una stabilità in grado di farci sentire in pace con noi stessi e con gli altri.

E ci schieriamo dalla parte dei giusti, additando la cattiveria o la stupidità, nel tentativo di eliminarle dal mondo.

Poi condanniamo la crudeltà, invocando pene più severe per chi si fa beffe della debolezza e abusa del proprio potere.

Oppure sosteniamo di doverci occupare soltanto del nostro tornaconto, certi che “ognuno deve pensare per sé” perché “a essere gentili ci si rimette sempre”.

È in questo modo che alimentiamo la guerra nelle profondità di noi stessi e, senza saperlo, coltiviamo la brutalità nel mondo.

Inseguendo il sogno di una società più sana, ci sforziamo di eliminare tutto ciò che giudichiamo sbagliato confinandolo dentro una segreta dell’inconscio, convinti di potercene dimenticare per dedicarci alle nostre parti migliori.

Per essere come pensiamo che dovremmo essere e conformarci al modello di una vita perfetta, selezioniamo con cura le possibilità espressive a nostra disposizione, facendo spazio agli aspetti adeguati e reprimendo quelli poco presentabili.

Un Sé Perfezionista ed Esigente addita ciò che non va bene, colpevolizzando le emozioni che si discostano dall’immagine ideale e costringendoci a rinnegare le parti che manifestano atteggiamenti, pensieri e sentimenti poco gradevoli.

Un Giudice Interiore gli da man forte, condannando la cattiveria del mondo e incitandoci a schierarci dalla parte dei buoni, o dei forti, o dei furbi… a seconda dei casi.

Così occultiamo le imperfezioni dentro di noi, e combattiamo con ardore tutto ciò che le rappresenta nel mondo esterno, dando vita a tante guerre sante e alimentando l’ostilità e i conflitti.

Un Bambino Crudele, poco incline alla condivisione, ci istiga costantemente all’egoismo, incurante dei bisogni degli altri e delle buone maniere.

È impulsivo, prepotente, suscettibile, avido e opportunista.

Incarna tutto ciò che non ci piace.

È difficile ammetterne l’esistenza nella psiche.

È più facile nasconderlo, reprimendo e ignorando la sua voce interiore, piuttosto che accoglierne le ragioni mandando in pezzi l’immagine idealizzata di noi stessi.

Il Bambino Crudele rovina il gioco immacolato della perfezione, inchiodandoci alle responsabilità della nostra energia emotiva.

Non serve nasconderlo dietro un moralismo di facciata, separando arbitrariamente il bene dal male.

Una cultura nuova deve imparare a contenere interiormente gli opposti, accogliendo “i buoni” e “i cattivi” senza falsi perbenismi.

La vita emotiva è ricca di contrasti, e “il bene” e “il male” sono aspetti complementari di una stessa vitalità.

Imparare a tollerare la propria imperfezione interiore permette di accogliere anche l’imperfezione del mondo.

E ci aiuta a comprendere la profondità dell’esistenza, senza discriminare.

Questo non vuol dire permettere il dilagare della prepotenza.

Smettere di proiettare all’esterno le nostre parti negative significa guardare con sincerità se stessi e il mondo, e coltivare l’onestà necessaria a evolvere gli aspetti immaturi della psiche.

L’energia dei vissuti interiori non è né buona né cattiva e ci mostra, un passo dopo l’altro, il percorso di crescita che dall’ego conduce alla fraternità, riflettendosi nell’ambiente.

Non può esistere l’altruismo se prima non si riconosce l’egoismo in se stessi, non ci può essere la fratellanza se prima non si attraversa l’indifferenza, non si può condividere l’amore senza comprendere le proprie parti sgradevoli.

Religioni, guerre sante e buonismo vendicativo danno voce al bisogno inconscio di esprimere il Bambino Crudele (nascosto dietro un falso moralismo) e attuano una separazione arbitraria e pericolosa tra bene e male.

Uccidere i giudicati illeciti, dentro o fuori di sé, coltiva la prepotenza, la violenza e le guerre nel mondo.

Carla Sale Musio

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IL BAMBINO CRUDELE

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